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24 dicembre 2014 3 24 /12 /dicembre /2014 08:52

SULL'IMPORTANZA DEL TESTO NELLA SUA VERSIONE ORIGINALE

Durante il corso di Filosofia del Diritto il docente ha tenuto una lezione sull'importanza del testo originario, in detta occasione ha anche presentato numerose edizioni critiche sull'opera di Hegel e in particolare quelle che trattano la parte "giuridico-filosofica" del sistema hegeliano.
Non si è trattato di "dotte divagazioni" ma di questioni importantissime per chi deve sostenere un esame universitario approfondito con la lettura del testo.
L'esame oltre ad essersi svolto su domande inerenti i  fondamentali della materia, ha comportato anche la lettura del testo,  con "copertura" delle note del curatore (nel senso che le note erano nascoste con un foglio per non poterle consultare durante la lettura); era necessario, inoltre, conoscere le principali questioni presenti nell'apparato critico.
È evidente che una lettura così approfondita del testo può nascere solo da interessi legati allo studio o da esigenze particolari come possono essere quelle legate ad una prova d'esame.

È logico che non è possibile leggere tutte le opere critiche scritte su Hegel, sarebbe un'opera immane e non basterebbe di sicuro una sola vita umana per quanto lunga possa essere. Basti pensare che esiste un'opera intitolata "Hegel, Bibliography - Bibliografie" curata dallo studioso K. Steinhauer  che contiene ben 12.032 titoli riguardanti tutte le edizioni pubblicate su Hegel. Oltre a questa ponderoso elenco vi sono gli articoli scritti su Hegel e pubblicati nella "Internationale Bibliographie der Zeitschriftenliteratur". Insomma il materiale non manca, dimostrazione che l'interesse su Hegel a quasi due secoli dalla sua morte è ancora molto vivo.
Durante la preparazione dell'esame ho avuto anche occasione di visionare le ristampe anastatiche di diverse opere di Hegel, comprese alcune vecchie edizioni dell'opera "Grundlinien der Philosophie des Rechts" (Lineamenti di filosofia del diritto); è interessante notare, quando si visiona il frontespizio delle copertine, l'impostazione grafica delle edizioni in lingua originale tutte  scritte in caratteri gotici.
 Interessante, inoltre, è la visione delle lettere manoscritte di Hegel (esistono delle ottime riproduzioni fotografiche che permettono di consultare il suo ricco epistolario). La consultazione si limita ad una semplice visione in quanto la scrittura minuta di Hegel è incomprensibile, credo che solo la lettura e l'interpretazione da parte degli studiosi debba essere stata un'opera immane già di per sé.


IL LIBRO

L'edizione pubblicata da Bompiani nella collana "Testi a fronte" ha il pregio di contenere anche il testo originale dell'opera, il libro si compone di 672 pagine; l'edizione è stata  tradotta e curata da Vincenzo Cicero che ha tra l'altro tradotto e curato anche le seguenti altre opere di Hegel:

  • G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello Spirito, a cura di V. Cicero, Rusconi Libri, Milano 1995 (rist. Bompiani, 2000), 1148 pp
  • G.W.F. Hegel, Enciclopedia delle scienze filosofiche in compendio, a cura di V. Cicero, Rusconi Libri, Milano 1996 (rist. Bompiani, 2000), 1032 pp
  • G.W.F. Hegel, Platone. Secondo l'edizione postuma del 1833 delle Lezioni sulla storia della Filosofia curate da K.L. Michelet. Revisione critica del testo tedesco e raffronto con l'ed. Garniron-Jaeschke di V. Cicero. Rusconi Libri, Milano 1998, 374 pp
  • G.W.F. Hegel, Aristotele. Secondo l'edizione postuma del 1833 delle Lezioni sulla storia della Filosofia curate da K.L. Michelet. Revisione critica del testo tedesco e raffronto con l'ed. Garniron-Jaeschke di V. Cicero. Rusconi Libri, Milano 1999, 335 pp.


Alle opere citate, si aggiungono inoltre le traduzione e la cura di opere di M. Heidegger, D. v. Hildebrand, I. Kant, J. Locke.

