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28 marzo 2014 5 28 /03 /marzo /2014 07:44

article marketing italia

 


Potrebbe apparire azzardato definire Full metal jacket il miglior film di guerra di tutti i tempi? Forse è un'esagerazione ma è sicuramente uno dei migliori film di ogni tempo contro la guerra. 
È il film che ha rivelato il genio di Stanley Kubrick e che ha denunciato come la guerra e in particolare la guerra nel Vietnam, fu un'avventura delirante e un paradosso inconcepibile per un paese che aveva dato un tributo pesantissimo in nome della libertà nel secondo conflitto mondiale. 

Bisogna dire che lo specifico filmico di Kubrick può essere definito un capolavoro perchè viene riversato tutto lo specifico di amante dell'immagine e della fotografia che il grande regista statunitense padroneggiava con maestria: normalmente il regista fa il regista e ha al suo fianco un direttore della fotografia, Kubrick ne poteva fare a meno perchè il suo modo di concepire le scene di qualsiasi film era quello di scattare delle istantanee che avrebbero potuto vivere anche al di là della trama e dello svolgimento del film stesso. 

Bisognerebbe su questo film aprire un discorso a parte sui vari tipi di inquadratura che Kubrick impiegò e sui vari movimenti di macchina che hanno dato a tutto il film un'ambientazione scenografica veramente straordianaria: sono stati valorizzati i primi piani senza perdere di vista le riprese più ampie che hanno adattato le scene agli ambienti in cui si svolge il film. 

Il film è diviso in due parti: la prima parte racconta gli inizi della carriera militare del soldato Jocker a cui ha prestato il volto uno straordinario Matthew Modine. La seconda parte si sposta nel Vietnam dove il soldato Jocker fa una sorta di reporter di guerra per l'esercito. 

PRIMA PARTE 

La prima metà della pellicola narra il periodo di addestramento delle reclute del corpo dei marines con due personaggi Jocker e Palla di Lardo Vincent D'Onofrio molestati e tormentati dal sergente Hartman. 
Tutto l'addestramento è una carrellata di vessazioni e di umiliazioni ( il richiamo ad "Arancia meccanica" è inevitabile) con prove fisiche faticose ed inutili che hanno il solo scopo di piegare qualsiasi capacità di resistenza. 
E in particolare le attenzioni che sarebbe poco definire sadiche di Hartman si rivolgono a Palla di Lardo il quale subisce continuamente le angherie diventando una vittima sacrificale che alla fine dell'addestramento, prima di partire dalla base, ucciderà il suo carnefice prima di suicidarsi davanti agli occhi di Jocker. 


 

Già la prima parte della pellicola è un film nel film: i contenuti del livello della narrazione si intersecano seguendo una successione cronologica in crescendo, l'intreccio degli eventi non subisce tagli nè inversioni, Kubrick è straordinario nel presentare i tempi in relazione alle singole sequenze, è un film che parla di uomini, di giovani, di militari che vengono sottratti al loro mestiere di fare il soldato e che non vivono dignitosamente; i personaggi le loro caratteristiche psicologiche e morali vengono messe a nudo coinvolgendo lo spettatore in una reazione emotiva che inevitabilmente non può essere neutrale. 
Sentimenti, rapporti reciproci, comportamenti emergono in tutta la loro crudezza provocando indignazione e disgusto per l'assurdità e l'inutilità che invece di forgiare un carattere fanno emergere il peggio che c'è nel fondo dell'animo umano. 

SECONDA PARTE 

Lo svolgimento dei fatti si sposta nel Vietnam dove Joker viene inviato per fare il cinereporter di guerra, assunto l'incarico, viene inviato in prima linea e Jocker (Kubrick) suo malgrado vede la guerra nella sua illogicità di mattanza preordinata: i suoi amici vengono mandati a morire in una missione del tutto inutile in cui si vede l'insensibilità dei vertici militari nel considerare la vita dei propri soldati come la risorsa più importante...morire per scelte deliberatamente sbagliate. 

LA GUERRA DI OGGI: ARMIAMOCI E PARTITE

 
Si potrebbero ripetere le solite argomentazioni sull'inutilità della guerra che è presente con costanza in tutta la trama del film ma Kubrick credo abbia voluto anche denunciare l'incompetenza dei militari a condurre una guerra in cui non si privilegia il gruppo, la differenza che passa tra il modo di fare la guerra alla maniera degli antichi e quella moderna è che i condottieri dell'antichità andavano in guerra con i loro soldati, Cesare andò in Gallia e combattè personalmente in prima linea, Alessandro Magno era il primo a marciare, Napoleone presiedeva personalmente le campagne di guerra...erano condottieri che avevano un concetto di guerra dove era inconcepibile pensare di mandare le proprie truppe al massacro abbandonandole a se stesse. 

Cos'è la guerra odierna invece? Abbiamo dei politici che sempre prendono decisioni per gli altri e dove gli altri vanno a morire senza nessun coinvolgimento o rischio da parte loro, non c'è GLORIA non c'è ONORE ma solo cinismo e vigliaccheria, non ci può essere assoluzione per coloro i quali "comandanti in capo" dicono agli altri di andare in guerra e di morire in guerra. 


E' un film che non ha redenzione ma solo amarezza e il sergente Hartman è sempre lì in agguato ovunque......... 

...Fino a quando non si ha voglia di tornare a casa avendo una debole e residua speranza come nel film.....sulle note di Mickey Mouse Club......... 

DVD o VHS, non ha importanza quello che conta è  vedere il film

 
Negli anni si sono succedute diverse versioni dove cambiano solo i contenuti extra, i trailers cinematografici presenti in quelli disponibili in commercio sono poco interessanti...........quello che conta è il film..da vedere in vhs, in dvd a noleggio o come ognuno desidera...

Conclusione:...Oggi li chiamano effetti collaterali...per giustificarsi della mattanza.

 

 

 

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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/58355651@N00/273294661 (album di timurblog) Protected by Copyscape Plagiarism Scanner

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
16 gennaio 2014 4 16 /01 /gennaio /2014 08:58

Redbull

article marketing turismo

 

 

Come eliminare la muffa dai muri

 

 

 

 

 

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Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/29745154@N07/3216536762

 

 

 

 

 

La muffa sui muri delle abitazioni è un inconveniente molto fastidioso dal punto di vista estetico e che può essere pericoloso per la salute, le spore della muffa, infatti, tendono a moltiplicarsi se non si eliminano drasticamente e in maniera risolutiva. 
Spesso il problema è causato dalla cosiddetta "condensa" e per risolverlo  basta installare una presa d'aria dotata di una grata per favorire la circolazione dell'aria; in ogni caso per rimuovere la muffa bisogna utilizzare dei prodotti specifici come il Saratoga Antimuffa Spray  reperibile nei centri di bricolage e nei supermercati, un prodotto che si rivela molto efficace e che aiuta a contenere il problema anche se non in maniera definitiva qualora le cause siano di tipo strutturale.

 

COME USARE IL PRODOTTO


La soluzione garantisce un'eliminazione totale della muffa e le promesse sono all'altezza delle aspettative a patto che si osservino diversi accorgimenti: 

  • Una volta spruzzata la soluzione sulla superficie da trattare si formeranno delle gocce in eccesso, vanno tamponate con un panno pulito e bisogna attendere circa una decina minuti per far si che la soluzione agisca dissolvendo la muffa e le macchie. 
  • Dopo l'operazione di tamponatura, bisogna passare uno straccio umido per togliere le macchie residue dovute allo sgocciolamento della soluzione mischiata alla muffa dissolta. 
  • A questo punto bisogna areare la stanza sia per favorire l'asciugatura della superfice trattata, sia per eliminare l'odore della soluzione che, per quanto leggermente profumata, è sempre un agente chimico che lascia un odore persistente nel locale in cui è stata utilizzata. 
  • Dopo un primo passaggio la parete non è però pronta per essere ritinteggiata perchè è probabile che vi siano ancora delle tracce di muffa, per rimuoverle basta ripetere l'operazione e usare della carta vetrata di grana 500 per tolgiere qualsiasi residuo, prima di passare la tinta attendere che la parete sia perfettamente asciutta. 

