Overblog
Segui questo blog Administration + Create my blog
24 gennaio 2014 5 24 /01 /gennaio /2014 06:54

 

Amicizia e altri racconti. Ediz. integrale

 

 

 

Leggete le opere di Hermann Hesse e scoprirete degli scrigni di rara bellezza, le sue pagine sono penetranti e credo che si possa dire senza cadere nell'iperbole che Hesse oltre a possedere un talento assoluto abbia segnato profondamente la storia della narrativa impegnata del secolo precedente ma anche che con i suoi libri abbia influenzato milioni di lettori; si sa però che gli eufemismi della lingua potrebbero fare sorgere il sospetto che si esageri ma per disinnescare questo sospetto vi suggerisco la lettura di un libro intitolato “Amicizia e altri racconti” , un'opera degli esordi che sa incantare il lettore e che contiene 14 preziosi racconti tutti da gustare!!

 

Leggendo questi racconti non c'è dubbio che ci si immerge in un'altra epoca, ma le situazioni descritte escono fuori dalla temporalità del momento per diventare universali, in un mondo come il nostro è sempre lecito lanciare un allarme generale sulle illusioni che come sirene incantatrici stanno sempre pronte lì a sedurci facendoci perdere il gusto per la normalità della vita. Credo che questo atteggiamento presente in molte delle figure descritte da Hesse si riproduca per un fatto generazionale legato all'età ma il nostro modo di confrontarci con gli altri in fondo non è cambiato dopo oltre un secolo e oggi forse l'unica differenza che segna uno stacco tra quel mondo descritto da Hesse e il nostro sta nel fatto che tanti (forse troppi) sono presi da un egocentrismo che li spinge ad apparire e ad essere protagonisti, ma la seduzione e la circonvenzione determinata dalle false lusinghe è la stessa.

Prendiamo ad esempio la figura di uno degli attori di uno di questi racconti, quel Karl Eugene Eiselein che dimostra di avere difficoltà a raggiungere un proprio equilibrio psichico fagocitando tutto e tutti e in particolare le persone che più avrebbe dovuto amare. Dietro la facciata della normalità si verificano tensioni e drammi inimagginabili e la verità è molto più banale di quanto si potrebbe pensare.

La puntuale descrizione di tipi di donna e di uomo sempre in perenne ed affannosa ricerca di un fine che abbia un senso è un motivo comune a tutti i racconti in cui l'amore  risulta un sentimento potente e fecondo che muove il mondo.

Eppure tutto questo avviene nella ripetizione banalizzante della quotidianità, quella con cui tutti noi dobbiamo fare i conti nella vita terrena; l'apparente banalità è ricca di sorprese come questo bel libro di Herman Hesse da leggere per riflettere sulla nostra pochezza e caducità ma anche sulle aspirazioni che accompagnano quel periodo contrastato che è l'adolescenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Libri
22 gennaio 2014 3 22 /01 /gennaio /2014 17:11

 

 

 

SU DI ME HA FATTO MIRACOLI - Guarire la Psoriasi. Un metodo naturale - John O. Pagano Libri

 

 

  Guarire la psoriasi. Un metodo naturale" di John Pagano è un volume che nasce dal desiderio di offrire al lettore tutta una serie di consigli per guarire dalla psoriasi senza dovere ricorrere a farmaci e a cure terapeutiche tradizionali.

Il libro è scritto in modo chiaro e comprensibile e permette di capire, grazie anche ai numerosi esempi a cui l'autore fa ricorso come la cura di una determinata patologia passa prima di tutto dall'osservanza di un buono stile di vita. Ogni volta che leggerete le spiegazioni  contenute nel libro vi renderete conto in che modo l'alimentazione possa influire sulla nostra salute e come il cibo e gli integratori naturali possano non solo per aumentare l'energia, ma anche per prevenire e curare molte malattie tra cui anche la psoriasi.

 

Il libro (e non poteva essere diversamente visto che si parla di salute) ha creato entusiasti consensi e anche numerose opposizioni; evidentemente non possiamo essere del tutto convinti del fatto che vi siano prove sufficienti sui vantaggi a lungo termine che possano derivare dal metodo consigliato da Dr John Pagano, tuttavia bisogna ammettere che oggi molti medici sono sensibili sul potere curativo del  buon cibo  e  su come la nutrizione sia la base da cui partire per prevenire l'insorgenza di molte patologie degenerative.

 

Fatta questa premessa, non si può che essere d'accordo con alcuni consigli dispensati da Pagano, come quello di liberarsi dal fumo, sui cui benefici è inutile soffermarsi in questo articolo mentre dovrebbe essere una prescrizione medica  non negoziabile quella di smettere di fumare per i  malati di psoriasi;  se poi esiste un'arte, questa è quella di disintossicare il proprio organismo così come una buona gestione dello stress attraverso l'attività fisica può contribuire senz'altro a "pulire" il corpo dagli effetti distruttivi dei radicali liberi, ossia di quelle molecole instabili di ossigeno che possono provocare tutta una serie di patologie tra cui i tumori e le malattie cardiovascolari.

