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24 maggio 2014 6 24 /05 /maggio /2014 12:20

Si fa presto a dire letteratura e soprattutto si fa presto a dirsi letterati oggi in un periodo contrassegnato da una produzione libraria che non conosce soste.
Basta andare in una libreria per trovarsi davanti a centinaia di titoli per provare un senso di smarrimento al punto che anche il lettore più accorto finisce col perdere l'orientamento non sapendo cosa scegliere: copertine accattivanti, sottotitoli invitanti, riviste librarie sono solo alcuni degli strumenti che costituiscono le sirene a cui i più sensibili non riescono a resistere.
Ma cosa c'entra Jean Paul Sartre con un saggio come "Cos'è la letteratura?" con questa situazione di ingorgo librario? C'entra eccome perché permette di dare una risposta ad una domanda che da sempre i critici si sono fatti da quando sono stati codificati i cosiddetti "generi letterari"
Il modo di maneggiare l'immaginario si è espresso in modi molto diversi eppure le pagine di alta letteratura sono davvero poche, quando parliamo di alta letteratura mi riferisco agli autori che impropriamente vengono definiti dei "classici; il rapporto, poi del lettore con quelle pagine, è quello del co-protagonista che parteggia con violenza e con amore a storie che sono diventate universali; la stessa cosa si può dire per la composizione pittorica che ricorda certe inquadrature di pellicole entrate nell'imaginario collettivo. Eppure non c'è una sola pagina della letteratura contemporanea che possa dirsi davvero originale, non troveremo davvero niente che non si possa considerare come del tutto nuovo al punto che tutti gli autori devono ricorrere al citato se non addirittura al copiato e al rimandato
Gli stili di riferimento utilizzati nella narrativa sono sempre e solo al servizio del racconto, tuttavia anche in questo eterno ritorno è diffcile comprendere le ragioni della scrittura e soprattuto dare una definzione di letteratura; la domanda poi che Sartre si fa è la seguente: "perché si scrive?", una domanda che potrebbe apparire leziosa ma il modo in cui Sartre sviscera la questione costituisce anche una sorta di indagine psicologica sulle ragioni che stanno alla base dell'attività di qualsiasi letterato.

Dalla risposta alla domanda "Cos'è la letteratura?" emerge anche un nuovo modello di intellettuale che è innovativo rispetto al passato, Sartre fa in questo saggio una vera e propria opera di demistificazione nei confronti del concetto tradizionale di letterato (e di letteratura).
A che cosa serve la letteratura? Qual'è la sua funzione all'interno di una società complessa come quella moderna?
Per Sartre non può esistere lo scrittore che scrive per sè e che si esercita nell'arte dell'eloquenza solo per soddisfazione personale ma scrive per essere letto. E' quella di Sartre una virata nei confronti della concezione idealistica ma è anche una ricerca critica ricchissima di sviluppi che si intreccia con un modello di rappresentazione dell'uomo visto secondo l'ottica del critico militante.