ACCORTEZZE DURANTE L'USO DEL PRODOTTO 

Ecco alcune accortezze da seguire durante l'uso del prodotto, è bene osservarle con attenzione per prevenire il verificarsi di infortuni:

  • Utilizzare degli occhiali protettivi per evitare eventuali schizzi che possono causare gravi lesioni oculari ( un paio di occhiali di protezione costa circa 3-4 euro ed è reperibile nei negozi di bricolage). 
  • Utilizzare tassativamente una mascherina per evitare di inalare  i vapori rilasciati dalla soluzione.

 

COSA FARE DOPO L'USO DEL PRODOTTO

 

Quando la parete è asciutta ritinteggiarla usando della specifica tinta antimuffa e traspirante (evitare di utilizzare generiche tempere che possono favorire la ricomparsa della muffa). 

 

PRO E CONTRO, MEGLIO USARE LA CANDEGGINA

Il prodotto è efficace ma il costo è elevato,  il prezzo di vendita al dettaglio è intorno ai  5,15 euro; in alternativa, per rimuovere la muffa,  si può utilizzare una soluzione di acqua  diluita al 20% con ipoclorito di sodio (varechina), i risultati sono identici, l'unico inconveniente determinato dall'uso della candeggina è l'odore che risulta essere molto forte e fastidioso. La soluzione a base di comune candeggina costa circa 0,20 centesimi.

Il flacone di Saratoga Antimuffa Spray, è dotato di tappo di sicurezza, ma per chi ha dei bambini è comunque buona accortezza riporre la confezione in un luogo non accessibile in quanto la soluzione è fortemente irritante e provoca dei danni fisici.

La soluzione è efficace anche sulle pareti esterne e oltre, ad igienizzare le superfici, ha proprietà sbiancanti; è l'ideale per rimuovere la muffa su pareti tinteggiate di bianco, mentre è meno indicata per quelle colorate; inoltre, è molto utile per sbiancare le fughe delle piastrelle.

 

 


 

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
6 aprile 2013 6 06 /04 /aprile /2013 16:33

contatore visite gratuito

 

PREMESSA 

Se andiamo a leggere una definizione della depressione possiamo constatare che si usano dei termini medici che spiegano il fenomeno dal punto di vista patologico, ma cos'è davvero la depressione dal punto di vista di chi la subisce? Formulo questa mia personale definizione: "È una caduta rovinosa in un orrido senza fondo dal quale è difficile uscire senza l'aiuto di qualcuno". 

Nel 2011 è stato presentato a Cannes "Melancholia" un film che ha fatto discutere e che una volta visto non può lasciare indifferente lo spettatore, non ho fatto in tempo a vederlo quando venne proiettato nelle sale cinematografiche e ho deciso di acquistare il DVD e di vedere il film cercando di non tenere in considerazione le critiche negative (e in parte demolitrici) che secondo me generano equivoci e non aiutano a comprendere chi viene colpito dalla depressione. 

Una parziale risposta alla domanda che ho posto inizialmente la si può trovare nelle protagoniste del film: Justine e Claire, due sorelle che reagiscono al male in modo diverso. Prima di parlare del film vorrei però esprimere il mio apprezzamento per le due attrici che ho trovato perfettamente credibili nel ruolo interpretato: sia Charlotte Gainsbourg che Kirsten Durst si sono talmente immedesimate nella parte che è difficile per lo spettatore distinguere se si tratta di finzione cinematografica o di realtà. 
In particolare mi è piaciuta la bella Kirsten Durst a cui è stato attribuito un premio meritatissimo: la Palma d'ora a Cannes 2011 per la migliore interpretazione femminile. 
Le riflessioni che seguono sono personalissime e pertanto non necessariamente condivisibili. 

IL FILM 

Nel film possiamo distinguere nettamente due parti, la prima per quanto interessante l'ho trovata troppo lunga:  Justine arriva con il suo neo sposo al ricevimento del matrimonio organizzato da Claire; questo è il momento problematico in cui incomincia la malinconia che sembra scattare così all'improvviso nonostante Justine si prodighi in sorrisi dietro i quali si intravvede una malcelata forzatura, ma da cosa nasce questo senso di disagio di Justine? Si possono fare solo delle supposizioni, in quanto nel film vi è una fenomenologia della "Melancholia" che non può essere ridotta a una sorta di malessere esistenziale ma è qualcosa che va al di là della circoscritta sfera del privato. 
Man mano che scorrono le immagini si avverte questo senso di distruzione, un cul de sac nel quale Justine si sta ficcando senza riuscire a reagire. 

La seconda parte è quella che più mi è piaciuta, lo spettatore vede il contrasto dei sentimenti attraverso gli occhi di Claire, la situazione si fa angosciante, una sensazione di opprimente costrizione pervade ogni ambito, splendido il prologo e suggestiva la musica, la scelta di accompagnare le sequenze con il preludio del "Tristano ed Isotta" di Richard Wagner contribuisce a trascinare lo spettatore all'interno di un'atmosferica onirica che ho trovato bellissima per quanto inquietante. 
Posso dire che la disperazione contagia, forse da questo punto di vista il rischio di uscire contaminati dalla "Melancholia" esiste ma ho cercato di concentrarmi sul modo in cui le due protagoniste affrontano il destino a cui in un modo o nell'altro sono assoggettate e dal quale non si possono sottrarre. 

Il regista Lars Von Trier ha saputo rappresentare la malinconia come una potente forza che tutto coinvolge e attrae a se, quasi fosse una sirena omerica dalla quale è impossibile fuggire, la domanda che mi sono fatto forse non può avere una risposta: basta la razionalità per combattere le forze oscure con le quali lottiamo? Si può con la sola forza della ragione sconfiggere una volta per tutte la malinconia o la ragione è solo una cura compassionevole che seda lo stato di disperazione nel quale poi si rischia di sprofondare in modo ancora più drammatico? 

Ecco il doppio: la malinconia appare da una parte una forza che attrae e dall'altra parte un potente fenomeno che conduce a una sorte di pace che stordisce e impedisce ogni reazione. 

Bisogna stare attenti a non farsi attrarre dal personaggio di Justine che con il suo nichilismo condivide il dissolvimento di un mondo che sembra marcio e senza via d'uscita, è più facile invece condividere la voglia di mettere ordine di Claire che con la sua razionalità si dimostra alla fine più irrazionale della sorella. 
Non c'è dubbio che dal punto di vista del malinconico la distruzione dell'umanità come evento catartico è una tentazione facile in cui cadere soprattutto dopo che tutti i tentativi di redenzione sono falliti. 

Il tema per quanto sia complesso è presentato dal regista danese in modo fruibile dallo spettatore, la stessa scenografia a tratti compassata non presenta i tratti catastrofici di una certo modo di fare film in cui l'elemento terrorizzante è spettacolo. 

Nel film non c'è moralismo e forse neppure una morale, ecco perché ho accennato nelle righe precedenti alla trama come ad una fenomenologia, sembra che il regista indichi solo una strada per affrontare la depressione: attendere che tutto finisca e che si verifichi una sorta di apocalisse del mondo dove tutto viene purificato. 

CONCLUSIONE 

Nonostante il film possa provocare delle discussioni e dei giudizi divergenti è -secondo me- lungi dal poter essere definito un'opera di grande pregio, è vero che la storia è coinvolgente ma mi è parso che i dialoghi siano improntati su una prevedibile banalità. Il nichilismo della visione di Lars Von Trier è sicuramente un modo poco terapeutico per affrontare la depressione, ma c'è anche un fondo di verità in questa fenomenologia, ci sono dei precedenti illustri, basti solo pensare alla relazione esistente tra la depressione di Nietzsche e la sua visione nichilistica dell'esistente. 
Di contro il film si contraddistingue per una scenografia davvero splendida, accompagnata da una musica coinvolgente e perché no dalla magnifica interpretazione degli attori. 

Al di là del mio personalissimo giudizio ne consiglio la visione, il film è bello e sicuramente scaturiranno delle riflessioni non solo sulla pellicola ma anche e soprattutto sulla depressione, un male oscuro che può uccidere e che -pensate- in Italia non viene riconosciuta come malattia perché non si vede e quando viene diagnosticata può portare ad esiti drammatici...ma è ormai troppo tardi. 


CURIOSITÀ 

* Kirsten Dust è stata premiata a Cannes 2011 con la Palma d'oro; 
* La scenografia è stata premiata a Berlino nell'ambito degli Oscar europei EFA 2011; 
* Il film ha avuto sette nomination agli Oscar. 