Vincenzo Cicero è anche un brillante conferenziere e può vantare un'importante e significativa esperienza nell'attività didattica e di ricerca in ambito universitario.  Per avere maggiori  e più dettagliate informazioni consiglio di consultare il suo curriculum scientifico e didattico nella pagina personale dedicata.


G.W.F. Hegel, Lineamenti di filosofia del Diritto, a cura di V. Cicero era già stata pubblicata da Rusconi Libri nel  1996 la ristampa pubblicata da Bompiani nel 2002 non presenta alcuna differenza rispetto alla prima edizione, cambia solo la copertina.
Apprezzabile e di valore è poi il ricco apparato critico che permette di approfondire diversi aspetti che possono essere soggetti a cattive interpretazioni del testo di Hegel.


L'edizione con testo a fronte è consigliata senz'altro a chi deve sostenere un esame, a chi deve preparare una monografia sul testo e necessita di una traduzione affidabile, ad insegnanti di filosofia e a cultori di cose filosofiche.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Hegel Georg Wilhelm F.
16 ottobre 2014 4 16 /10 /ottobre /2014 07:51


PREMESSA


"Lineamenti di Filosofia del diritto" è uno testi che ho portato all'esame di Filosofia di diritto, un testo di non facile  comprensione per chi non conosce l'impianto della filosofia hegeliana e sicuramente non adatto  per una lettura continua e fluida, ma è un'opera molto stimolante per chi ha interesse per il diritto visto sotto la lente della filosofia di Hegel. Lo studio di questo testo è stato coadiuvato da tre quaderni di appunti presi durante le lezioni del docente e da altri testi propedeutici.
 
Molti sono soliti citare  la seguente  frase che si trova nella prefazione dei "Lineamenti di Filosofia del diritto":

"Ciò che è razionale è effettivamente reale, e ciò che è reale è effettivamente razionale".

Credo che questa frase citatissima venga spesso usata a sproposito perché Hegel -uomo complesso che tendeva alla complicazione- è facile da equivocare quando si cerca di interpretare il suo pensiero utilizzando dei termini   adoperati nell'accezione del linguaggio comune.  Ecco allora il significato corretto: per Hegel reale è  solo ciò che ha effettivamente la capacità di realizzarsi secondo un piano prestabilito e razionale, quindi la razionalità  è la forma più alta della realtà.
Il compito della filosofia è quindi quello di comporre qualsiasi frattura della realtà effettiva con la ragione.

Un'interperetazione più estensiva della frase può portare alla conclusione che Hegel arrivi a giustificare razionalmente qualsiasi evento storico per quanto possa essere terribile e ripugnante per la coscienza comune.
Il pensiero di Hegel portato alle sue estreme conseguenze, può portare anche a questo ma è importante comprendere che quando il libro venne scritto (1820), grandi eventi di natura politica e storica erano appena avvenuti e la Rivoluzione Francese prima e Napoleone dopo, rappresentavano per Hegel il naturale compiersi della dialettica della ragione.
Solo inquadrando gli eventi storici e culturali dell'epoca è possibile comprendere la concezione del diritto così come la intendeva Hegel per il quale lo stato è tale solo se è stato etico.


QUELLO CHE E' ATTUALE NEL PENSIERO DI HEGEL

Hegel era complesso nel modo di esprimersi ma aveva ben chiara l'idea della funzione della filosofia che non può avere alcun ruolo per l'uomo se si perde dietro alla metafisica elaborando teorie che vanno al di là del tempo;  la filosofia -per Hegel- si deve occupare della storia e il diritto, inteso come organizzazione dello Stato, non deve essere una vuota idea ma una delle manifestazioni della razionalità. Il compito della filosofia è quello di  acquisire  la piena consapevolezza di questo processo che avviene nella storia e nella natura.

IL LIBRO

Titolo: Lineamenti di filosofia del diritto. Diritto naturale e scienza dello stato in compendio
Autore: Hegel Friedrich
Editore: Laterza (pubblicato nella collana "Biblioteca Universale Laterza"
Anno di pubblicazione 2004
Pagine:338

Nelle prime 30 pagine propedeutiche alla lettura del testo vi è la prefazione di Giuliano Marini, già professore ordinario di filosofia politica presso la Facoltà di Scienze politiche all'Università di Pisa; utilissima e dotta prefazione che aiuta a comprendere il significato dell'opera.