Sartre individua il nucleo essenziale della letteratura nella prosa ritenendo la poesia una sorta di arte minore in conflitto con le ragioni della prosa.
Non è una questione di poco conto perché è solo in epoca moderna che si sono incominciate ad elaborare delle teorie sulla letteratura mentre in epoca classica non esiste un termine corrispondente a letteratura.
I Greci, ad esempio, usavano il termine grammatica in un senso completamente diverso da come lo intendiamo noi: con "grammata" loro intendevano qualsiasi documento scritto in quanto ignoravano l'idea dei generi letterari.
La stessa cosa si può dire per la cultura latina nella quale il termine "litteratura" indicava indifferentemente, capacità di elaborare un testo scritto, erudizione e conoscenza linguistica.
Bisognerà attendere il 1200 per trovare i primi testi nei quali si trovano termini come letteratura o littérature, ed è proprio a partire da questo periodo che va affermandosi l'uso di lettres nel senso di cultura.
Quando allora il termine letteratura ha assunto il significato odierno? Solo a partire dall'Illuminismo, è proprio infatti dal '700 che furono elaborate le prime teorie di "critica letteraria".
Gli intellettuali francesi dell'Illuminismo che furono gli "inventori" della prima enciclopedia e dei primi dizionari, diedero la prima definizione moderna di letteratura intesa nel senso di "insieme di testi scritti in una determinata lingua aventi una certa rilevanza culturale".
Sartre parte da questa concezione per elaborare una teoria che fornisce una spiegazione  a diversi interrogativi e in particolare  a quelli riguardanti il  tipo di rapporto che si instaura tra uno scrittore e i suoi lettori. Ciò che attira l'attenzione è quindi lo stacco operato da Sartre nei confronti non solo della concezione classica della letteratura intesa come eloquenza, ma anche nei confronti della definizione di letteratura di origine illuministica che riservava tale termine solo alle opere aventi "rilevanza culturale".
La raccolta di scritti contenuti in questo saggio non è tuttavia monotematica, Sartre affronta problematiche inerenti la filosofia, l'arte, la musica e la cultura intesa nel senso di tutto ciò che gli uomini fanno. Si tratta quindi di una raccolta che consente al lettore di conoscere l'evoluzione del pensiero critico di Sartre la cui intenzione originaria era quella di salvaguardare la razionalità scientifica anche in campi che sembrano non avere dei vincoli metodologici.

LA DIFFERENZA TRA PROSA E POESIA

In questa raccolta Sartre affronta poi il rapporto tra la letteratura e le altre arti e in particolare con la pittura e con la musica; nelle righe precedenti ho evidenziato come Sartre faccia una distinzione tra la prosa e la poesia: la prima è "il regno dei segni" che ha a che fare con i significati, mentre la seconda è il regno della creatività e quindi va messa sullo stesso piano della musica e della pittura.
E' interessante a tal proposito la seguente affermazione "I poeti sono uomini che rifiutano di utilizzare il linguaggio" si badi bene che ciò non equivale a dire che la poesia non sia disciplinata da regole ma che la poesia è il regno della creatività e fa l'esempio del "cavallo di burro" per indicare che l'uso di tale espressione non è altro che il trionfo della creatività che non vuole esprimere niente se non la soggettività dell'autore che non ha, a differenza dello scrittore, l'obiettivo di ricercare la verità.
"Il poeta si ferma alle parole - scrive Sartre- come il pittore ai colori" indicando come il poeta gioca con le parole in quanto è avulso dalla realtà e proprio questo costituisce la bellezza della poesia che è pura creatività a differenza della prosa che è utilitaria.


Basta scrivere per definirsi artista? Ecco la risposta di Sartre:

"Il signor Jourdain scriveva in prosa per chiedere le pantofole, Hitler per dichiarare guerra alla Polonia".

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Published by Caiomario - in Filosofi: Sartre Jean Paul
7 aprile 2014 1 07 /04 /aprile /2014 18:30

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'ESSERE E IL NULLA

"L'essere e il nulla" è l'opera principale di Jean Paul Sartre, il massimo esponente dell'esistenzialismo francese; Sartre oltre ad aver scritto importanti opere filosofiche, è autore di opere letterarie, saggistiche e drammaturgiche.
Sartre ha goduto di una posizione di primo piano nella filosofia contemporanea elaborando un pensiero che si è sviluppato in direzione essenzialmente umanistica.
Nelle sue prime opere Sartre era attratto dalla fenomenologia aspra e complessa di Husserl e proprio muovendo dalla concezione husserliana della coscienza intesa come trascendenza, elaborò una sua teoria dove la soggettività dell'uomo è in netta contrapposizione con il mondo.
In termini semplici, per Sartre da una parte c'è la libertà dell'uomo e la sua voglia di affermarsi e dall'altra parte il mondo che è così e che non può essere cambiato.