INFORMAZIONI SUL DVD  

* Titolo: Melancholia; 

* Regista: Lars Von Trier; 

* Produzione: Rai Cinema S.p.A; 

* Durata: 130 minuti; 

* Cast degli attori: Kirsten Dunst  -  Cameron Spurr  -  Jesper Christensen  -  Christian Geisnæs  -  Gary Whitaker  -  Claire Miller  -  Charlotta Miller  -  Deborah Fronko  -  James Cagnard  -  John Hurt  -  Udo Kier  -  Stellan Skarsgard  -  Charlotte Rampling  -  Brady Corbet -  Charlotte Gainsbourg  -  Alexander Skarsgard  -  Kiefer Sutherland  -  Storm Acheche Sahlstrom; 

* Lingue E Audio Italiano Dolby Digital 5.1 - Originale Dolby Digital 2.0; 

* Tipo disco DVD 9 - Singolo lato, doppio strato - Formato 16:9 - 1.85:1; 
  
* Sottotitoli Italiano; 

* ISBN-13 8032807039909; 

* Reperibilità: nei negozi di elettronica, iper e in rete; 

* Prezzo: dipende dal venditore ( non prendere in considerazione le offerte che superano i 9 euro). 
  

NOTA 

***I dati che ho elencato presenti sotto la voce "Informazioni sul DVD" sono reperibili in rete, solo per completezza dell'articolo le ho riportate, tuttavia preciso ancora una volta che per me ciò che conta è il contenuto del film e le riflessioni personali che ne scaturiscono.*** 





RIFLESSIONE EXTRA SULL'OPPORTUNITÀ DI ACQUISTARE UN DVD 

Da qualche tempo non vado al cinema, i prezzi sono troppo elevati, il costo del biglietto nelle sale cinematografiche della mia zona è intorno ai 7 euro, considerando che di solito andiamo in due il conto finale si avvicina ai 15 euro; non metto nel computo gli eventuali inevitabili extra che alla fine della fiera fanno salire ulteriormente la spesa. 
Eppure quando ero ragazzo andavo tutte le domeniche al cinematografo, ricordo che in via Andrea Doria a Roma, c'era un cinema che proiettava le seconde visioni e il prezzo del biglietto non superava le 700 lire. Mi chiedo perché non esistano più (almeno dalle mie parti) le sale cinematografiche che proiettano i film di seconda visione. Da qui la mia decisione di acquistare i DVD, dopo qualche tempo che sono stati messi sul mercato. 
Pensate che il DVD di Melancholia l'ho pagato solo 8 euro e il film a casa mia lo abbiamo visto in 4; aggiungo poi che nella mia zona sono in contatto con una serie di amici con i quali ci scambiamo i DVD, in questo modo abbiamo la possibilità, con una dotazione personale di 5 o 6 film recenti, di poter guardare almeno una ventina di film ad un costo irrisorio. Andare al cinema è bello ma costa troppo e la necessità aguzza l'ingegno., auspico quindi che anche chi ha letto questo mio scritto promuova nella sua zona l'iniziativa da noi intrapresa, la stessa cosa può essere applicata per i libri. 


**Forse guarire definitivamente dalla depressione è impossibile, uno dei tanti antidoti può essere quello di lavorare sull'emozione seguendo il motto sempre valido di Pierre Jacques Étienne visconte di Cambronne e......... prendere con più leggerezza la vita!*** 

SALIERI E LEOPARDI DUE DEPRESSI FAMOSI 

**Uno dei malinconici più famosi fu il compositore Antonio Salieri.....era anche invidioso, un mix pericoloso che trovò sfogo nella musica e su......Mozart. 
Da annoverare nel lungo elenco dei depressi anche Giacomo Leopardi che invece, nel disagio infinito, trovò la forza per scrivere delle poesie immortali**

Conclusione: Il flemmatico a differenza del melanconico sa aspettare, diventarlo è questione di esercizio

 

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
3 febbraio 2013 7 03 /02 /febbraio /2013 05:40

contatore gratuito

 

Chi è abituato a vedere le pellicole classiche in cui è protagonista il Totò comico, "Uccellacci e uccellini" sembra stonare; facendo un esempio figurato Uccellacci e uccellini potrebbe assomigliare ad un abito indossato nella circostanza sbagliata, ma pensare che Totò sia solo un comico è un luogo comune che a torto - a parere mio- ha perseguitato Totò anche quando era in vita. A parziale ripaazione del danno bisogna riconoscere che oggi sono in pochi a pensarlo. 

Senza dubbio non è una novità per gli estimatori del Pasolini sia scrittore che regista vedere un film così impegnato, viene da domandarsi a distanza di tempo quali siano stati i motivi per cui Pasolini ha scelto proprio Totò per interpretare un film così diverso da quelli del filone comico tradizionale. 
Ma cadere nella trappola di una simile interpretazione significa sminuire sia Pasolini che Totò, due uomini così diversi ma anche profondamente uguali per la loro capcità di saper leggere la realtà. 
Se "Uccellacci e uccellini" può essere considerato l'emblema del pessimismo, della rabbia e del'ironia, si capiscono i motivi che hanno condotto il regista friulano a scegliere quello che è stato definito (sminuendolo) il "Principe della risata". 
Probabilmente ( ma sono sono delle ipotesi) il periodo in cui è stato elaborato il film è stato uno dei più difficili che le società occidentali abbiano dovuto affrontare, ma è stato anche il periodo in cui ( soprattutto) i giovani avevano fiducia in un cambiamento. 
Da questo punto di vista, forse, i medesimi sentimenti li possiamo trovare nelle generazioni odierne, non c'è più Pasolini e Totò ma la rabbia è cresciuta nei confronti di un mondo politico e in genere del potere che si sta dimostrando del tutto inadeguato ad affrontare un'epoca di crisi non solo economica, ma anche morale. 

 

 

 



Le pellicole italiane di quegli anni si possono dividere in due filoni: quelle che celebravano il boom economico e quelle che rappresentavano il disagio di un'intera generazione, non so se le prime possono essere liquidate come opere cinematografiche meno importanti rispetto ai cosiddetti film d'autore, ma una cosa è certa: mentre le prime sono ormai datate e superate dal tempo, le opere del filone della crisi continuano ad essere molto attuali in quanto hanno proposto dei temi irrisolti e che continuano a presentarsi ciclicamente. 
Quasi un "eterno ritorno" disarmante per chi ha vissuto tante illusioni e, a tal proposito, verrebbe da ripetere quello che Gaber disse per connotare quell'epoca di contestazione e quella immediatamente successiva: "la mia generazione ha perso". 


Dare una definizione di "Uccellacci e uccellini" è possibile a patto che non si cada nella semplificazione, la chiave di lettura del film sta proprio nel girovagare senza meta di Totò e Ninetto e nell'immagine di quei due cartelli che indicano la distanza di due mete lontane ed improbabili: Istanbul e Cuba. 
Ma è il contesto che appare ancora più emblematico: la periferia romana, quella periferia "borgatara" che riassume tutto il disorientamento dei due pellegrini che sembrano non provare più tanto stupore dinanzi alle circostanze più dispararate; a questo proposito è emblematico l'episodio del suicidio di due "innamorati" a cui i due assistono senza provare più di tante emozioni, un episodio che anticipa tutti gli episodi che verranno dopo. 
Non è forse questo quello che accade regolarmente nelle nostre città dove si può morire nella strada senza che nessuno intervenga. 
Forse il disincanto che ci accompagna verso gli episodi più cruenti non è la forma di cinismo peggiore che stride nei confronti di una solidarietà sempre invocata ma mai praticata? E' vero c'è tanta amarezza in questo nostro essere disincantati, ma forse a parziale giustificazione di questo comportamento ormai diffuso possiamo comprendere questo cinismo solo come l'estremo atto di difesa che rimane al singolo; altrimenti non si spiegherebbe perché siamo diventati così cinici da vedere senza emozioni le cose peggiori come uno spettacolo e, poi,dimenticarle un attimo dopo. 