L'ANGOLO PERSONALE

"Lineamenti di filosofia del diritto" è uno dei libri che, al di là delle tesi espresse, ho trovato tra i più interessanti e significativi. Le numerose interpretazioni e discussioni che ne sono seguite sono  state un ulteriore stimolo per capire l'importanza che rivestiva all'epoca il "diritto naturale" , la sua importanza era tale che era un disciplina universitaria a tutti gli effetti.
 Oggi non esiste nessuna cattedra di diritto naturale e non avrebbe alcuna ragione di esistere, l'accostamento tra "diritto naturale" e "scienza dello stato" era assolutamente nella logica del tempo, ma esistono ancora oggi dei sostenitori del cosiddetto "diritto di natura"? La risposta è affermativa, anche se andrebbe articolata in modo più compiuto.  Ci samo mai chiesti, ad esempio, se la famiglia rientra nel diritto naturale? Secondo molte leggi positive la risposta é sì in quanto la famiglia naturale è quella costituita da un uomo e da una donna ed eventualmente da dei figli. Hegel non affrontò certamente questo tema che era quanto di più lontano si potesse concepire nel dibattito dell'epoca, tuttavia molti dei principi stabiliti nel diritto positivo si rifanno ancora oggi al diritto naturale.
Mentre non esiste più (a parte il Vaticano e gli stati teocratici islamici) alcuna organizzazione statuale che si richiami al diritto divino in passato era assolutamente normale concepire il diritto pubblico come derivante direttamente da Dio; Hegel ha contribuito in maniera determinante a liberare il diritto da ogni pretesa di origine divina con tutte le irrazionalità che questa pretesa si portava dietro.


***Georg Wilhelm Friedrich Hegel pubblicò quest'opera all'età di 51 anni, nel mondo universitario tedesco rappresentava da tempo un punto di riferimento importante, ma la sua fama continuò oltre il tempo terreno influenzando uomini, ideologie e spinte rivolUzionarie; nonostante infatti Hegel avesse delineato una forma di stato reazionario, le sue idee ebbero un'influenza straordinaria nella diffusione delle idee del nuovo illuminismo.

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Published by Caiomario - in Filosofi: Hegel Georg Wilhelm F.
13 maggio 2014 2 13 /05 /maggio /2014 18:16

 

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La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (3)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

Per comprendere le obiezioni che Hegel rivolse alla filosofia kantiana bisogna considerare che la logica non è uno strumento formale necessario alla conoscenza ma ha un significato ontologico e metafisico; il rigetto di Kant assume dei toni che sfiorano la vera e propria ridicolizzazione riguardo ad espressioni come «unità trascendentale dell'autocoscienza» che sembrano nascondere qualcosa di difficile mentre -dice Hegel- «la cosa è più semplice» in quanto la distinzione tra trascendentale e trascendente è una forzatura. L'idea che le leggi della conoscenza siano soggettive a priori viene respinta da Hegel che bolla come  «bizzarro  » e come «stortura», tuttavia nonostante questo giudizio negativo Hegel amette che c'è qualcosa di vero nell'idea che le categorie appartengano soltanto a noi nel senso che
«non sono contenute nella sensazione immediata» e fa due esempi:

Primo esempio: «Se consideriamo, per es., un pezzo di zucchero, vediamo che è duro, bianco, dolce ecc. Ora diciamo che tutte queste proprietà sono unite in un oggetto, e quest'unità non è nella sensazione»; (1)

Secondo esempio: «Lo stesso se connsideriamo due eventi in quanto stanno in rapporto di causa ed effetto; in tal caso vengono percepiti due eventi isolati che si succedono nel tempo. Ma che l'uno sia la causa e l'altro l'effetto (il nesso causale tra di loro), questo non viene percepito, ma si dà soltanto per il nostro pensiero. Sebbene le categorie (come, per es. unità, causa ed effetto, ecc.) spettino al pensiero come tale, non ne segue ancora affatto che le categorie siano perciò qualcosa di semplicemente nostro e non siano anche determinazioni degli oggetti stessi».(2)

