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6 aprile 2013 6 06 /04 /aprile /2013 16:33

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PREMESSA 

Se andiamo a leggere una definizione della depressione possiamo constatare che si usano dei termini medici che spiegano il fenomeno dal punto di vista patologico, ma cos'è davvero la depressione dal punto di vista di chi la subisce? Formulo questa mia personale definizione: "È una caduta rovinosa in un orrido senza fondo dal quale è difficile uscire senza l'aiuto di qualcuno". 

Nel 2011 è stato presentato a Cannes "Melancholia" un film che ha fatto discutere e che una volta visto non può lasciare indifferente lo spettatore, non ho fatto in tempo a vederlo quando venne proiettato nelle sale cinematografiche e ho deciso di acquistare il DVD e di vedere il film cercando di non tenere in considerazione le critiche negative (e in parte demolitrici) che secondo me generano equivoci e non aiutano a comprendere chi viene colpito dalla depressione. 

Una parziale risposta alla domanda che ho posto inizialmente la si può trovare nelle protagoniste del film: Justine e Claire, due sorelle che reagiscono al male in modo diverso. Prima di parlare del film vorrei però esprimere il mio apprezzamento per le due attrici che ho trovato perfettamente credibili nel ruolo interpretato: sia Charlotte Gainsbourg che Kirsten Durst si sono talmente immedesimate nella parte che è difficile per lo spettatore distinguere se si tratta di finzione cinematografica o di realtà. 
In particolare mi è piaciuta la bella Kirsten Durst a cui è stato attribuito un premio meritatissimo: la Palma d'ora a Cannes 2011 per la migliore interpretazione femminile. 
Le riflessioni che seguono sono personalissime e pertanto non necessariamente condivisibili. 

IL FILM 

Nel film possiamo distinguere nettamente due parti, la prima per quanto interessante l'ho trovata troppo lunga:  Justine arriva con il suo neo sposo al ricevimento del matrimonio organizzato da Claire; questo è il momento problematico in cui incomincia la malinconia che sembra scattare così all'improvviso nonostante Justine si prodighi in sorrisi dietro i quali si intravvede una malcelata forzatura, ma da cosa nasce questo senso di disagio di Justine? Si possono fare solo delle supposizioni, in quanto nel film vi è una fenomenologia della "Melancholia" che non può essere ridotta a una sorta di malessere esistenziale ma è qualcosa che va al di là della circoscritta sfera del privato. 
Man mano che scorrono le immagini si avverte questo senso di distruzione, un cul de sac nel quale Justine si sta ficcando senza riuscire a reagire. 

La seconda parte è quella che più mi è piaciuta, lo spettatore vede il contrasto dei sentimenti attraverso gli occhi di Claire, la situazione si fa angosciante, una sensazione di opprimente costrizione pervade ogni ambito, splendido il prologo e suggestiva la musica, la scelta di accompagnare le sequenze con il preludio del "Tristano ed Isotta" di Richard Wagner contribuisce a trascinare lo spettatore all'interno di un'atmosferica onirica che ho trovato bellissima per quanto inquietante. 
Posso dire che la disperazione contagia, forse da questo punto di vista il rischio di uscire contaminati dalla "Melancholia" esiste ma ho cercato di concentrarmi sul modo in cui le due protagoniste affrontano il destino a cui in un modo o nell'altro sono assoggettate e dal quale non si possono sottrarre. 

Il regista Lars Von Trier ha saputo rappresentare la malinconia come una potente forza che tutto coinvolge e attrae a se, quasi fosse una sirena omerica dalla quale è impossibile fuggire, la domanda che mi sono fatto forse non può avere una risposta: basta la razionalità per combattere le forze oscure con le quali lottiamo? Si può con la sola forza della ragione sconfiggere una volta per tutte la malinconia o la ragione è solo una cura compassionevole che seda lo stato di disperazione nel quale poi si rischia di sprofondare in modo ancora più drammatico? 

Ecco il doppio: la malinconia appare da una parte una forza che attrae e dall'altra parte un potente fenomeno che conduce a una sorte di pace che stordisce e impedisce ogni reazione. 

Bisogna stare attenti a non farsi attrarre dal personaggio di Justine che con il suo nichilismo condivide il dissolvimento di un mondo che sembra marcio e senza via d'uscita, è più facile invece condividere la voglia di mettere ordine di Claire che con la sua razionalità si dimostra alla fine più irrazionale della sorella. 
Non c'è dubbio che dal punto di vista del malinconico la distruzione dell'umanità come evento catartico è una tentazione facile in cui cadere soprattutto dopo che tutti i tentativi di redenzione sono falliti. 

Il tema per quanto sia complesso è presentato dal regista danese in modo fruibile dallo spettatore, la stessa scenografia a tratti compassata non presenta i tratti catastrofici di una certo modo di fare film in cui l'elemento terrorizzante è spettacolo. 

Nel film non c'è moralismo e forse neppure una morale, ecco perché ho accennato nelle righe precedenti alla trama come ad una fenomenologia, sembra che il regista indichi solo una strada per affrontare la depressione: attendere che tutto finisca e che si verifichi una sorta di apocalisse del mondo dove tutto viene purificato. 