 

Bisogna dire che sono accadute molte cose da quando il libro è stato scritto, a partire dalle scoperte fatte sul potere curativo degli antiossidanti; senza entrare nel dettaglio dei numerosi studi pubblicati e sulle altrettanto numerose ricerche sul ruolo svolto da molte sostanze sulla "scena nutrizionale" è bene allargare la propria conoscenza  sul potere curativo dei cibi.

 

A tal proposito consiglio la lettura di un libro illuminante intitolato "Il potere curativo dei cibi" scritto da, naturopata M.T. Murray, una delle massime autorità nel settore nel campo dell'alimentazione e autore di numerosi libri e pubblicazioni sulla medicina naturale.

 

 

 

 

 

 

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Libri
16 gennaio 2014 4 16 /01 /gennaio /2014 08:58

Redbull

article marketing turismo

 

 

Come eliminare la muffa dai muri

 

 

 

 

 

3216536762_3b85a0055d.jpg

 

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/29745154@N07/3216536762

 

 

 

 

 

La muffa sui muri delle abitazioni è un inconveniente molto fastidioso dal punto di vista estetico e che può essere pericoloso per la salute, le spore della muffa, infatti, tendono a moltiplicarsi se non si eliminano drasticamente e in maniera risolutiva. 
Spesso il problema è causato dalla cosiddetta "condensa" e per risolverlo  basta installare una presa d'aria dotata di una grata per favorire la circolazione dell'aria; in ogni caso per rimuovere la muffa bisogna utilizzare dei prodotti specifici come il Saratoga Antimuffa Spray  reperibile nei centri di bricolage e nei supermercati, un prodotto che si rivela molto efficace e che aiuta a contenere il problema anche se non in maniera definitiva qualora le cause siano di tipo strutturale.

 

COME USARE IL PRODOTTO


La soluzione garantisce un'eliminazione totale della muffa e le promesse sono all'altezza delle aspettative a patto che si osservino diversi accorgimenti: 

  • Una volta spruzzata la soluzione sulla superficie da trattare si formeranno delle gocce in eccesso, vanno tamponate con un panno pulito e bisogna attendere circa una decina minuti per far si che la soluzione agisca dissolvendo la muffa e le macchie. 
  • Dopo l'operazione di tamponatura, bisogna passare uno straccio umido per togliere le macchie residue dovute allo sgocciolamento della soluzione mischiata alla muffa dissolta. 
  • A questo punto bisogna areare la stanza sia per favorire l'asciugatura della superfice trattata, sia per eliminare l'odore della soluzione che, per quanto leggermente profumata, è sempre un agente chimico che lascia un odore persistente nel locale in cui è stata utilizzata. 
  • Dopo un primo passaggio la parete non è però pronta per essere ritinteggiata perchè è probabile che vi siano ancora delle tracce di muffa, per rimuoverle basta ripetere l'operazione e usare della carta vetrata di grana 500 per tolgiere qualsiasi residuo, prima di passare la tinta attendere che la parete sia perfettamente asciutta. 

ACCORTEZZE DURANTE L'USO DEL PRODOTTO 

Ecco alcune accortezze da seguire durante l'uso del prodotto, è bene osservarle con attenzione per prevenire il verificarsi di infortuni:

  • Utilizzare degli occhiali protettivi per evitare eventuali schizzi che possono causare gravi lesioni oculari ( un paio di occhiali di protezione costa circa 3-4 euro ed è reperibile nei negozi di bricolage). 
  • Utilizzare tassativamente una mascherina per evitare di inalare  i vapori rilasciati dalla soluzione.

 

COSA FARE DOPO L'USO DEL PRODOTTO

 

Quando la parete è asciutta ritinteggiarla usando della specifica tinta antimuffa e traspirante (evitare di utilizzare generiche tempere che possono favorire la ricomparsa della muffa). 

 

PRO E CONTRO, MEGLIO USARE LA CANDEGGINA

Il prodotto è efficace ma il costo è elevato,  il prezzo di vendita al dettaglio è intorno ai  5,15 euro; in alternativa, per rimuovere la muffa,  si può utilizzare una soluzione di acqua  diluita al 20% con ipoclorito di sodio (varechina), i risultati sono identici, l'unico inconveniente determinato dall'uso della candeggina è l'odore che risulta essere molto forte e fastidioso. La soluzione a base di comune candeggina costa circa 0,20 centesimi.

Il flacone di Saratoga Antimuffa Spray, è dotato di tappo di sicurezza, ma per chi ha dei bambini è comunque buona accortezza riporre la confezione in un luogo non accessibile in quanto la soluzione è fortemente irritante e provoca dei danni fisici.

La soluzione è efficace anche sulle pareti esterne e oltre, ad igienizzare le superfici, ha proprietà sbiancanti; è l'ideale per rimuovere la muffa su pareti tinteggiate di bianco, mentre è meno indicata per quelle colorate; inoltre, è molto utile per sbiancare le fughe delle piastrelle.

