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Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie

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Sopravvivenza o immortalità e resurrezione dei morti nel Nuovo Testamento

La teologia protestante sostiene una teologia di fase unica,alla fine dei tempi vi è solo la resurrezione dei morti. Invece il cattolicesimo sostiene che vi è una fase intermedia che va dalla morte alla resurrezione, muore il corpo ma sopravvive l'anima.

L'escatologia finale è espressa da due avvenimenti: la parusia e la resurrezione dei morti.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Tintoretto - La Resurrezione

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/98160641@N04/9160707184

 

 

 

DUALISMO CORPO -  ANIMA

 

Affrontando questo tema noi dovremmo far vedere cosa sia l'antropologia nel Nuovo Testamento, quando usiamo il termine antropologia questo va inteso per indicare la condizione dell'uomo.

Nel N.T. il primo passo in cui viene affrontato questo argomento è il discorso che Gesù fa ai suoi discepoli (Mt 10,28): "Non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno il potere di uccidere l'anima. Temete piuttosto Colui che ha il potere di fare perire l'anima e il corpo nella Geenna".

 

Nel passo su citato la parola che troviamo è psyché(ψυχή, un termine greco che siginifica anima non vita: in base a questo testo si può desumere che vi è la sopravvivenza dell'anima anche quando il corpo muore.

Ci troviamo davanti a una dualità antropologica: ogni uomo è formato da corpo (sóma) e anima  (psyché) e quando si parla della morte si intende il martirio (quelli che uccidono il corpo).

L'autore del testo fa sua la dottrina che proviene dal giudaismo in base alla quale la sopravvivenza dell'anima avviene dopo la morte fisica, uno stato che permane fino alla resurrezione finale di corpo e anima.

 

 

San Paolo (I Ts 5,23) impiega una terminologia più complessa ricorrendo spesso al termine pneuma inteso come principio della vita soprannaturale; in I Ts usa invece la parola psyché adottando lo schema antropologico del corpo contrapposto all'anima che sopravvive dopo la morte.

 

L'IMMORTALITÀ PRIMA DELLA RESURREZIONE

 

Nel N.T. troviamo numerosi passi in cui si parla dello stato intermedio si verifica prima della resurrezione un testo significativo in cui si fa un esplicito riferimento a questa condizione è la parabola del ricco epulone e del povero Lazzaro.

 

In Lc 16-19,31 l'autore parla della sopravvivenza sia dei giusti che degli empi, il ricco epulone dopo la vita terrena si trova nell'inferno, la parola utiizzata è Ade invece di Genna per indicare uno  stato intermedio che si contrappone alla Genna finale che è invece uno stato posteriore alla resurrezione.

In questa parabola si suppone uno sceol con due strati diversi, sebbene separati da un abisso invalicabile, nei versi 23 e 31 non viene trattato l'argomento della sorte finale dopo la resurrezione bensì della sorte nello stato intermedio.

Emblematico è l'episodio della preghiera che il ricco rivolge ad Abramo supplicandolo di mandare Lazzaro a casa dei fratelli, perchè non vengano "anch'essi in questo luogo di tormento";  il momento in cui il ricco prega è s una condizione anteriore alla fine della storia in quanto i fratelli del ricco sono ancora in vita, inoltre la supplica del ricco non ottiene nessun effetto a causa della separazione netta tra i due stati, quello della vita e quello della vita dopo la morte, tant'è che troviamo questa affermazione: "tra noi e voi c'è un abisso invalicabile".

 

Un altro testo significativo è quello del Buon Ladrone (Lc 13,42) precedentemente abbiamo visto l'idea di una sopravvivenza dei giusti dopo la morte e prima della resurrezione finale, sebbene espressa nello schema dello sceol a due strati,, in questa parabola invece Gesù nel dialogo che ha con il buon ladrone riduce lo sceol unicamente a luogo degli empi mentre il luogo dei giusti è quello di un paradiso; quando il ladrone dice "ricordati di me quando verrà il tuo regno", Gesù gli risponde "In verità ti dico oggi sarai con me in paradiso".

 

L'espressione "nel tuo regno" è sinonimo di maestà regale, ma quando si parla di paradiso si intende la dimora dei giusti precedente alla resurrezione dei morti nell'escatologia finale cioè non siamo più nello sceol ma siamo unicamente nel regno dei giusti, mentre nella parabola del ricco epulone abbiamo lo sceol a due strati in cui  vi sono i giusti e i non giusti nella parabola del buon ladrone abbiamo il luogo della ricompensa dei giusti che non è lo sceol ma il paradiso.

 

In entrambi i passi di Luca, possiamo constatare che è presente una concezione escatologica che è anteriore alla resurrezione, nella seconda parabola poi non si parla dell'ultimo giorno ma Gesù dice "oggi" alludendo alla ricompensa che vi sarà subito dopo la morte.

 


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