LA TESI DI SARTRE

Per Sartre vi è una lacerante contrapposizione tra l'essere-in-sé e l'essere-per-sé. Cos'è l'essere-in-sé? E' la realtà che si manifesta nella sua statica esistenza, Sartre afferma che non si può dare alcuna giustificazione razionale del mondo, il mondo semplicemente esiste com'è. L'essere-per-sè è invece la coscienza umana che si muove all'interno del mondo costruendo una fitta rete di rapporti che costituiscono una fuga dal mondo.

La coscienza è sempre coscienza di qualcosa ma davanti alla staticità del mondo, l'uomo non riesce a compiere le sue intenzioni, anzi prende posizione davanti al mondo e lo nega nel suo essere.
La coscienza quindi per farsi riconoscere ha bisogno di negare l'altro e la stessa cosa deve essere fatta dall'altro nei suoi confronti. La negazione deve andare in entrambe le direzioni, deve essere reciproca.
In questo processo avviene quello che il filosofia viene espresso il termine "reificazione": sotto i miei occhi l'altro diventa una cosa e io stesso divento una cosa sotto gli occhi dell'altro.

UN ESEMPIO COMPRENSIBILE A TUTTI: LA VERGOGNA

Sartre ha esaminato la vergogna come sensazione che si prova ma solo in rapporto ad un'altra persona; sosteneva Sartre che se io faccio qualcosa di sconveniente se sono da solo non giudico questo mio gesto e non lo condanno. Ma se mi accorgo che un altro mi ha visto allora provo un senso di vergogna, la vergogna è quindi una sensazione che si prova solo in relazione agli altri. Una posizione quella di Sartre che può essere riassunta nella frase: "Ho vergogna di me quando appaio agli altri".

LA LIBERTA' COME DESTINO (E COME CONDANNA)

L'altro che è all'origine del mio senso di vergogna è tale solo perchè lo riconosco come altro da me, la libertà di riconoscere l'altro è una possibilità ma è anche una necessità. Sono sempre io che decido di comportarmi come gli altri desiderano che io mi comporti, in questo senso -ma solo in questo senso- sono libero, ma non posso essere libero senza l'altro. Se sono solo non ho bisogno di essere libero, sono così e basta.

LA LIBERTA' ESISTE SOLO SE NOI DIAMO UN SENSO ALLE COSE

 È la tesi più affascinante di Sartre: non vi è alcuna cosa che possa limitare la mia libertà, ma questa è sempre in relazione al significato che io do alle cose. L'esempio di colui che si suicida rende appieno questa idea, se una persona si vuole suicidare davanti ad un precipizio dovrebbe provare orrore, paura, invece viene attratto dal precipizio perché viene attratto dal nulla che rappresenta il precipizio stesso e la morte. Vale a dire che il suicida dà al precipizio un significato diverso da quello che normalmente viene attribuito da una persona nel pieno delle sue facoltà mentali e che non vive uno stato di disagio.

L'ANGOLO PERSONALE

"L'essere e il nulla" nonostante la sua complessità, è tra le opere più suggestive del pensiero moderno e permette (ancora) di riflettere sul rapporto tra l'uomo e il mondo. Pur non potendosi definire un libro di tipo filosofico-divulgativo come "L'esistenzialismo è un umanismo" conserva intatto tutto il suo fascino perché rappresenta una riflessione in netta antitesi rispetto a tutte le visioni ottimistiche del progresso infallibile che ancora ammorbano l'interpretazione del mondo.
Il mondo è lì, è una realtà statica come lo è il nostro essere, siamo in quel modo e basta e il nostro modo di essere non è deciso nè determinato dal nostro fare.

Il libro non può essere ridotto in un mortificante riassuntino delle tesi espresse da Sartre, 728 pagine dense e complesse vanno "digerite", ma è un libro fondamentale per conoscere l'impianto teorico elaborato dal filosofo francese.

Un giudizio soggettivo sul libro lo trovo alquanto riduttivo, si tratterebbe in realtà di argomentare delle tesi contrapposte a quelle di Sartre, a questo punto il giudizio non sarebbe più sul libro, ma sulle posizioni teoriche di Sartre. Interessante e ambizioso progetto, ma non adatto ad essere espresso nel breve spazio di un articolo.