 

 


 

Protected by Copyscape Plagiarism Scanner

Scambio Link

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Z. Cinema
5 gennaio 2014 7 05 /01 /gennaio /2014 18:29

I VIAGGI NEI TEMPI MODERNI

I tempi moderni, nonostante tutto, sono caratterizzati da una disposizione benevola da parte del pubblico verso i viaggi anche se l'organizzazione della nostra società sembra non lasciare alcun spazio all'immaginario romantico del viaggio come momento di scoperta quasi fosse una condizione oggettiva che in realtà non esiste più da tempo in quanto tutto quello che c'era da esplorare è stato già in buona parte scoperto. Rimangono i fondi degli oceani ma nel resto del mondo c'è qualcuno che è già arrivato per primo!
Eppure nonostante questo dato di fatto ogni viaggio può essere anche oggi una continua scoperta se viene vissuto come una condizione esistenziale perché ogni cosa è nuova per chi non l'ha mai vissuta.

La mia premessa iniziale è necessaria per presentarvi un libro "gustosissimo" intitolato "Era meglio non partire" che ho letto con divertimento ed interesse e che inevitabilmente mi ha portato a fare una comparazione con il modo odierno di vivere il viaggio inteso come spostamento dalla propri residenza ad altro luogo. Il raffronto coll'oggi è inevitabile anche se sono consapevole del fatto che gli uomini e le donne che vissero quelle situazioni di disagio (per quanto siano meticolosamente raccontate) sono lontanissimi dalla nostra mentalità che non sa più affrontare la casualità degli eventi. Forse per il nostro bene e delle generazioni che verranno, dovremmo riappropriarci di quello spazio vacuo ed incerto che rende la vita un'esperienza unica ed originale che vale la pena di essere vissuta.

LA SCOPERTA DEL VIAGGIATORE


Il viaggio come lo viviamo noi oggi non ha niente a che fare con il modo in cui era vissuto dai viaggiatori del Settecento e dell' Ottocento, eppure la propensione alla scoperta è la medesima anche se gli itinerari che affrontiamo sono comodi e le situazioni di viaggio che ci troviamo ad affrontare sono abbastanza piatte a meno che non accadano degli imprevisti catastrofici. Ma avete mai pensato che cosa fosse intraprendere un viaggio in un epoca in cui i mezzi di trasporto erano lenti e avvenivano o a piedi o in carrozza e quando era impossibile comunicare con le persone che si trovavano lontane?
Avete mai pensato che cosa significasse non trovare per centinaia di chilometri un punto di ristoro e non potersi cambiare o non poter andare in bagno? Provate ad immaginare quelle condizioni davvero estreme e arriverete alla conclusione che "era meglio non partire"...eppure gli uomini e le donne di allora partivano ed andavano ovunque a costo di vivere grandissimi disagi e di rischiare anche la pelle!!

La figura del viaggiatore non è una scoperta moderna, l'uomo ha sempre viaggiato e si è spostato sin dalla notte dei tempi, pensate ai viaggi di Marco Polo e ancora prima a quelli che facevano i Romani quando andavano a conquistare terre lontane dall'Urbe, ma se riflette bene su quei viaggi vi renderete conto che quei viaggi avvenivano per ragioni diverse dalle nostre: i viaggi erano mercantili, di pellegrinaggio, di conquista, di studio e di scoperta di luoghi inesplorati mai di piacere!

Solo nel '700 nasce il viaggio inteso in senso moderno visto come momento di formazione e in concomitanza con questo modo di vivere il viaggio nascono anche i romanzi in cui si racconta l'ansia esploratrice e di scoperta che animava l'uomo moderno che trova la sua emblematica rappresentazione nel viaggio di Robinson narrato magnificamente da Daniel Defoe. Poi l'uomo ha incominciato a scoprire il viaggio come momento di relax anche se le circostanze vissute per raggiungere i luoghi di destinazione non erano certe confortevoli. Tutt'altro!

Il Robinson Crusoe (titolo completo "La vita e le straordinarie, sorprendenti avventure di Robinson Crusoe") è un romanzo molto più complesso di quanto possa sembrare, una lettura veloce e superficiale non permette di cogliere tutti gli aspetti che implicitamente ed esplicitamente sono affrontati dall'autore a partire dal modo in cui l'uomo borghese del '700 viveva la conquista e l'esplorazione di terre sconosciute e di come questo modo di vivere abbia avuto delle implicazioni fortissime nelle nascenti critiche che incominciavano a mettere in discussione il primato della cultura europea nei confronti delle culture.
Sulle opere degli intellettuali e degli scrittori del '700 è stato detto molto ma non tutto, mentre poco conosciute sono le relazioni di viaggio scritte da persone reali che si trovarono a vivere delle esperienze vere la cui conoscenza è per noi motivo di riflessione.