E se il vagare senza meta dei due frati (Toto e Ninetto) può disorientare lo spettatore, tale senso di disorientamento cresce dinanzi al Corvo il quale rappresenta la coscienza ideologica che non riesce a dare più una risposta agli eventi del mondo. 
Questo forse era vero 40 anni fa, ma oggi è un sentimento che appare ancora più attuale, ma siamo sicuri che sia proprio così? E perchè in Uccellacci e uccellini il Corvo accompagna due rappresentanti del cristianesimo più fedele ai dettami del "fondatore"? Possiamo fare solo delle ipotesi, ma una cosa è certa il dialogo con gli uomini sembra irrimediabilmente compromesso al punto che i due frati parlano (come Francesco) agli uccelli comunicando la Buona Novella. 
Anche questo episodio è ricco di simbolismo, da una parte i falchi e dall'altra i passeri, due categorie che rappresentano quello che avviene nel genere umano, si tratta dei buoni e dei cattivi e non piuttosto dei remissivi e dei coraggiosi? Ognuno può scegliere la sua definizione, ma è sempre il falco che vince sul passero nonostante la diffusione della Buona Novella ed è questa la morale dell'episodio in cui il falco piombando sul passero lo uccide. 

Pasolini che cosa ci vuole dire in questo episodio che non può essere derubricato a semplice riempitivo? Ecco la chiave di lettura della vita: da una parte gli uccellacci ( i falchi), dall'altra parte gli uccellini (i passeri). 
È l'eterna storia della vita che si ripresenta nonostante molti si definiscano cattolici, è come se ogni tentativo di ciristianizzare le coscienze sia inutile perchè la lotta di classe si ripresenta sempre in tutte le epoche. 
È amaro constatarlo ma è così, da una parte l'evangelizzazione infinita, dall'altra parte la lotta tra falchi e passeri, ma ecco che si apre una speranza. bisogna continuare ad annunciare la Buona Novella perché niente è inutile quando si tratta di dare un pò di sollievo dinanzi a tante ingiustizie. 

È inevitabile fare un paragone tra il tempo della predicazione di Francesco e l'epoca contemporanea, siamo davvero sicuri che non esistono più i servi della gleba? Penso che il vero sottosviluppo sia arrivato nelle nostre sociètà opulente, da una parte pochi ricchi che guadagnano anche nei momenti di crisi e dall'altra parte una pletora di poveri e precari che faticano a sopravvivere. 
Mentre il messaggio di Francesco è sempre più urgente, dall'altra parte si assiste ai comportamenti non sempre edificanti dei "religiosi" che sono proni davanti al potente di turno, che parlano di "sfruttatori e sfruttati" in generale e che sono a loro volta uccellacci che infieriscono sugli uccellini. 

Tutto il film è costellato da episodi emblematici che costituiscono una sorta di parabola moderna, apparentemente non c'è un filo logico, la narrazione avviene lungo un percorso che è del tutto casuale come lo è la vita. In ogni circostanza il Corvo parla e sentenzia inascoltato, l'ideologia dimostra la sua inadeguatezza a dare risposte concrete nonostante la sua presenza costante in ogni circostanza. 
E poi il culmine dell'intera narrazione: i funerali di Palmiro Togliatti. L'esigenza di riferirsi a un fatto concreto, davvero accaduto è anche il momento per riflettere sulla fine di un'epoca, senza nostalgia ma con molta emotività (almeno da parte dei partecipanti). 

Perchè ad un certo punto i due frati peccatori decidono di mangiare il Corvo lagnoso? Probabilmente perchè il cibo ( la concretezza) è l'unica risposa davvero efficace dinanzi alla pratica spesso inutile di tanti intellettuali di professione abituati a predicare bene e a razzolare male. 
Pasolini fu senza dubbio un intellettuale non organico che si rese conto della inadeguatezza di tutti quegli intellettuali che campano sulle miserie altrui. Quanto ci sarebbe da dire su quegli accademici di professione che con la parola hanno costruito le loro fortune e quelle delle loro famiglie!! 
Non sarà il caso di arrostire ( in senso metaforico) questi intellettuali cortigiani come i due frati hanno fatto (davvero) con il Corvo? 


Che una certa ideologia marxista abbia dimostrato la sua inadeguatezza è innegabile anche per ciò che riguarda i metodi di lotta e Pasolini sceglie la dolce, disincantata e spesso amara ironia della favola per comunicarlo. 
Chissà cosa avrebbe detto Pasolini di una certa sinistra che continua a parlare di sviluppo solo in temini di produzione (come fanno i liberisti estremi), ed è proprio questo lo scandalo: non abbiamo bisogno di fabbriche per produrre di più, abbiamo bisogno di un nuovo modo di interpretare l'economia. 
Non c'è sviluppo senza sottosviluppo, non c'è primo mondo senza terzo mondo, il nostro mondo industriale non riesce a reggere il confronto con l'aggressività dei paesi emergenti perché è inadeguato e continua a credere che lo svluppo inteso come maggiore produzione di beni sia l'unica risposta. 



Facendo un azzardato confronto tra "Uccellacci e uccellini" con un film come "Accattone", si può notare come Pasolini sia passato da una quasi appassionata difesa del sottoproletariato ad una disicantata visione della impossibilità di cambiare il mondo con l'ideologia. 
Anzi è proprio il sottoproletariato che ambisce a salire la scala sociale e sono proprio i beni di consumo della borghesia opulenta l'obiettivo di chi non ha niente, è questo il cancro della società globalizzata: coloro i quali non hanno vogliono avere le stese abitudini di coloro che hanno e per raggiungere questo scopo sono disposti a tutto. 


Ma se in "Uccellacci e uccellini", Pasolini arriva alla conclusione che l'ideologia non è in grado di cambiare la realtà sociale, quali sono gli strumenti che possono incidere sulla stessa invertendo la rotta di un modo destinato a implodere per le troppe contraddizioni? 
E' purtroppo una domanda che non trova risposta nella narrazione pasoliniana, ma ci rimane lo splendido affresco surrealista di una favola moderna che è sempre attuale. 

"Uccellacci e uccellini" è uno di quei film che viene riproposto di rado in TV, vale la pena vederlo, è un capolavoro! 

Il film in DVD è ancora vietato ai minori di 14 anni, non c'è nessuna scena scabrosa, ma così decise la censura dell'epoca. 
Nel DVD sono presenti inoltre degli interessanti commenti critici che nulla aggiungono al film, ma possono essere dei momenti di riflessione, vanno presi con questo spirito, ma non li ritengo essenziali. 
Il DVD è reperibile anche online al costo di euro 9,90.

 

Un capolavoro pieno di simboli, ogni scena è una perla che induce a riflettere.

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Published by Caiomario - in Z. Cinema
1 gennaio 2013 2 01 /01 /gennaio /2013 07:50

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TRAMA
Il padre, la figlia e...il giovane capo di lui

"Ehi campionessa che fai qui?" padre e figlia incominciano a giocare a tennis, la figlia si iscrive ad un corso di scrittura creativa e vuole andare a vivere a New York che costa, il padre le accorda il permesso perchè è in gioco la formazione.
In questa scena iniziale si vede il rapporto privilegiato tra padre e figlia, ma chi è il padre? Il padre è Dan, ha 51 anni, lavora in un impresa di pubblicità e si ritrova alle dipendenze di un giovane rampante, Carter Duryea, che ha 26 anni e nessuna esperienza nel settore pubblicitario.
L'insediarsi del giovane nell'ufficio segna anche dei cambiamenti nell'arredo di questo , divertente la scena del giovane che ritira dalla concessionaria una Porsche Carrera 911 e all'uscita ha un incidente con un furgone il cui proprietario esclama "deficente!"
Carter è un giovane che ha un rapporto fallimentare con  sua moglie che trascura e che decide di ritornare dai suoi genitori. Nel frattempo la moglie di Dan rimane incinta e Dan teme per il suo lavoro.
Carter è rampante si propone di aumentare le vendite del 20% e delinea la sua strategia: propone di fare un accordo con una consorella della Sports America, la Crispiti Crunch e con la società di telefonini di cui è proprietaria, rivelandosi abile motivatore Carter da un impulso all'azienda in cui è stato assunto.
La parte iniziale si sviluppa tra riunioni aziendali e propositi di sviluppo mentre il rapporto tra Dan e Carter si fa conflittuale, Carter propone a Dan di fare il secondo pilota per mantenersi il lavoro.
Un riassunto della trama iniziale è necessario per capire la commedia che è anche un'illustrazione del mondo del lavoro dei colletti bianchi sempre a rischi di essere licenziati improvvisamente e senza preavviso.