QUALE EDIZIONE SCEGLIERE

La casa editrice il Saggiatore è quella che "tradizionalmente" da cinquant'anni pubblica le opere di Sartre: è del 1963 uno dei libri più interessanti di Sartre: "Che cos'è la letteratura". Sempre pubblicato nel 1963 è "Critica della ragione dialettica" a cura di P.Caruso.(pubblicato anche da Mursia).

L'edizione pubblicata da il Saggiatore è stata tradotta da G. Del Bo e revisionata da Franco Fergnani e Marina Lazzari, si tratta dell'edizione storica de "L'essere e il nulla" pubblicata in lingua italiana ed edita per la prima volta nel 1958 da Mondadori.




Nel 1964 l'Accademia svedese attribuì a Sartre il premio Nobel, lo rifiutò, lo riteneva un nulla privo di significato. Nulla avrebbe aggiunto al valore di Sartre.

 

 


  Il mondo è così e basta, non ha bisogno di alcuna giustificazione razionale. Taluni non provano vergogna nemmeno davanti agli altri, davanti al loro nulla e alla loro inconsistenza fuggono dagli altri per non essere riconosciuti.

 

 

Su Sarte può interessarti anche:

 

L'esistenzialismo è un umanismo - Jean-Paul Sartre

 

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Published by Caiomario - in Filosofi: Sartre Jean Paul
7 aprile 2014 1 07 /04 /aprile /2014 06:05

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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L'ESISTENZIALISMO 

Possiamo definire l'esistenzialismo come una corrente filosofica strettamente legata alla crisi del Novecento, proprio questo fatto connotante fa si che l'esistenzialismo possa anche definirsi come "filosofia della crisi", una crisi acuita dalle distruzioni materiali e spirituali che colpirono l'Europa in seguito ai due conflitti mondiali. 
Quando si parla di esistenzialismo è bene ricordare che non ci troviamo dinanzi a un sistema filosofico ma davanti a un clima culturale in cui, vari aspetti della cultura umana, l'arte, la letteratura, il cinema, entrarono in relazione con quelle riflessioni legate ai temi dell'esistenza che videro tra i maggiori rappresentanti autori come Kafka, Dostoevskij, Camus, Sartre
Fu prima movimento culturale e di costume l'esstenzialismo e solo successivamente riflessione filosofica che problematizzò il concetto di verita vista come qualcosa di enigmatico che necessita di una decodifica oppure assume come in Sartre i caratteri dell'emprisimo che rifiutando l'esperienza totalizzante dell'esperienza come un qualcosa di chiuso e concluso ne prospetta la sua apertura al mondo. 

E' difficile individuare i padri dell'Esistenzialismo in quanto molti aspetti sono rintracciabili in autori che non possono essere collocati cronologicamente nell'arco temporale che va dalla fine della prima guerra mondiale sino agli anni dello sviluppo della società portindustriale. 

Potremo fare risalire sotto certi aspetti l'esistenzialismo addirittura a Sant'Agostino o rinvenire numerose tracce nel pensiero di Blaise Pascal, ma senza dubbio molti degli sviluppi dell'esistenzialismo quale corrente filosofica sono rintracciabili in Kierkegaard, in Nietzsche e in Dostoevskij. 

La filosofia dell'esistenza si contrappone alle filosofie dell'essenza, l'esperienza empirica dell'uomo singolo, di quest'uomo-qui che si trova collocato nello spazio e nel tempo è importante; la storia personale di ognuno vista come qualcosa di unico e irripetibile assume una importanza fondamentale per gli esistenzialisti e in Heidegger tale tema sarà sempre corrlato a quello della morte. 

L'esistenza è, prima di tutto, essere nel mondo, essndo nel mondo si sfugge all'accerchiamento del mondo come naturalità per immergersi nel mondo, in questo senso l'uomo è progetto, proiezione futura, apertura verso la progettualità intesa come fattiva esstenza. 