IL LIBRO

Nel libro sono presenti 30 report che fanno esplicito riferimento alle situazioni più disparate incontrate in occasione di viaggi intrapresi dagli autori verso terre lontane, ma al di là dell'interesse per l'aspetto narrativo del diario, quello che certamente mi pare più stimolante è conoscere gli scenari raccontati da quei viaggiatori a cui non mancava di certo un giudizio spregiudicato nei confronti di culture diverse dalla loro. Le riflessioni scritte sulle situazioni che quei viaggiatori vissero possono essere lette dal punto di vista ideologico ma prima di ragionare su questo aspetto, vorrei fare un riferimento a quanto dicevo nelle righe precedenti e che riguarda gli scenari incontrati: le condizioni delle strade erano pessime, era facile imbattersi in pericoli improvvisi che potevano anche avere degli esiti drammatici, il pericolo di essere rapinati era altissimo e i mezzi più veloci impiegati per trasferirsi erano esclusivamente a trazione animale.

Ciò che più mi ha colpito del libro e che in un certo qual modo ha rappresentato per me una novità è la presenza di molte testimonianze di viaggio scritte da donne che appartenevano ad una classe sociale elevata come ad esempio Isabel Burton moglie di Sir Richard Francis Burton uno degli esploratori e studiosi di etnologia più importanti dell'800 la Burton è stata una figura di donna intellettuale sui generis, dinamica, vivace, osservatrice della realtà, amante dell'Italia dei suoi paesaggi e della sua cultura, pronta a seguire il marito in viaggi avventurosi dove non si aveva alcuna certezza ad arrivare a destinazione.

Nel libro troviamo un brano tratto dall'opera "In viaggio con un asino" (si trova anche la traduzione "In viaggio con l'asino" ma non è corretta in quanto il titolo originale è "Travels with a donkey" letteralmente andrebbe tradotta "Viaggi con un asino") dello scrittore inglese Robert Louis Stevenson noto soprattutto per avere scritto "L'isola del tesoro" ; la storia raccontata da Stevenson è stata da lui vissuta personalmente negli Stati Uniti che aveva raggiunto dall'Europa con un bastimento (già questo particolare fa capire che cosa significasse un viaggio transoceanico a bordo di navi maleodoranti e poco sicure), da qui decise di raggiungere con mezzi di fortuna la California per ricongiungersi con una donna di nome Fanny con la quale poi si unirà in matrimonio.

Se una critica può essere mossa al libro riguarda il fatto che il taglio antologico pur funzionale allo spirito dell'argomento trattato, non permette di conoscere altri aspetti come ad esempio la biografia degli autori che comunque il lettore potrà conoscere attraverso una ricerca personale.

 CONSIGLIATO A TUTTI E IN PARTICOLARE A QUELLI DELLA VACANZA DEL TUTTO COMPRESO

 
Concludendo consiglio la lettura del libro, ne esistono moltissimi libri del genere narrativa di viaggio, questo invece, grazie alla scelta dei testi, ci dà uno spaccato di come il viaggio era vissuto in un recente periodo quando la sua fruizione era favorita anche da eventi nuovi; non lo definirei un libro impegnato ma la sua lettura è utilissima a chi oggi cerca la vacanza del tutto compreso e tornando magari si lamenta della spiaggia che era troppo lontana dall'albergo in cui alloggiava.


SCHEDA DEL LIBRO
Titolo:Era meglio non partire
Autore: AA.VV.
Editore: Archinto
Anno di pubblicazione: 2007
Pagine: 160

_________________________________________________ ___________________________



Chissà come se la sarebbero cavata all'ora i tanti personaggi che oggi pretendono di insegnarci come si sopravvive in condizioni estreme, quelle raccontate nel libro lo erano veramente e non c'era il trucco!!!

Conclusione: Oggi dopo un viaggio è raro che rimangano pagine memorabili

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Libri
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 21:55

Cimentarsi con una recensione sui  Quaderni dal carcere non potrà mai produrre un risultato esaustivo data la vastità degli argomenti trattati e del modo in cui è avvenuta la stesura che manca dal punto di vista formale di una sua organicità.
I "Quaderni dal carcere" contengono infatti note, appunti, riflessioni brevi spesso su argomenti tra i più disparati che nel progetto dell'autore non erano nati per comporre un'opera letteraria.
È  bene sapere   (e non si tratta di una pura curiosità letteraria) che questo titolo non è mai stato attribuito da Gramsci ai suoi scritti, ma fu l'editore solo tra il 1948 e il 1951 a dare questo titolo e si dovrà aspettare tempi recentissimi per vedere un'edizione critica con le annotazioni che permettono anche al lettore più accorto di dipanarsi in mezzo a una quantità tale di materiale che subito indica lo spessore culturale ed umano del grande intellettuale e uomo politico sardo.