Per Kant -spiega Hegel- le cose stanno esattamente in questo modo, è l'Io che dà la forma al contenuto del conoscere ossia alla realtà che trova la sua unità solo nell'Io. Di contro osserva Hegel non è importante sapere che le cose siano in quanto non si avrebbe alcun vantaggio nè per noi per le cose stesse, mentre è importante che il contenuto sia vero. L'esistenza del contenuto non è importante di per sè, ciò che invece conta è il valore dello stesso, un delitto -dice Hegel- esiste ma la sua esistenza è nulla quando «giunge poi ad essere come tale nella pena».

______________________________________________________________________________________

NOTE

(1) In op.cit p.198

(2) In op. cit. p.198

 

Articoli correlati

La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (1)

La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (2)

 


Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

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12 maggio 2014 1 12 /05 /maggio /2014 17:12

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La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (2)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

 

 

Hegel nella Enciclopedia delle Scienze Filosofiche esamina la filosofia kantiana a cui riconosce diversi meriti (si veda a tal proposito  Il merito del sistema kantiano secondo Hegel ), tuttavia nella sua analisi serrata e meticolosa afferma:  «È noto che la filosofia kantiana se l'è cavata a buon mercato nella scoperta delle categorie ». Per comprendere il senso di questa affermazione, bisogna fare un accenno alla facoltà teoretica così come era indicata da Kant il quale riteneva che essa fosse « il fondamento determinato dei concetti dell'intelletto». In altri termini Kant per spiegare le relazioni stabilite dal pensiero sulla molteplicità ricorre alle categorie ossia ai concetti puri dell'intelletto. Hegel obietta che l'Io quale unità dell'autocoscienza così come indicato da Kant è un Io astratto e del tutto indeterminato, giudicare -sottolinea Hegel. significa pernsare un oggetto determinato. Il superamento di questa contraddizione lo si deve alla filosofia di Fichte a cui «spetta come grande titolo di merito avere ricordato che le determinazioni di pensiero vanno mostrate nella loro necessità, che devono essere essenzialmente dedotte».

La filosofia kantiana avrebbe (Hegel usa il condizionale) dovuto trattare le categorie non prendendole dall'esperienza  ma partendo dal pensiero stesso in quanto ik pensiero deve essere «capace di dimostrare il contenuto che le è più proprio e comprenderne la necessità». Nell' Aggiunta n.1 Hegel è più esplicito su questo punto e spiega la contraddizione della filosofia kantiana che afferma che le categorie hanno la loro fonte nell'Io, tuttavia se osserviamo la realtà ci troviamo davanti ad una molteplicità che è un essente fuori dall'Io. L"adesso" esiste solo perchè c'è un "prima" e un "dopo", così come c'è il "rosso" perch c'è anche il "giallo" e il "blu". È l'Io che dà unità alla varietà del sensibile, l'Io contagia tutto, tuttavia -insegna Hegel-  quest'attività dell'Io che è puramente soggettiva si illude di introdurre l'unità  del sensibile mentre  questa unità esiste a prescindere dal pensiero degli uomini, esiste in quanto manifestazione dell'assoluto che si dimostra maganimo lasciando «liberi i singoli, perchè godano di se stessi, ed è l'assoluto stesso a risospingerli nell'unità assoluta ».

Articoli correlati:

La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (1)

 

Fonte Immagine: https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

 




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11 maggio 2014 7 11 /05 /maggio /2014 18:29

 

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La filosofia Kantiana sotto la lente di Hegel (1)

Georg Wilhelm Friedrich Hegel

 

 

Hegel sostiene che l'esperienza è  il terreno comune delle conoscenze tanto della filosofia critica quanto dell'empirismo ma mentre per quest'ultimo l'esperienza è verità per la prima l'esperienza è fonte delle conoscenze. Come allora spiegare l'esistenza dell'elemento dell'universalità e della necessità in base al presupposto che sono determinazioni essenziali dell'esperienza o in altre parole delle categorie funzionali alla conoscenza dell'esperienza? Hegel spiega che il Fatto (questo è il termine che viene utilizzato per indicare l'universalità e la necessità) appartengonp alla spontaneità del pensiero ossia a priori.