Dan appare succube di una situazione a cui deve purtroppo soggiacere, suo malgrado per impedire di cadere tra gli impallinati e tra coloro a cui si devono segare le gambe, accetta anche una riunione aziendale di domenica con Carter a cui non può dire di no.
Fino a quando....Carter non va a casa di Dan..la parola chiave è pasta al forno, perchè la pasta al forno della cena offerta è l'inizio anche di un nuovo rapporto tra Carter e la figlia di Dan, Alex, che non crede in un primo momento di trovarsi davanti al capo del padre, troppo giovane e carino.
Il capo adolescente come lo chiama la moglie di Dan si trova subito a suo agio, bella la scena del dialogo tra Carter e Alex che giocano a biliardino e incominciano a confidarsi.

"Ragazzi vi siete lavati le mani?" Così si rivolge Dan a Carter e Alex per dirgli di venire a cena, schiocca la scintilla con Alex che guarda Carter dalla finestra, mentre va via.

Dan per mantenere la figlia agli studi, pagare il dentista e non abbassare il tenore di vita, chiede un mutuo, è una scena che passa tra le altre e scorre insieme all'osservazione che Dan fa Carter a proposito dei nuovi licenziamenti: licenziare è la parola giusta dice Dan a Carter che usa l'espressione "lasciarli andare".
"Non li puoi licenziare, sono la mia vecchia squadra dice Dan ma Carter a metà tra il cinico e il premuroso dice a Dan che lo invita a licenziarlo: "Ci sono persone che contano su di te, le vuoi mettere in pericolo?".

I TAGLIATORI DI TESTE CHE LASCIANO ANDARE LE PERSONE (licenziandole)

Lasciare andare è il termine eufemistico usato più volte nel film al posto di licenziare,  da segnalare la scena commovente in cui Dan chiama i suoi colleghi per dirgli che la società li vuole lasciare andare, Morty, uno dei due, esclama "Cosa dirò adesso a mia moglie? È lei che porta i pantaloni...sei stato un buon capo,ti ringrazio", straziante scena di umiliazione di un uomo trattato come una vecchia ciabatta.
Il film ha un'accellerazione quando Alex e Carter si incontrano nella stanza del pensionato universitario e lasciano andare i freni inibitori..è l'inizio della storia d'amore tra i due all'insaputa del padre.

L'ufficio dell'azienda è quello in cui avvengono molte scene come quelle dei colloqui coni vari dipendenti che vengono licenziati e i dialoghi tra Dan e Carter.

"Alex vai a letto con lui?"

" È intelligente e una splendida donna" esclama Carter parlando di Alex a Dan..sembra scoprirsi, ma si controlla..fino a quando vedendoli insieme incomincia a sospettare.....il padre, la figlia e il giovane capo di lui...li segue e li trova seduti insieme al tavolo di un ristorante entra e fa una domanda alla figlia. "Vai a letto con lui?" "Alex ti ho fatto una domanda vai a letto con lui?" "E' mia figlia, è universitaria, tre anni fa portava l'apparecchio" dopo aver dato un cazzotto a Carter che col labbro insanguinato dice a Dan . "La amo"

Il dilemma: il  padre o il ragazzo?

Alex ha dei ripensamenti dice a Carter che lui sta cercando un rimpiazzo per la moglie che ha lasciato, vuole recuperare il rapporto col padre a cui dice "Non sapevo che avevi chiesto un secondo mutuo", bello il dialogo tra padre e figlia che è anche un chiarimento..

Divertente e grottesca la scena del magnate proprietario dell'azienda, Teddy Kay, che parla di sinergie e di voler costruire una democrazia dei consumatori in cui la pubblicità multimediale esce ovunque in sette continenti e dove tutti mangiano le stesse cose, è un buon inserto quello di Dan che obietta al magnate :"i paesi democratici hanno obblighi verso i loro cittadini e allora non capisco come i profitti possano passare sulle persone", di ghiaccio la risposta del magnate" Dan Foreman ottime domande ..la gente capirà".

Dan viene licenziato ma Carter corre in suo soccorso...nasce un sodalizio anche lavorativo.

Finale con un colpo di scena. i ruoli si ribaltano...la società viene venduta...


Paul Weitz, il regista, ha diretto il film quando aveva 39 anni, un plauso per aver costruito una commedia gradevole, per niente scontata e senza inutili civetterie ma con qualche passabile furbizia.
Dennis Quaid (Dan Foreman) è bravo e credibile sia nell'interpretare il padre premuroso e geloso, il dipendente non subalterno alla politica aziendale, il capo della nuova azienda che richiama i vecchi amici licenziati nella precedente gestione.
Tropher Grace (Carter Duryea) svolge al meglio il ruolo di coprotagonista reggendo il confronto con Dennis Quaid e dimostrando di essere un insostituibile spalla.
Scarlett Johanson (Alex Foreman) recita con la freschezza di un'adolescente.

Una commedia gradevole per tutta la famiglia da vedere in passaggio tv o in DVD.

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9 ottobre 2012 2 09 /10 /ottobre /2012 05:05

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PIU' DI UN CAPOLAVORO 

Premessa 

Quando domenica 13 giugno 2010 su Rai Tre è stato trasmesso "L'amore ai tempi del colera" del regista Mike Newel , film tratto dall'omonima opera di Gabriel Garcia Marquez,  dopo quasi due ore e 20 minuti di pellicola di alta qualità la voglia di rivederlo è stata molto forte; prima di entrare nei dettagli della recensione, diciamo che non solo il film ci è piaciuto ma aggiungiamo che abbiamo deciso di acquistare il DVD perchè di tutti i film che nel corso del tempo ci hanno entusiasmato, abbiamo la copia originale (e non si tratta di un grande numero, circa una cinquantina di titoli che coprono un cinquantennio di produzione cinematografica). 

I MOTIVI PER CUI QUESTO FILM MERITA DI ESSERE VISTO 

Questi sono le nostre motivazioni ma crediamo che molti le potranno condividere: 

  • prima di tutto la storia ci ha appassionato e commosso, una storia che può essere riassunta con due domande: 


"Può un uomo aspettare per cinquantanni una donna?"

"E una donna può dopo cinquantanni rendersi conto di che cosa ha perso?" 

  • in secondo luogo la bravura degli attori, non basta il trucco per sapere recitare se stessi nelle varie età della vita, solo dei grandissimi interpreti lo sanno fare con una maestria che non può che non lasciare stupiti. 


Tralasciamo la descrizione della trama e ci soffermiamo sui ruoli interpretati dagli attori perchè il significato della storia è tutto lì: un giovane poeta, Florentino Ariza si immamora di una ragazza, Fermina Daza, l'incontro tra i due è casuale come tutti gli amori che sorgono nelle circostanze più insolite,è un amore all'antica, fatto prima di sguardi, di occhiate, di gesti e poi di lettere, un amore in cui ad osare è Florentino che nel corso di una commissione a casa Daza, vede la giovane Firmina mentre prende lezioni da un'insegnante privata. 

 

 



Il giovane Florentino tenta un approccio che è sempre impedito dalla presenza della zia di Firmina che è prigioniera prima di tutto delle ambizioni del padre, un rozzo, ignorante ma ricco proprietario di muli che ha fatto fortuna con il trasporto delle merci. E' proprio il padre di Firmina, Lorenzo che vuole per la figlia un matrimonio importante che consenta alla giovane di elevarsi socialmente e culturalmente e sarà Lorenzo Daza a portare via la figlia dalla bella casa di Cartagena per rinchiuderla in una proprietà in montagna lontana dal giovane Florentino che da lì incomincerà il suo percorso di passione immolando ogni istante della sua esistenza per una donna che non potà mai avere. 

Firmina accetterà dopo molte resistenze la corte di un giovane medico, diventerà moglie e madre, accettando un ruolo, suo malgrado che le darà stabilità ed è proprio questa la parola che il marito Dr Juvenal Urbino userà quando rivolgendosi a Firmina, le dirà: 

"Ciò che conta nel matrimonio non è la felicità ma la stabilità

É quello che le donne per generazioni hanno accettato, è quello che per generazioni gli uomini hanno voluto, la stabilità del matrimonio salvo poi frequentare i bordelli salvando le apparenze e così sarò anche nel caso di Firmina che scoprirà la relazione del marito con una giovane insegnante di teologia dedita ad una missione per la cura degli indigenti. 

Si chiederà perchè e chiederà perchè al marito che farà quello che doveva essere fatto, troncare immediatamente la relazione e dedicarsi alla moglie....fino a quando il Dottor Urbino Juvenal muore. 