L'opera originariamente consta di 33 quaderni e si tratta proprio di quaderni del tipo con la copertina nera molto diffusi in quegli anni, quaderni ad uso delle scuole che Gramsci riuscì a farsi dare e a riempire giorno dopo giorno in sei anni di lavoro costante e quotidiano.
I riferimenti letterari sono a memoria in quanto Gramsci non aveva alcuna possibilità di consultare libri o altro tipo di materiale e proprio questo fatto da all'opera un carattere di incompiutezza ma non di provvisorietà; infatti la natura ideologica e filosofica degli scritti conferisce agli stessi quel carattere di lavoro aperto che potrebbe essere paragonato alle opere pittoriche in cui l'artista deve controllare i dettagli prima di dire che il lavoro possa definirsi concluso.
Questo carattere provvisorio e frammentario è comunque un lavoro di forte impegno e spesso il soffermarsi sui particolari rivela comunque la necessità di ricercare un progetto e questo è evidente spesso nella stesura del testo in cui sono presenti delle aggiunte cronologicamente posteriori che danno al testo quel carattere aperto al punto che potremmo definire i "Quaderni dal carcere" un laboratorio di idee.

Chi si accinge alla lettura dell'opera deve scegliere diverse edizioni e quello che è più importante sottolineare  è che le diverse edizioni seguono un criterio filologico molto diverso: l'opera di compilazione più datata è quella curata da Palmiro Togliatti e da Felice Platone, un'opera pubblicata tra il 1948 e il 1951 che ha una particolarità: le note apposte da Gramsci sono separate dal testo e ogni singolo testo ha un titolo che è stato dato dai due curatori.
L'edizione critica pubblicata nel 1975 dagli Editori Riuniti rispetta invece quel carattere di provvisorietà e lavoro inconcluso che l'opera stessa ha sempre avuto privilegiando l'aspetto cronologico della stesura rispetto a quello contenutistico.

IL CONTENUTO

Nonostante il carattere frammentario e provvisorio dell'opera, dal punto di vista contenutistico è possibile individuare dei filoni e che così possiamo riassumere:

-La questione meridionale e contadina: è stato un tema affrontato da Gramsci che sin da quegli anni lontani individuò la condizione di forte squilibrio economico e cultturale presente nelle varie aree del paese.

-Folclore: lo studio delle tradizioni popolari non ha avuto inizio con Gramsci ma è grazie a lui che il mondo delle classi sublaterne appare in tutta la sua potenzialità rivoluzionaria rispetto alle classi egemoni

-Risorgimento: Profondo conoscitore della storia risorgimentale, Gramsci da un'interpretazione molto particolare del Risorgimento che peserà parecchio nella cultura successiva, il Risorgimento visto come "rivoluzione mancata", una rivoluzione incompiuta che è spesso vista come la causa di molte mancanza successive ( e personalmente credo che questa lettura critica non sia da sottovalutare perchè molti dei mali, tra cui l'identità nazionale non furono colmati dal Fascismo che pur tentò questa operazione).

-Benedetto Croce: E' curioso vedere come la disputa ideologica non era tra Gramsci e Gentile ma tra Gramsci e Croce titenuto non solo il maggior interlocutore ma anche il maggior antagonista.

-Il materialismo storico: Spesso si parla a sproposito del materialismo storico, in maniera superficiale e senza sapere in realtà di che cosa si tratti, Gramsci dedica una parte dei "Quaderni" al marxismo anlizzandone i contenuti filosofici.

-Machiavelli:Particolarissima l'interpretazione che da Gramsci del "Principe" che individua nel ruolo egemone della nascente borghesia italiana a cui rimprovera di non aver saputo portare a termine il processo di unità e identità nazionale, individua nei partiti il nuovo ruolo egemone che costituisce l'essenza stessa del sistema democratico.

-Intellettuali: È famosa la differenza che Gramsci introdusse tra intellettuali tradizionali e intellettuali organici, i primi sono slegati dal potere e non risentono di alcuna influenza esterna, costituendo la coscienza critica della società, gli altri sono organici al potere, ne sono i portavoce.

-Rivoluzione passiva: Anche questo è un termine gramsciano ed indica quei cambiamenti fatti silenziosamente dalla classe egemone che costituiscono dei veri e propri cambiamenti a cui le masse sono passivamente soggette.

Nazional-popolare:è un espressione che è diventata un termine coniato dallo stesso Gramsci per indicare quei concetti vicini ai sentimenti del popolo visto come nazione.

Critica estetica: è un concetto anche questo che Gramsci sviluppa nei "Quaderni" e che viene distinto dalla critica ideologica: possiamo giudicare un'opera in base a dei criteri che considerano il valore di un'opera e possiamo giudicarla in base al suo contenuto ideologico e politico.

IL NUCLEO CENTRALE DEL PENSIERO GRAMSCIANO

Il nucleo centrale del pensiero gramsciano lo ritroviamo in quella relazione tra potere e cultura, tra intellettuali ed egemonia, una relazione che si riverbera anche nel linguaggio la cui funzione è spesso quella di creare valori in funzione egemone.