CONCLUSIONE 

Nonostante il film possa provocare delle discussioni e dei giudizi divergenti è -secondo me- lungi dal poter essere definito un'opera di grande pregio, è vero che la storia è coinvolgente ma mi è parso che i dialoghi siano improntati su una prevedibile banalità. Il nichilismo della visione di Lars Von Trier è sicuramente un modo poco terapeutico per affrontare la depressione, ma c'è anche un fondo di verità in questa fenomenologia, ci sono dei precedenti illustri, basti solo pensare alla relazione esistente tra la depressione di Nietzsche e la sua visione nichilistica dell'esistente. 
Di contro il film si contraddistingue per una scenografia davvero splendida, accompagnata da una musica coinvolgente e perché no dalla magnifica interpretazione degli attori. 

Al di là del mio personalissimo giudizio ne consiglio la visione, il film è bello e sicuramente scaturiranno delle riflessioni non solo sulla pellicola ma anche e soprattutto sulla depressione, un male oscuro che può uccidere e che -pensate- in Italia non viene riconosciuta come malattia perché non si vede e quando viene diagnosticata può portare ad esiti drammatici...ma è ormai troppo tardi. 


CURIOSITÀ 

* Kirsten Dust è stata premiata a Cannes 2011 con la Palma d'oro; 
* La scenografia è stata premiata a Berlino nell'ambito degli Oscar europei EFA 2011; 
* Il film ha avuto sette nomination agli Oscar. 


INFORMAZIONI SUL DVD  

* Titolo: Melancholia; 

* Regista: Lars Von Trier; 

* Produzione: Rai Cinema S.p.A; 

* Durata: 130 minuti; 

* Cast degli attori: Kirsten Dunst  -  Cameron Spurr  -  Jesper Christensen  -  Christian Geisnæs  -  Gary Whitaker  -  Claire Miller  -  Charlotta Miller  -  Deborah Fronko  -  James Cagnard  -  John Hurt  -  Udo Kier  -  Stellan Skarsgard  -  Charlotte Rampling  -  Brady Corbet -  Charlotte Gainsbourg  -  Alexander Skarsgard  -  Kiefer Sutherland  -  Storm Acheche Sahlstrom; 

* Lingue E Audio Italiano Dolby Digital 5.1 - Originale Dolby Digital 2.0; 

* Tipo disco DVD 9 - Singolo lato, doppio strato - Formato 16:9 - 1.85:1; 
  
* Sottotitoli Italiano; 

* ISBN-13 8032807039909; 

* Reperibilità: nei negozi di elettronica, iper e in rete; 

* Prezzo: dipende dal venditore ( non prendere in considerazione le offerte che superano i 9 euro). 
  

NOTA 

***I dati che ho elencato presenti sotto la voce "Informazioni sul DVD" sono reperibili in rete, solo per completezza dell'articolo le ho riportate, tuttavia preciso ancora una volta che per me ciò che conta è il contenuto del film e le riflessioni personali che ne scaturiscono.*** 





RIFLESSIONE EXTRA SULL'OPPORTUNITÀ DI ACQUISTARE UN DVD 

Da qualche tempo non vado al cinema, i prezzi sono troppo elevati, il costo del biglietto nelle sale cinematografiche della mia zona è intorno ai 7 euro, considerando che di solito andiamo in due il conto finale si avvicina ai 15 euro; non metto nel computo gli eventuali inevitabili extra che alla fine della fiera fanno salire ulteriormente la spesa. 
Eppure quando ero ragazzo andavo tutte le domeniche al cinematografo, ricordo che in via Andrea Doria a Roma, c'era un cinema che proiettava le seconde visioni e il prezzo del biglietto non superava le 700 lire. Mi chiedo perché non esistano più (almeno dalle mie parti) le sale cinematografiche che proiettano i film di seconda visione. Da qui la mia decisione di acquistare i DVD, dopo qualche tempo che sono stati messi sul mercato. 
Pensate che il DVD di Melancholia l'ho pagato solo 8 euro e il film a casa mia lo abbiamo visto in 4; aggiungo poi che nella mia zona sono in contatto con una serie di amici con i quali ci scambiamo i DVD, in questo modo abbiamo la possibilità, con una dotazione personale di 5 o 6 film recenti, di poter guardare almeno una ventina di film ad un costo irrisorio. Andare al cinema è bello ma costa troppo e la necessità aguzza l'ingegno., auspico quindi che anche chi ha letto questo mio scritto promuova nella sua zona l'iniziativa da noi intrapresa, la stessa cosa può essere applicata per i libri. 


**Forse guarire definitivamente dalla depressione è impossibile, uno dei tanti antidoti può essere quello di lavorare sull'emozione seguendo il motto sempre valido di Pierre Jacques Étienne visconte di Cambronne e......... prendere con più leggerezza la vita!*** 

SALIERI E LEOPARDI DUE DEPRESSI FAMOSI 

**Uno dei malinconici più famosi fu il compositore Antonio Salieri.....era anche invidioso, un mix pericoloso che trovò sfogo nella musica e su......Mozart. 
Da annoverare nel lungo elenco dei depressi anche Giacomo Leopardi che invece, nel disagio infinito, trovò la forza per scrivere delle poesie immortali**

Conclusione: Il flemmatico a differenza del melanconico sa aspettare, diventarlo è questione di esercizio

 

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Published by Caiomario - in Z. Cinema

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