La protagonista del film non è Firmina, Firmina è al centro dei pensieri di Florentino che è il vero motore del racconto, quello che consente che tutto accada, quello senza cui nulla sarebbe successo. 

È un personaggio singolarissimo Florentino, è tenero e vittima, debole nel non saper dimenticare Firmina, forte e quasi testardo e cocciuto nel non volerla scordare, nel giurarle amore eterno anche fisico, un giuramento questo che perseguirà a metà quando sarà preso dal turbine del desiderio e dall'attrazione verso le altre donne, prima una, poi un'altra, poi un'altra ancora fino ad arrivare a molte centinaia di cui terrà una zelante contabilità, annotando, nome, luogo e data della concupita. 

Florentino da timido diventa intraprendente, non chiede mai, è richiesto e lui si concede sempre nel tentativo di dimenticare Firmina: ogni rapporto è un'iniziazione alla sessualità e questo non importa che avvenga con amanti esperte o con giovinette appena uscite dall'adolescenza. 

L'attore Javier Bardem (l'abbiamo riscoperto nella visione di questo film) è straordinario, appare all'inizio del film giovane ed aitante sino a diventare ricurvo e canuto con il passare degli anni, vecchio ma con lo spirito e l'entusiasmo dei vent'anni e questo spirito lo manifesterà quando alla morte del Dottor Urbino Juvenal, si presenterà al cospetto di Firmina che lo caccerà in malo modo, turbata dalla presenza di quel vecchio che la riportava indietro al tempo della sua adolescenza. 

 

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PUÒ UN UOMO ASPETTARE CINQUANT'ANNI? 

E' quello che fa Florentino per cinquantuno anni e Firmina, sposata. vedova e con figli grandi partirà con lui per una luna di miele che da giovani avrebbero voluto fare ma che le circostanze della vita gli hanno impedito di fare, ma non è il finale del "vissero felici e contenti", è un finale dolce e tragico perchè lo spettatore non può rimanere insensibile ai corpi di due persone anziane che si uniscono e che hanno subito l'ingiuria del tempo, Firmina prima di concedersi dirà a Florentino "Aspetta che la mia pelle ha odore di vecchia".. 

 

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DOPO IL FILM MOLTE CERTEZZE VENGONO MESSE IN DISCUSSIONE 

Il film è struggente perchè l'idealizzazione dell'amore e la sua totale e completa realizzazione è in contrasto con quello che avviene nella realtà, anche nelle realtà più solide quando alla passione dei primi momenti subentra la tenerezza, la complicità. 
E' difficile che una persona di 75 anni veda una coetanea con le IMMAGINI CONSERVATE NELLA MEMORIA ricostruendo gli eventi del passato con immutato sentimento ed è anche difficile che due esseri umani conservino delle energie così inattive da esplodere in tutta la loro potenza nonostante i limiti inevitabili dovuti all'età, forse l'idealizzazione di quello che uno vorrebbe è ciò che rimane allo spettatore vedendo Florentino e Firmina e dopo questa visione non si può che rimanere turbati. 

IL FILM E' ALL'ALTEZZA DEL LIBRO DI MARQUEZ 

Questo è uno di quei pochi casi in cui la trasposizione cinematografica non tradisce lo spirito del libro, Mike Newel si è dimostrato all'altezza di Marquez, autore non facile che ricorre spesso al flashback narrativo, che ama i dialoghi lenti e le voci in terza persona e in questo caso anche la scelta degli attori è stata perfetta, bravissima Giovanna Mezzogiorno, una delle nostre migliori attrici che recita senza recitare e che sa apparire commossa, dolorosa, felice e violenta; giusta la scelta di affidare il ruolo di Florentino Flores giovanissimo all'attore Unax Ugalde ma ancora più giusta quella di affidare il ruolo di Florentino, da un 'eta che va dai vent'anni sino ai settancinque, all'attore Javier Bardem. 

Una bellissima storia d'amore che ha atteso cinquantuno anni, nove mesi e quattro giorni: 

  • "Ti scrivo queste poche rughe per dirti che ti amo" Florentino 


  • "Il nostro amore trionferà" Firmina 



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"Il problema del matrimonio è che finisce tutte le notti dopo che si è fatto l'amore e bisogna ritornare a ricostruirlo tutte le mattine prima della colazione" *L'amore ai tempi del colera (Gabriel Garcia Marquez). 


PS: Nella realtà Javier Bardem come nella finzione cinematografica si dimostra molto sensibile al fascino femminile...ha scelto Penelope Cruz...ma questo è un altro discorso....... 

 

 


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8 ottobre 2012 1 08 /10 /ottobre /2012 05:51

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IL FASCINO DEL MALE, IL FASCINO DI CRUISE


Nel retrocopertina dell'edizione italiana del DVD viene riportato un giudizio apparso sul "Corriere della Sera" che così recita:

  • "Michael Mann firma uno di quei film che si ricordano dopo anni"


e per rinforzare il concetto, viene riportato anche il giudizio pubblicato su "L'Unità":

  • "Il miglior film americano dell'anno"


Al di là dei giudizi lapidari espressi da autorevoli commentatori possiamo dire che Collateral  è un bel film "americano", ben congegnato e con uno spettacolare ricorso agli effetti scenici, merita di essere visto ma non è un capolavoro e non pretende di esserlo.

LA TRAMA

Tutto il film si sviluppa intorno a due personaggi Vincent e Max, Vincent (Tom Cruise) è uno spietato killer in azione, Max è un tranquillo tassista che va avanti e indietro per le strade di Los Angeles; in uno dei suoi viaggi notturni Max "carica" il secondo cliente della serata, Vincent che è appena arrivato all'aereoporto di Los Angeles e ha appena scambiato una valigia in cui ci sono i ferri del mestiere.
Il tutto si gioca sulla casualità Max è in attesa di clienti davanti all'aereoporto e Vincent sale sul taxi è l'inizio di una notte fatale; il killer chiede al tassista di essere a sua disposizione per tutta la notte dietro un compenso molto allettante: dovrà fare cinque fermate...."cinque fermate, cinque omicidi"..da quel momento le loro vite diventano parallele ( collateral= in inglese collateral significa parallelo, sussidiario ma anche parente per indicare il massimo grado di vicinanza) ma entrano anche in conflitto, senza volerlo Max favoreggia la missione di Max...

COMMENTO

Bellissima la scena dell'aereoporto di Los Angeles in cui Vincent (Tom Cruise) si presenta con tutto l'aspetto del duro, occhiali scuri, cammminata decisa, sicurezza nei gesti...l'aereoporto di Los Angeles nella sua mastodontica estensione è così ed è così di notte ed è così pure la Los Angeles notturna dove puoi trovare palestre con ampie vetrate a vista aperte 24 ore su 24.
Le scene si svolgono in notturno, le luci artificiali prevalgono ma nello stesso tempo la visione non ne viene penalizzata, l'atmosfera surreale ricorda quella dei film francesi con Jean Gabin: pero la Los Angeles notturna non ha il fascino di una Parigi vista di notte, la metropoli californiana appare per quella che è,  un enorme distesa di cemento e di grattacieli dove c'è sempre un vicolo chiuso in cui si annida qualche pericolo: queste stradine laterali da uscita delle cucine di ristorante, inquietano e aumentano la desolazione di un paesaggio metropolitano in cui perdersi, in tutti i sensi, è facile..

Tom Cruise si dimostra credibile angelo della morte, lucido e spietato al limite della rappresentazione manieristica del killer che "deve terminare il suo lavoro", le vittime appaiono dei pezzi di cartone da spazzare via con un calcio.

Abbiamo definito "americano" il film se non altro per la riproposizione di un genere ormai collaudato, ma bisogna riconoscere a Mann l'originalità nell'aver concepito scene di sicuro effetto come quella memorabile della discoteca in cui viene consumato un omicidio e in cui le persone continuano nell'indifferenza a ballare: metafora terribile e credibile di quello che avviene in una metropoli (e non solo) dove si può morire senza che venga spezzato il ritmo della sua vita che pulsa con cinismo e freddezza in un anonimato desolante e disperato.

Un film suggestivo, sapientemente congegnato che esce fuori da ogni stereotipata formula del thriller tutto scoppiettii e lamiere lacerate.