Come dicevo all'inizio, è impossibile esaurire il contenuto dei "Quaderni "in uno spazio così ritretto ma quel che è necessario cogliere, non è tanto una sintesi dei contenuti, quanto lo spirito dell'opera di Gramsci che ha influenzato talmente profondamente ogni aspetto culturale che probabilmente non ci sarebbe critica senza alcuni strumenti che Gramsci ebbe il merito di introdurre in quegli anni nel dibattito culturale che mai  più sarà così fecondo e innovativo.

Un'opera da leggere con attenzione, ma anche chiara nonostante la profondità dei temi trattati.

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Libri
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 19:34

Anna Magnani nacque a Roma il 7 Marzo 1908, oggi sarebbe ultracentenaria, ma l'età anagrafica conta poco essendo entrata da tempo nel mito e venendo  identificata nell'immaginario collettivo come la più autentica interpete dello spirito della gente di Roma, uno spirito popolano e popolare che nessuno dopo di lei ha saputo meglio incarnare e rappresentare. Ci perdoni la brava e bella Sabrina Ferilli ma l'eredità della Magnani è un fardello troppo pesante da portare anche per chi, come lei, ha le qualità di una grande attrice; Nannarella non era solo brava, era spontanea e vera e questa caratteristica  l'ha resa unica, insomma la Magnani attrice andava oltre la recitazione e nessuno dopo di lei è riuscito a vivere i ruoli cinematografici interpretati con lo stesso pathos e la stessa naturalezza.

 

Dal libro di Giancarlo Governi  ne viene fuori  un ritratto  di una donna dal carattere fragile,  una donna orgogliosa e generosa, pronta al litigio e  nel contempo alla riappacificazione,  imprevedibile e istintiva, decisa a contrastare con i fatti il moralismo dei benpensanti dell'epoca, benpensanti  che avevano eretto un muro di ipocrisie che oggi potrebbe fare sorridere ma che, anche nell'epoca attuale, sembra difficile da scardinare.

 

Giancarlo Governi con uno stile espositivo brillante ha saputo scrivere una bella biografia che probabilmente la Magnani avrebbe apprezzato perchè è basata sulle testimonianze dirette delle persone che ne hanno condiviso una parte del percorso della sua esistenza.

 

Sono molti gli episodi curiosi presenti nel libro come l'aneddoto raccontato da Alberto Sordi, un altro grandissimo del cinema italiano, l'episodio risale al 1943 quando lo stesso Sordi si trovò a fare da spalla alla Magnani, già affermata come soubrette, in una scenetta intitolata "Cappuccetto rosso".

Il giovane Sordi emozionato si rivolse alla Magnani dicendole: "Mi scusi se non sarò disinvolto, ma davanti a lei, capisce...e lei controbattè ""annamo bene, se t'emozioni davanti a Cappuccetto Rosso; se io fossi il lupo, allora, te la saresti fatta addosso". Il giorno dopo Sordi facendo lo spaccone fece indispettire la  Magnani che contrariata gli disse "A regazzi', io te faccio cacciare; co' me, certi scherzi nun l'hai da fa, perché io te mando..." poi si fermò e inaspettatamente con un tono di voce materno  aggiunse  "Ma che, c'hai l'occhi celesti?".

 

Bel libro, da aggiungere nella lista della spesa!

 

 

Nannarella. Il romanzo di Anna Magnani: Giancarlo Governi

 

 

 

 

 

Per la scheda del libro si veda: http://www.lafeltrinelli.it/products/9788865591802/Nannarella_Il_romanzo_di_Anna_Magnani/Governi_Giancarlo.html

 

 

 

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Libri
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 17:08

UN' OPERA DELLA LETTERATURA FENOGLIANA CHE SI DISTACCA DALLE TEMATICHE RESISTENZIALI

Nei precedenti articoli in cui abbiamo parlato di Fenoglio abbiamo fatto riferimento ad un filone riconducibile a quella tematica resistenziale che ha caratterizzato buona parte dell'opera fenogliana, seppur con le evidenti differenze al lettore può sembrare che la scelta monotematica dello scrittore langarolo possa essere stato un limite che ha inficiato la possibilità di sperimentare altri argomenti che non fossero circoscritti nel tempo dell'esperienza della Resistenza.
Essendo comunque Fenoglio un autore che deve essere scoperto da molti e che comunque la riscoperta è spesso limitata dalle scelte editoriali, non sempre è possibile distaccarsi da questo stereotipo che sembra averne limitato un approccio differente.

Ecco perchè il libro "L'affare dell'anima e altri racconti" può essere considerato particolarmente utile per fare conoscere l'altro Fenoglio, quello forse meno spendibile dal punto di vista editoriale ma certamente interessante dal punto di vista letterario e della lettura!!
Fenoglio è stato un autore che ha scritto molto e ha pubblicato poco, la scoperta di numerosi inediti, rinvenuti quasi per caso, ha permesso di ampliare la conoscenza letteraria di Fenoglio e di studiarne alcuni aspetti interessanti anche dal punto di vista della personalità.
E' probabile che "L'affare dell'anima" fosse un abbozzo per una stesura successiva di un romanzo più ampio ma è anche probabile che si trattasse di una prima stesura da "correggere" in vista di una versione definitiva, questa seconda ipotesi non è scartabile se si tiene in considerazione che la predilezione per il romanzo breve non era estranea alle abitudini letterarie di Fenoglio che per taluni tratti ricorda il genere letterario novellistico sia verghiano che quello psicologico pirandelliano.