La filosofia kantiana -dice Hegel-  dà quindi un'altra spiegazione di quel Fatto ma ha comunque il merito di avere messo sotto la lente la filosofia metafisica anche se il limite risiede nel fatto che le forme del pensiero sono viste solo dal punto di vista della loro attività soggettiva non tenendo in considerazione la sua oggettività. La filosofia kantiana fondandosi su basi psicologico-storiche rappresenta un passo in avanti rispetto alla vecchia metafisica che aveva la presunzione (o l'ingeuità) di pensare che quelle determinazioni avessero validità come un apriori che bastava per sè. Annota Hegel «La filosofia critica invece si è assunto il compito di esaminare in che misura in generale le forme del pensiero siano capaci di aiutarci a giungere alla conoscenza della verità». (1) Ma come si fa -obietta Hegel- a conoscere prima di conoscere ? Esaminare le forme di conoscere è già di per sè un conoscere. Il primo punto della filosofia kantiana è quello di sottoporre il pensiero stesso ad esame  ossia di «stabilire in che misura sia capace di conoscere». (2) La filosofia kantiana non considera le determinazioni di pensiero in sè e per sè ma vuole stabilire se siano soggettive o oggettive. In base a questo presupposto l'attività del pensiero è soggettiva ma -e in  il pensato è oggettivo. Su questo punto Hegel si trova perfettamente d'accordo con Kant in quanto ciò che è percepibile sensibilmente (il pensato) non è indipendente ma è ciò che è conforme al pensiero che è oggettivo ed è perciò che ha il compito di stabilire «il carattere della durata e della consistenza interna».(3).In base a questo concetto Hegel nega, ad esempio  che il giudizio di un'opera d'arte possa essere soggettivo in quanto non può dipendere da uno stato d'animo  momentaneo o da una sensazione ma deve «tenere conto della prospettiva universale e fondata sull'essenza dell'arte».(4)


 

__________________________________________________________________________

NOTE

(1) Georg Wilhelm Friedrich Hegel, La scienza come logica, a cura di Pietro Verra, Torino, 1981, p.194.

(2) Ibid. p.194.

(3) Ibid. p.194

(4) Ibid p.194-195

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

 

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La filosofia kantiana sotto la lente di Hegel


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5 maggio 2014 1 05 /05 /maggio /2014 07:16

 

HEGEL

LOGICA E FILOSOFIA

 

Hegel agli esordi della sua attività filosofica era in pieno accordo con le posizioni di Shelling, questa comune veduta prestò  però entro in crisi e segnò il distacco dalla posizione idealismo-etica di Fichte e da quella idealistico-estetica di Shelling,  è l'inizio dell'idealismo logico in cui viene descritta l'opera della infinita ragione e della sua dialettica intesa come perenne movimento e progresso in cui gli opposti trovano una loro soluzione e composizione nell'unità. Compito del filosofo è descrivere la dialettica.

 

Hegel divide la sua Filosofia del pensiero o Logica  in tre parti o sfere, seguendo lo schema triadico della tesi, antitesi e sintesi:

  • La logica dell'essere; 
  • La logica dell'essenza;
  • La logica del concetto.

 

 

La logica dell'essere riguarda il concetto in sé e studia i concetti più astratti. La logica dell'essenza  riguarda il pensiero nel momento della  mediazione e studia concetti più concreti o in altre parole  il concetto come appare o come il concetto appare per sé. La logica del concetto esamina il concetto in sè e per sè ossia della realtà come sviluppo vivente in atto. Solo nella logica del concetto si perviene alla verità dell'essere e dell'esistenza in quanto è il momento in cui i due momenti trovano la loro sintesi; di contro studiando l'essere e l'essenza come momenti singoli si riconosce l'immediatezza del primo e la mediatezza del secondo.  La logica è quindi lo studio della verità nella sua forma pura ed essenziale.