Jean-Paul Sartre è il più importante rappresentante dell'esistenzialismo francese, per comprendere il significato de: 

L'ESISTENZA E' UN UMANISMO 

L'opera venne pubblicata nel 1946 dopo una conferenza tenutasi a Parigi nel 1945 proprio sul tema che ne porta il titolo, per comprenderne il contenuto è necessario riallacciarsi ad un'altra celebre opera di Sartre "L'essere e il nulla" dove il pensatore francese coglie la profonda lacerazione che l'uomo vive nella realtà intesa come immediatezza, la realtà non ha nessuna giustificazione, esiste e basta (questa condizione viene chiamata "l'essere in-sè) 
La coscienza umana ( che lui chiama "l'essere per-sè) si muove all'interno di questa immediatezza stabilendo una trama di rapporti che costituisce una sorta di fuga dall'immediatezza della realtà. 

Questa opposizione fa si che la coscienza costruisca cose irreali e nello stesso tempo annienti il mondo, Sartre parla di NULLA che non va inteso con il significato del linguaggio comune come negazione di un giudizio ma il NULLA E' CIO' CHE FONDA LA POSSIBILITA': la libertà di un uomo dipende dalla libertà di ogni uomo, per cui ognuno si presenta all'altro come possibile sorgente di distruzione, a qualcosa che noi rappresentiamo nella nostra coscienza corrisponde qualcosa che non è quello che noi pensiamo. 

La libertà è tale solo se nego l'altro, la mia libertà non è la libertà di un altro, ogni valore esiste perchè ne viene negato un altro: la negazione è reciproca per affermare la mia libertà devo negare l'altro che diventa cosa. 

Dati questi presupposti, Sartre parlerà dell'esistenzialismo come umanismo, tema sviluppato in forma compiuta nell'opera; quali sono i contenuti essenziali di questo saggio il cui intento era essenzialmente divulgativo e non filosofico? 

-La libertà è la libertà di ognuno, siamo solo liberi di progettare ma non di portare a compimento la nostra libertà che come tale, non sarà mai qualcosa di compiuto, di realizzato. 
La mia libertà è il mio destino ma non è la mia scelta che seguirà sempre il percorso di una Storia i cui esiti sono inconoscibili. 
Fu questa una critica a quell'atteggiamento che nella dialettica dogmatica marxista portava a guardare ottimisticamente al futuro come realizzazione di quelle " magnifiche sorti e progressive" di illuministica eredità. 

-È questa la teoria forse più affascinante di Sartre che ritorna sul tema della morale, criticandone gli assunti kantiani; esiste secondo Sartre una gerarchia della morale nel senso che noi NON SCEGLIAMO TRA DUE POSSIBILITA' MA TRA DUE SIGNIFICATI. 
Esemplare è il caso del suicida che rinuncia, all'ultimo momento, di buttarsi da una finestra, per Sartre tale rinuncia non è imputabile alla paura del precipizio ma al significato che è stato caricato prima per cui l'orrore è l'orrore per il nulla che c'è dopo la fine dell'esistenza, il nulla ancora una volta ritorna nella tematica della riflessione sartriana. 
Noi siamo liberi perchè diamo un significato alle cose che altrimenti non avrebbero alcun significato, in ciò e solo in ciò , sta la nostra libertà di scelta. 

 È un libro che affronta con un linguaggio semplice e non filosofico alcuni temi che interessano l'uomo la cui esistenza è un umanismo nel senso che l'uomo è, perchè è progettualità che non non avvenire se non in relazione con l'altro uomo. 

L'esistenza non è più un qualcosa di assoluto ma qualcosa che è condizionata dai desideri, dai bisogni, dalle paure, dalle ansie, dalle speranze che concorrono ad evidenziarne i suoi limiti se non addirittura l'assenza di significato perchè noi, solo noi, diamo un senso alle cose ed ecco perchè Sartre definirà noi uomini come "donatori di senso": da questo punto di vista la libertà appare come qualcosa che non può avere un limite in quanto è essa stessa che da significato a ogni singolo aspetto dell'esistenza. 


Voto massimo con lode a questo interessantissimo saggio di Sartre. 
 

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