Tra questi indediti che sembrano vivere delle suggestioni letterarie che abbiamo evidenziato nelle righe precedenti, è da citare "L'esattore", un racconto dove il protagonista, tale Adolfo Manera passa tutta la vita a fare soldi e ad un certo punto vorrebbe passare il testimone ai figli, ma l'impossibilità di comunicare e di trasmettere a loro i segreti di come raggiungere la ricchezza, lo rendono impotente dinanzi al tempo che passa e che lo vede testimone di fatti tragici che lo colpiscono direttamente. Un racconto fenogliano amaro ma che rappresenta anche un riscatto della giustizia che toglie tutto in una volta quello che si aveva avuto, forse con fatica, ma sempre con fortuna e per una serie di fatti fortunati.

**Non capita forse che persone di successo abbiano improvvisamente e repentinamente un livellamento che li riporta nelle posizioni di coloro che non hanno mai avuto niente?**

Fenoglio non fa ipotesi non si chiede il perchè, lo registra, lo descrive ma questo non può che non provocare una serie di interrogativi da parte del lettore, primo fra tutti quello dell'impegno e quello della casualità della vita, della sua impossibilità di essere programmata, poteva prevedere, ad esempio, Adolfo Manera che suo figlio sarebbe morto a soli diciasette anni?  Aristotele Onassis poteva prevedere, aggiungiamo noi, che suo figlio Alessandro, nel pieno della giovinezza morisse in un incidente?

Anche "L'affare dell'anima" tratta il tema della grettezza e dell'avarizia spinta al punto da agire con stoltezza quando non rimane più tempo per vivere, Davide Manera ormai in prossimità della fine pensa di salvare la propria anima lasciando tutto ai preti, barattere quindi la propria salvezza con un bene che è prezioso solo quando si è vivi, il denaro.
Quando parlavamo di echi verghiani era inevitabile il raffronto tra il personaggio di Davide Manera e quello di Mazzarò, l'ossessione della ricchezza e del denaro può diventare stoltezza, ma è anche inevitabile il raffronto con Mastro don Gesualdo ma a differenza dei personaggi  del Verga, Fenoglio preferisce tratteggiare fatti e personaggi con lieve ironia quasi a voler gettare nel ridicolo ogni comportamento stolto e privo di anima ma  di quella vera non di quella che si vuole barattare in cambio di soldi!

Una bella ma poco conosciuta opera di Fenoglio di cui consigliamo la lettura..........leggiamo autori italiani, meritano più attenzione le nostre belle pagine di narrativa.

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Libri
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 08:02

PREMESSA

Quando si parla di antisemitismo bisogna pesare le parole in quanto il rischio incombente è sempre quello di esprimere un'idea e di non riuscire a fare arrivare il messaggio in modo corretto, cercherò pertanto di essere chiaro in modo che non si creino equivoci e polemiche fuorvianti.

Prima di parlare del libro vorrei precisare un concetto: la Storia si concretizza nel tempo umano e in questo tempo le forme di governo degli Stati possono essere legittimate dal consenso da parte dei popoli che le condividono, non è però mai esistita una forma di governo completamente imposta, in ogni regime c'è una parte della popolazione che ne consente l'esistenza stessa; paradossalmente, a differenza di quanto si possa pensare, le forme di dittatura moderne hanno sempre goduto di un consenso amplissimo tra la popolazione e senza tale approvazione non vi sarebbero stati i vari Hitler, Lenin, Mao, Mussolini e Stalin ecc, ecc.
Non si tratta di una constatazione banale in quanto nell'immaginario collettivo tutto ciò che è costrizione è necessariamente legato alla dittatura quale forma di governo, mentre tutto ciò che richiama la parola libertà è legato alla democrazia. In realtà il discorso è molto più complesso almeno per chi non fa lo storico di professione, il rischio, infatti, di diventare politicamente non corretti quando si fanno certe precisazioni c'è, ma dato che ci troviamo a doverci confrontare con un immaginario collettivo che pensa che nella Storia certi eventi si possano manifestare all'improvviso , è bene fare gli opportuni distinguo.
Il regime nazionalsocialista non può essere visto come un'improvvisa calata degli Hyksos in quanto trovò un fertile terreno su cui svilupparsi ed affermarsi grazie anche alla diffusione di teorie antisemite che andavano in giro per l'Europa da almeno 2000 anni. È bene ricordarlo.