 

IL RAPPORTO TRA FILOSOFIA E LOGICA

 

Ma qual'è il rapporto tra filosofia e logica? Hegel sostiene che come la filosofia è  la storia della filosofia sono sistemi in svolgimento. Per fare comprendere questo concettto Hegel afferma chebisogna cogliere le differenze che si manifestano nelle varie manifestazioni del pensiero filosofico la cui successione avviene nel tempo analogamente a quanto avviene nello sviluppo delle facoltà psichiche e fisiche di un bambino che è impossibile cogliere nel momento in cui germogliano. Il compito della filosofia è riconoscere le determinazioni in cui si manifesta il processo dialettico e la successione dei vari sistemi filosofici che si presentano nel tempo è esattamente uguale a a ciò che si manifesta "nella deduzione logica delle determinazioni concettuali dell'Idea".

 

 

STORIA DELLA FILOSOFIA E FILOSOFIA COINCIDONO

Per Hegel "lo studio della filosofia coincide con lo studio della filosofia stessa", ancora una volta per spiegare questo concetto, il filosofo tedesco ricorre ad un'analogia: "Chi studia la storia della fisica, della matematica ecc., s'introduce automaticamente nello studio di quelle scienze". Tuttavia per conoscere  il progresso  della filosofia intesa come sviluppo dell'Idea, secondo le sue manifestazioni empiriche, è necessario avere una conoscenza dell'Idea cos' come è impossibile dare dei giudizi sulle azioni umane se non si possiede prima il concetto di giustizia. Non ogni storia filosofia si può definire scienza ma solo  quella che è concepita come sistema di svolgimento dell'Idea, in quanto una mera raccolta di cognizioni non costituisce di per sè la condizione per potersi definire scienza.

 

 

 

Sull'argomento può interessarti anche:

 

La dialettica e il ruolo della filosofia - Georg Wilhelm Friedrich Hegel

 

 

 

 

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5 maggio 2014 1 05 /05 /maggio /2014 06:38

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HEGEL

LA FILOSOFIA DELLA NATURA

 

Per Hegel la natura costituisce uno svuotamento dell'Idea che in essa perde la sua ricchezza  anche se la natura stessa è il modo esteriore di manifestarsi dell'Idea che in un certo qual modo ne esprime la coscienza seppur in forma depotenziata. Una volta stabilito il rapporto della natura nei confronti dell'Idea, Hegel mostra il ritmo triadico della dialettica degli organismi viventi che avviene seguendo lo schema del movimento, della forza e dell'organismo che formano la tesi, l'antitesi e la sintesi. La tesi è espressa dalla meccanica, l'antitesi dalla fisica e la sintesi dalla biologia,  quest'ultima è la disciplina generale che riguarda l'organismo vivente.

La spiegazione data da Hegel , secondo i suoi critici, si è dimostrata debole e complicata sul piano logico, critici che gli rimproverano di avere illustrato un processo dialettico complesso e poco convincente; effettivamente in una filosofia come quella di Hegel che procede per concetti la Filosofia della natura o dell'Idea fuori di sè è la parte più debole del suo sistema filosofico nel quale il superamento dell'opposizione Idea e natura è data dall'Idea in sè e per sé ossia dallo Spirito che costituisce lo stadio superiore della Natura a cui essa tende

 

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/26480501@N06/9636385888

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5 maggio 2014 1 05 /05 /maggio /2014 04:46

 

 

 

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"È un comune pregiudizio l'opinione che la scienza filosofica abbia a che fare soltanto con le astrazioni, con vuote generalità, mentre invece l'intuizione, la nostra autocoscienza empirica, il sentimento di noi stessi, il senso della vita sarebbero invece il concreto in sé, la ricchezza di ciò che è determinato in sé. In realtà la filosofia vive nell'ambito del pensiero: essa quindi ha a che fare con universalità:  il suo contenuto è astratto, però solo secondo la forma, secondo l'elemento; mentre invece l'idea in se stessa  è essenzialmente concreta, poichè essa è l'unità di determinazioni differenti. Proprio in questo la conoscenza razionale differisce dalla pura conoscenza intellettualistica: ed è appunto compito della filosofia il dimostrare, contro l'intelletto, che il vero e l'idea non consistono in vuote generalità, bensì in un universale che è in se stesso il particolare, il determinato. Se il vero è astratto, esso non è vero.

