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5 luglio 2014 6 05 /07 /luglio /2014 05:44

L'AUTORE

Curioso, attento, narratore capace che sa attraversare la storia  camminando come un equilibrista sempre in bilico tra ricordi personali e quelli dei popoli, il premio Nobel per la letteratura Vidiadhar Suraj Naipaul riesce sempre ad avere un approccio unico nei confronti della vita.
Quando la riflessione personale diventa provocatoria per la sua disarmante sincerità o tocca le corde dell'anima riesce a fare riflettere, pone degli interrogativi ma non può lasciare indifferenti. Non c'è un libro di questo autore nato a Trinidad nel 1932 che non proponga un itinerario di viaggio geografico e della mente che non sappia regalare passione e atmosfere. Sicuramente intenso Naipaul  scrive come il chirurgo  che fa un'operazione a cuore aperto mettendo a nudo ogni aspetto dell'esistenza attraverso   una narrazione spirituale e personale efficace e travolgente.


RISALIRE AL NOSTRO PASSATO

Scrive l'autore "Quasi tutti noi sappiamo chi sono i nostri genitori e i nostri nonni", aggiungo che tutti noi forse riusciamo a risalire alla terza generazione dei nostri avi, poi  ad un certo punto ci troviamo dinanzi al vuoto. Non siamo in grado di sapere da dove veniamo. Giunti al numero otto, perché sono otto i genitori dei nostri nonni, il nostro impegno è messo a dura prova, forse l'opera di alcuni zelanti appassionati tenta la strada dei registri anagrafici e degli archivi, ma solo i più fortunati  possono arrivare alle quinta e alla sesta generazione poi....nuovamente il vuoto. Dietro i nomi che eventualmente riusciamo a scoprire, poi, non ci sono i ricordi. Quando l'autore scrive "Ma risaliamo a un tempo molto, molto più antico, noi, si potrebbe andare indietro nel tempo all'infinito; risaliamo tutti quanti proprio agli inizi; nel nostro sangue, nelle nostre ossa, nel nostro cervello portiamo i ricordi di migliaia di esseri." Ognuno di noi è quindi il risultato di migliaia di ricordi, ma non sappiamo quali sono questi ricordi, è un'eredità che ci portiamo dietro senza sapere chi ce l'ha lasciata e non possiamo comprendere i tratti che abbiamo ereditato.

Il racconto che Naipaul fa della sua prima giovinezza è autobiografico ma è anche l'occasione per parlare della gente di Trinidad, gente senza denaro e senza lavoro che non conosceva l'inglese e che non aveva nessun tipo di tutela, giunta nell'isola caraibica dopo "settimane e settimane di navigazione".
La prosa di Naipaul è incisiva, il ritratto che fa dei suoi inizi lavorativi come impiegato di seconda classe è anche il ricordo di quell'umanità che popolava gli uffici governativi e della percezione di un tempo che scorreva lentamente, un ricordo che è anche metafora della propria vita ricca di incontri e di luoghi così diversi ma sempre intrisi di umanità.
Non c'è  un solo luogo che viene descritto dall'autore in cui non si trova qualcuno che  lo viveva, questa è la differenza che passa tra un racconto geografico e un racconto in cui l'uomo è il protagonista, parlare delle montagne, dei fiumi, dei mari non permette di conoscere un luogo, è la gente che lo abita a formarne l'anima.
Nella parte del libro dedicata a Trinidad si trova un clima da fine impero, c'è tutta l'atmosfera coloniale che ancora oggi pervade quei luoghi mai completamente affrancati e c'è molta Africa, un'Africa presentata senza stereotipi, senza ingenuità incontrata nei residui che vivono in quelle terre dove si avverte "in anche un certo isterismo, l'isterismo delle isole, espresso per lo più sottoforma di autoironia, di facezia, di fantasia, di eccessi religiosi". Perché questo sono le isole caraibiche da sempre, luoghi dove ogni tanto esce fuori l'uomo che si fa portatore della "redenzione africana o nera", luoghi che da quando sbarcò "il primo schiavo africano diventarono un pezzo di territorio nero" costellato da storie drammatiche, da false speranze, popolato da falsi leader e dalla presenza ingombrante degli ex colonialisti oggi come allora sempre presenti come in una storia circolare che si ripete sempre eguale a se stessa.
La parte centrale del libro è incentrata sul racconto del periodo spagnolo del Venezuela, ne esce fuori una storia mai scritta dove la figura di Francisco de Miranda "il sudamericano, o ispano-americano, più famoso del suo tempo" che lottò per l'indipendenza del Venezuela, non c'è mitizzazione nel descrivere il generalissimo venezuelano che viene anche "bollato" come un truffatore; un uomo figlio del suo tempo che visse ad un certo punto con le sovvenzioni dei britannici interessati moltissimo ai traffici con le Americhe e pochissimo dell'indipendenza del Venezuela.

Ma......il resto del libro va letto e non raccontato, un libro che non è un'autobiografia romanzesca ma un taccuino, un diario storico e geografico, ricchissimo di annotazioni personali, di curiosità che permette di sopravvivere ad un passato duro vissuto da decine di generazioni ormai dimenticate.


INFORMAZIONI SUL LIBRO

TITOLO:Una via nel mondo. Una sequenza
AUTORE: Naipaul Vidiadhar S
EDITORE: Einaudi (collana fabula)
Prezzo: 25 euro (al lordo degli sconti)

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Published by Caiomario - in Libri

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