In ultimo: Nel retro della copertina del DVD c'è scritto in basso a destra "FILM PER TUTTI", non siamo d'accordo,  Collateral è  decisamente un film per adulti, le scene di violenza ci sono e il bel volto fotogenico di Cruise toglie drammaticità a quanto di più terribile esiste nei comportamenti umani: l'omicidio.
Ci sarebbe da obiettare su alcune scelte superficiali della distribuzione, assistere ad un omicidio tra una battuta ed un'altra, significa abituare la gente alla normalità del crimine.

Poi non lamentiamoci!!!

 

 


Per il resto se ne consiglia la visione ad un pubblico adulto.

SCHEDA DEL DVD 

  • Titolo: Collateral
  • Regia: Michael Mann
  • Anno di rilascio: 2004 
  • Cast: Tom Cruise, Jamie Foxx, Jada Pinkett, Mark Rufalo, Peter Berg.
  • Genere: Triller
  • Lingua: Inglese, Italiano, Spagnolo
  • Sottotitoli: Italiano, Inglese, Croato,Ebraico, Greco, Portoghese,Serbo, Spagnolo, Sloveno
  • Sottotitoli al commento:Inglese, Italiano, Spagnolo


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Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/23119895@N00/116033669 (Album di ian_fromblighty)

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15 settembre 2012 6 15 /09 /settembre /2012 05:58

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 "Operazione Cicero" (titolo originale "Five Fingers") è un film del regista statunitense di origine polacca Joseph L. Mankiewicz, venne trasmesso nelle sale cinematografiche per la prima volta nel 1953, è ora disponibile anche in DVD. 

Il film in bianco e nero non è solo un film cult ma vanta anche un primato: è il primo in assoluto del genere spy-story, un genere che poi troverà sviluppo in tutta la fortunata serie di James Bond 
Ma mentre James Bond è un personaggio che nasce dalla fervida fantasia di Ian Fleming, Cicero era una famosissima spia realmente esistita, un personaggio in carne ed ossa che ebbe una vita avventurosa e rocambolesca. 
Proprio il fatto che il film uscì quando Cicero era ancora in vita, potrebbe fare pensare che molte delle vicende narrate siano realmente accadute, è probabile quindi che lo stesso Cicero abbia collaborato alla stesura del copione o per lo meno sia stato consultato per la ricostruzione delle vicende in esso narrate. 

Cicero era il nome in codice che l'ambasciatore tedesco Franz Von Papen diede alla spia di origine albanese Elyesa Bazna che lavorava come maggiordomo presso l'ambasciata inglese in Turchia
Storicamente bisogna ricordare che la Serbia e il Kossovo facevano parte dell'impero ottomano ed era quindi normalissimo che la Turchia fosse un coacervo di etnie provenienti dalle province più lontane e proprio ad Ankara, Elyesa Bazna si trasferì giovanissimo  dove inizò a lavorare nel mondo delle ambasciate ricopendo il ruolo di maggiordomo tuttofare che si occupava anche della sicurezza. 

Quando venne assunto dall'ambasciata inglese, Bazna ebbe l'idea di offrire una collaborazione (prezzolata) all'ambasciata tedesca ad Ankara per passare i documenti fotocopiati relativi alla corrispondenza tra Londra e l'ambasciata inglese ad Ankara. 
Iniziò così la carriera rocambolesca come spia di Bazna che sarà visto sempre (non a torto) con diffidenza dai tedeschi che avevano paura di essere truffati da questo ambiguo personaggio che collaborava solo per soldi; dopo alterne vicende in cui Bazna teme di essere stato scoperto dai servizi segreti inglesi, decide di ritirarsi a vita privata non prima di aver lui stesso subito una vera truffa da parte dei tedeschi: il pagamento in banconote false per i suoi servigi. 
Bazna morirà in miseria nel 1981 dopo che per sopravvivere aveva fatto il venditore di auto e il maestro privato di canto. 

Il personaggio di Elyesa Bazna nel film si chiama Ulisse Diello ed è interpretato dal bravissimo attore inglese James Mason (volto notissimo per un cinquantennio in numerosi film di successo). James Mason è credibile nel ruolo, si dimostra attore di gran classe facilitato anche da compagni di prima fila come Danielle Darrieux e Michael Rennie 

Il film è emozionante e avvincente,  la pellicola in bianco e nero poi valorizza e contribuisce ad evocare l'ambiente dell'epoca, ma come nei film di Hitchcock sono le musiche di sottofondo a creare l'atmosfera di attesa e di intrigo grazie alla composizioni di quello straordinario maestro che è stato Bernard Hermann, autore delle musiche di un altro bellissimo film di spie "Vertigo, intrigo internazionale" ma anche di tante altre pellicole di grande successo.

  

CURIOSITÀ

Il finale del film è grottesco: Diello (Bazna) viene arrestato perchè detentore di banconote false.  L'episodio della falsificazione delle banconote da parte dei servizi segreti tedeschi non è un invenzione cinematografica, i tedeschi erano degli straordinari falsari, vi erano delle sezioni della SD (servizi segreti del Reich) che stampavano migliaia di banconote false in tutte le valute, soprattutto dollari e sterline con le quali "inondavano" Stati Uniti e Inghilterra con l'intento di destabilizzarne l'economia. 

 

 

 

 

 



SCHEDA DEL FILM

  • Titolo: Operazione Cicero
  • Titolo originale: Five Fingers
  • Regista: Josepph Leo Mankiewicz
  • Data prima visione: 1953
  • Attori: James Mason, Danielle Darrieux, Mochael Rennie, Walter Hampden, Richard Loo.

 

SCHEDA DEL DVD

  • Numero di dischi: 1
  • Prodotto da Cecchi Gori Home Video
  • Anno di rilascio: 2006
  • Durata: 108 minuti

 

Per maggiori informazioni relativamente al prezzo e alle caratteristiche tecniche del DVD  si consiglia di visitare :

 

http://www.ibs.it/dvd-film/operazione-cicero/joseph-leo-mankiewicz/8009833287512_.html

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28 agosto 2012 2 28 /08 /agosto /2012 18:50

contatore visite

Facendo un parallelo tra il romanzo -forse il più noto- di Isac Asimov, "Io, robot"  e la sua trasposizione cinematografica  che porta lo stesso titolo, bisogna fare un plauso al regista Alex Proyas  che in 115 minuti è riuscito a rispettare all'80% la trama del romanzo. Un bravo al regista, seppur con qualche riserva, ma anche alla efficace interpretazione di Will Smith che ricopre il ruolo del protagonista di nome Del Spooner, un investigatore che da solo lotta contro ogni tipo di circostanza avversa avendo come avversari  sia la polizia di cui egli stesso fa parte che i robot. La lotta viene intrapresa da Spooner per perseguire un solo obiettivo: salvare se stesso e l'umanità dalla distruzione assoluta.

La vicenda del film si apre con un antefatto: un omicidio di cui la polizia sospetta che il responsabile del delitto sia un robot. Un'ipotesi in netto contrasto con la prima legge della robotica elaborata da Isac Asimov, legge che stabilisce che nessun robot può recare danno ad un essere umano nè che un suo mancato intervento possa recargli nocumento. Lo svolgimento del film da questo momento in poi  è un vero e proprio concentrato d'azione che inchioda lo spettatore allo schermo grazie anche agli effetti  speciali che rendono spettacolari le scene che i maghi della cinematografia sono riusciti a rendere veloci e integrate con la trama narrativa. Insomma nessuna forzatura fuori luogo anche quando bisogna rappresentare tutto ciò che va al di là dell'esperienza umana.

Se un merito può essere ascritto al film, al di là della struttura scenica ad effetto, è quello di aver riproposto un argomento complesso: il rapporto dell'uomo con le macchine evolute da lui stesso create. Tuttavia, sarebbe meglio non scadere in un intellettualismo di maniera che potrebbe fare passare in secondo piano la parte spettacolare del film che comunque - è bene ricordarlo- segue abbastanza fedelmente il romanzo di Asimov, arricchendolo con tutta una serie di particolari che nello scritto non rendono al meglio.

Nonostante diverse stroncature davvero eccessive sul film, "Io, Robot" è un film da vedere, un film che contiene tutte le componenti tipiche della cinematografia fantascientifica, esattamente quella che il pubblico appassionato del genere si aspetta.