La sana ragione umana, il buon senso, mira solo al concreto; soltanto la riflessione dell'intelletto forma una teoria astratta, priva di verità, giusta soltanto nel cervello ed inoltre impraticabile, la filosofia è quanto mai nemica dell'astratto e riconduce al concreto."

 

In questo celebre passo tratto dall' "Introduzione alla storia della filosofia" Hegel esplicita in modo chiaro ed inequivocabile qual'è il compito della scienza filosofica che non è un puro esercizio intellettualistico vuoto e astratto dalla realtà ma un percorso che porta a riconoscere l'universale attraverso la determinazione e il riconoscimento del particolare.

Hegel rigetta ogni forma di astrazione e condanna l'intellettualismo che essendo un puro esercizio del pensiero non mira a riconoscere la verità lanciandosi in elucubrazioni mentali impraticabili.

La filosofia, al contrario, è nemica dell'astrazione e permette di riconoscere il concreto, al contrario di quanto si possa pensare, Hegel non riconosce alla logica speculativa alcun ruolo ritenendo che per giungere alla sintesi di due concetti astratti bisogna arrivare ad una nuova  forma concreta e tangibile. Ad esempio il concetto di uomo e di donna è di per sè astratto mentre la loro unione è un divenire concreto.

A differenza della logica tradizionale basata sul principio di identità e di non contraddizione, la logica hegeliana perviene ad una sintesi degli opposti risolvendola in un'unità concreta che la scienza filosofica è in grado di poter cogliere.

 

"Il concreto - sostiene Hegel- deve diventare per sé" ossia si deve risolvere nella sua semplicità in quanto sintesi di due diversi. solo l'unità è verità.

Se l'Idea fosse solo un'astrazione sarebbe solo un'essenza suprema, sulla quale non si può dire nient'altro; Hegel accusa l'intellettualismo moderno di avere creato un'idea di un Dio immobile mentre Dio è nel contempo movimento e quiete, due opposti che si risolvono nella concreta unità.

 

Il filosofo tedesco per spiegare questo concetto fa  due esempi ricorrendo all'oro e al fiore; il fiore, per quanto abbia molte qualità come il profumo, il sapore, la forma, il colore ecc., è un'unità e ogni parte del fiore contiene tutte le caratteristiche del petalo. La stessa cosa si può dire dell'oro le cui proprietà non sono divise e disgiunte.

Nel pensiero astratto le caratteristiche del fiore vengono divise e differenziate, invece nella realtà il sapore e l'odore sono un tutt'uno tant'è che li mettiamo in contrpposizione uno con l'altro.

 

Analogo ragionamento vale per l'uomo che è un misto di necessità e libertà, due concetti che sono apparentemente contrapposti ma -specifica Hegel - vi è una concezione più alta "che ci dice che lo spirito è libero nella sua necessità, e che solo in esso trova la sua libertà, come la sua necessità riposa solo nella sua libertà".

 

Il concetto  astratto di libertà senza necessità  sfocia nel puro arbitrio ed è nel contempo un'opinione vuota, un concetto di libertà puramente formale.

 

Il terzo momento dello svolgimento è il risultato di questo processo in cui lo spirito  è un movimento concreto e non un concetto astratto in quanto, unendo i due momenti contrapposti, è la loro verità. Hegel specifica che il movimento non si dispiega come una linea retta che va verso un infinto astratto ma come un movimento circolare che ritorna in sè e alla cui periferia si trovano una grande quantità di circoli "il cui insieme costituisce una grande serie di svolgimenti, che si volgono su se stessi".

 

Il filosofare pertanto non è altro che un'atività descrittiva della realtà comparabile alla "nottola di Minerva" che si leva in volo quando la giornata volge al termine. La realtà quindi è già fatta o in divenire e il filosofo deve solo coglierne il movimento.

 

Fonte Immagine: https://www.flickr.com/photos/9361468@N05/2881902001

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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