 
SCHEDA FILMICA

  • Titolo: Io, robot
  • Attori: Will Smith, James Cromwell, Bruce Greenwood, Bridget Moynahan, Alan Tudyk
  • Anno: 2004
  • Regia: Alex Proyas
  • Edizione in DVD: 20th Century Fox
  • Lingua: Inglese e Italiano
  • Sottotitoli: Inglese e Italiano
  • durata: 1 ora e 50 minuti

 

 

Io, Robot (SE) (2 Dvd)

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14 agosto 2012 2 14 /08 /agosto /2012 16:56

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Questo kolossal fantascientifico uscito nel 2008 e interpretato dall'attore Vin Diesel che ricopre il ruolo del mercenario Toorop, è in un certo qual senso in linea con la produzione della letteratura fantastica degli anni '70, se non altro perchè il film è la trasposizione cinematografica del romanzo di Maurice Dantec, "Babylon Babies", un romanzo/thriller proiettato nel futuro che si rifà alla letteratura fantascientifica Robert Silveberg.

 

 

Babylon A. D. (DVD) DVD / Blu-Ray Film

 

 

 



IL FILM 


Siano nell'anno 2013, Toorop è un mercenario incaricato di portare negli Stati Uniti una ragazza, Aurora che vive in un monastero dell'Asia centrale.

"Ho detto che devo portarti a New York ma non devo piacerti" è l'unica frase che Toorop dice alla ragazza per condurla nel luogo concordato.

Già dalle prime scene l'azione è al massimo dei giri, spettacolare è la scena di un combattimento che avviene all'interno di una specie di fabbrica stile sovietico tra Toorop e un gruppo di carcerieri come ad alto effetto sono le scene del sommergibile venuto a prendere Toorop, Aurora e suor Rebeka: il sommergibile esce fuori dai ghiacci e viene assaltato da una folla di persone in fuga le quali cercano in tutti i modi di salire a bordo.
Aurora "l'inizio di un nuovo giorno", così la chiamò suor Rebeka quando la raccolse da piccolina, standole sempre accanto come una madre.
Aurora è una ragazza particolare che dimostra una sorta di schizofrenia e che era in grado di parlare già a due anni in 19 lingue diverse, oltre a questa capacità di poliglotta conosce il funzionamento di tutta la tecnologia..."La piccola porta un'arma..un virus", dice uno dei marinai a bordo del sottomarino.

Scene ad alto effetto sulla neve, inseguimenti, gatti delle nevi che si lanciano in spericolate manovre creano nello spettatore un'alta suspense prima di arrivare a prendere il volo 712 per New York ( da notare che l'aereo è un Boeing su cui campeggia una scritta gigantesca Coca Cola zero)

"Il miracolo si sta per compiere credete nella nostra fede è l'alba di una nuova era" dice una voce femminile.

A questo punto le scene si spostano a New York: Aurora mentre guarda la televisione vede la morte di tutte le monache del convento dei noelites dove era cresciuta, uccise da un missile capisce che il convento è stato distrutto subito dopo la partenza di Aurora e suor Rebeka.

I tre vengono seguiti dagli uomini di Gorsky (il cattivo di turno) che li ha incaricati di controllare che la ragazza venga portata a destinazione.

LA PUNTA DI SVOLTA DEL FILM

Ad un certo punto la ragazza comunica di essere incinta di due gemelli e poco prima di essere consegnata ai neolites, dice a Toorop "Se mi consegni a loro, io morirò", decide di non consegnarla.

Fantastica e originale l'idea del missile collegato al passaporto di Toorop, quando questi è inseguito dai noelites: veramente coinvolgente!!

Aurora è in realtà una ragazza che deve essere portatrice di una nuova religione ed è sotto le attenzioni della gran sacerdotessa dei noelites che la vuole usare per imporre ovunque la religione della setta.

Il padre di Aurora, Darquandier, è un medico radiato dall'ordine,che aveva progettato un supercomputer da cui era stata originata Aurora, un essere dotato di capacità soprannaturali ulteriormente potenziato dalla presenza nel suo corpo di due gemelli che la rendono pressochè invulnerabile.

Il finale non lo svelo, l'unica nota da menzionare è che i due gemelli sono in realtà due bambine bellissime che verranno adottate da Toorop, bambine che danno la speranza di una nuova palingenesi regeneratrice.

Bellissima e significativa la frase finale del film:

"A salvare il mondo fu un bambino una volta"


IL CAST 

  • Vin Diesel (Toorop): interpreta al meglio il ruolo del rude mercenario, una faccia incredibilmente rassomigliante ad un Gianluca Vialli inquieto, corpo tutto tatuato e muscoli tesi, duro che più duro non si può.Bravo anche nelle scene d'azione laddove è ben visibile che i ruoli di maggior spettacolarità sono svoti in prima persona senza ricorrere allo stuntman. 

 

  • Mélanie Thierry: volto imbronciato e nello stesso tempo dolce che fa  molto Brigitte Bardot anni '60, ben si è calata nella parte della giovane speciale dai sentimenti umani, dolcemente umani.

 

  • Michelle Yeoh (suor Rebeka): l'attrice malese conferma di essere completamente a suo agio nel ricoprire ruoli in cui mette in evidenza la sua abilità di esperta di arti marziali.

 

  • Charlotte Rampling (la sacerdotessa), l'attrice ultrasessantenne mantiene intatto il fascino degli anni migliori.

 

  • Lambert Wilson (Darquandier, il padre di Aurora), interpreta un ruolo inquietante e come appare improvvisamente nel film così esce di scena, ucciso dalla sacerdotessa.

 

  • Gerard Depardieu ( uno degli accompagnatori di Aurora): recita una  parte minore, quasi da comparsa che non rende onore ai tanti ruoli da protagonista e da mattatore che ha sempre interpretato. Quasi inutile la sua presenza.


Un parere positivo su un film che non è certo un capolavoro ma che ha il pregio di essere ben costruito grazie anche alla scelta di un corredo musicale che contribuisce a tenere alta la tensione.

 

 

Articolo di proprietà dell'autore adattato per questo spazio.

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  • Epistula secunda ad Lucilium - Seneca
    SENECA LUCILIO SUO SALUTEM 1. Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio, bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio: est primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et...
  • Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico - Tinto Brass
    46 PAGINE DI APPASSIONATO TRIBUTO AD UNA DONNA EROTICA: NINFA Non vi è traccia nella letteratura di opere esplicative in cui un regista spiega le sue scelte filmiche, per questo motivo "Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico" scritto da Tinto...
  • Favole - Jean de La Fontaine
    Come leggere le favole di La Fontaine Tra le note presenti in molte edizioni de "Le Favole" di La Fontaine, troviamo due raccomandazioni che dovrebbero indicare la tipologia di lettori: la prima consiglia la narrazione del libro ai bambini di quattro...
  • La scoperta dell'alfabeto - Luigi Malerba
    TRA LIEVE IRONIA E IMPEGNO MORALE Luigi Malerba nato a Berceto ( Parma ) nel 1927 , sceneggiatore, giornalista ha partecipato al Gruppo 63 e fa parte di quel movimento intellettuale che è stato definito della Neoavanguardia, partito da posizioni sperimentaliste...
  • La Certosa di Parma - Stendhal
    Ambientato in un Italia ottocentesca in parte fantastica, in parte reale, le avventure di Fabrizio del Dongo si snodano in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo ... ECCO L'ITALIA CHE TROVÒ MARIE-HENRY STENDHAL QUANDO...
  • Il nuovo etnocentrismo in nome della lotta al razzismo
    Sino al 1492 esistevano in America delle genti chiamate genericamente Amerindie (aztechi, maya, toltechi etc.) che costituivano il patrimonio umano e culturale di quelle terre. Sappiamo come le cose sono andate dopo quella data, da quel momento è iniziato...
  • Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
    Letteratura, cinema e teatro, un ritratto che non invecchia. Il ritratto di Dorian Gray è un classico della letteratura, almeno così viene definito e ogni volta che si deve usare questa espressione bisognerebbe farlo con una certa riluttanza perché c'è...
  • Filosofi: Bruno Giordano
    VITA, OPERE Giordano Bruno (Nola, 1548-1600), entrò a diciotto anni a far parte dell'Ordine dei Domenicani nei confronti del quale mostrò insofferenza per la disciplina e per l'indirizzo culturale. Nel 1576 abbandonò l'Ordine perché sospettato di posizioni...
  • Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri - Giampaolo Pansa
    Pansa ha la capacità di saper leggere la realtà e non semplicemente di interpretarla, la sua "narrazione" suscita stupore ed è sempre spiazzante e al di là del fatto che i suoi libri riescano a raggiungere i primi posti delle classifiche dei libri più...

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