I VOLENTEROSI CARNEFICI DI HITLER, TANTI SENZA VOLTO CHE SONO TORNATI NELL'ANONIMATO DOPO LA CADUTA DEL TERZO REICH

La lettura del libro è sicuramente impegnativa, il rimando alle fonti documentali necessita di un ulteriore approfondimento da parte del lettore che si trova a dover affrontare un testo articolato non scevro da continue precisazioni, tuttavia la preoccupazione di sottolineare determinati concetti da parte dell'autore non deve essere scambiata per un eccesso di meticolosità; Goldhagen non sostiene la casualità degli eventi ma vuole con forza trasmettere un concetto: lo sterminio degli ebrei voluto da Hitler era il frutto di un piano preordinato che non si sarebbe mai potuto verificare senza la complicità di una buona parte del popolo tedesco.
Tuttavia manca -a mio parere- una vera analisi storica sulle cause che portarono l'ideologia nazionalsocialista ad affermarsi in Germania, l'equazione nazionalsocialismo=antisemitismo non spiega ogni cosa e non è sufficiente per comprendere la svolta autoritaria della Germania degli anni '30; inoltre la chiave di lettura che l'autore fa su molti fatti e che allude ad un preesistente programma studiato a tavolino, può essere fuorviante e non permette di colmare quello spazio bianco che va dalla fine della prima guerra mondiale all'avvento di Hitler.
La Storia non procede con nessun piano preordinato e le cause e le concause che determinano un evento avvengono all'insegna dell'imprevisto. Che il Terzo Reich fosse un regime organizzatissimo è noto, ma che ogni cosa fosse il frutto della pianificazione è poco credibile perché seguendo questo ragionamento e portandolo alle estreme conseguenze l'impostazione di Goldhagen, anche la sconfitta di Hitler dovrebbe essere il frutto di un evento pianificato.
Ma questa sarebbe stata la chiave di lettura di Hegel ossia di un filosofo, lo storico invece deve sempre indagare e rivedere le sue posizioni per cercare di avvicinarsi alla verità a costo di ribaltare completamente le analisi precedenti, lo storico non deve compiacere ma deve ricostruire gli eventi.

RIFLETTENDO SUL TESTO


Quel che invece è interessante nell'impostazione dell'autore è la lettura dello sterminio come l'opera di un formicaio dove ognuno svolgeva il suo compito: c'era il delatore e segnalatore di ebrei che poteva essere semplicemente il tranquillo salumiere di una bottega tedesca, l'esecutore materiale dei rastrellamenti che nella vita civile era stato un impiegato, oppure il ferroviere che conduceva il treno carico di ebrei fino ai campi di concentramento, c'era il professore universitario che controllava gli atenei ecc, ecc. Ma quel che più colpisce nell'analisi di Goldhagen è il fatto che delle centinaia di migliaia di esecutori materiali delle esecuzioni degli ebrei, pochissimi in realtà sono usciti fuori dall'anonimato dopo la guerra, anzi molti di loro sono rientrati nei ranghi della vita ordinaria come se nulla fosse accaduto. Questo è il punto che dovrebbe fare riflettere quando si parla di volenterosi carnefici, è innegabile che non si sarebbe potuto attuare il piano che prevedeva la "Soluzione finale" degli ebrei se non ci fossero state centinaia di migliaia di persone che nel III Reich condividevano il piano di Hitler.
Il discorso a questo punto si fa molto delicato e senza scomodare Vico con la sua teoria della storia come un susseguirsi di "corsi e ricorsi" c'è da domandarsi fino a che punto le generazioni che seguono questo o quell'evento, siano da considerarsi responsabili di quanto è accaduto nel passato.
C'è un momento in cui bisogna staccare nettamente le colpe dei padri da quelle dei figli e non è possibile fare ricadere su questi ultimi le responsabilità delle generazioni passate, se passasse il concetto che ognuno è responsabile per tutto ciò che è accaduto prima, gli italiani del Ventunesimo secolo dovrebbero rispondere anche sul piano del risarcimento di quello che fecero i Romani nei confronti dei Galli e seguendo questa logica la Francia attuale potrebbe chiedere ad un inconsapevole cittadino italiano degli anni 2000 di rispondere di quanto fece Caio Giulio Cesare.
L'esempio potrebbe sembrare paradossale in quanto si riferisce ad un arco temporale dilatato nel tempo, ma la logica seguita da Goldhagen potrebbe portare a queste estreme conseguenze.

Sul piano della ricognizione storica va all'autore il merito di non avere circoscritto l'antisemitismo alla sola Germania hitleriana ma di avere individuato meticolosamente come l'antisemitismo abbia diversi ceppi d'origine, non ultimo quello religioso -aggiungo io- e seppur con gli opportuni distinguo l'odio nei confronti dei "giudii" fu coltivato da sempre in Europa. Chiedersi allora perché nella nazione dei filosofi, dei musicisti, dei glottologi, degli archeologi e degli scienziati questo odio sia diventato un freddo piano che avrebbe dovuto portare alla soluzione finale della questione ebraica, è più che lecito. Le risposte ci sono e Goldhagel le dà puntualizzando in modo forse pedante sul piano della fruibilità della lettura, ma il compito di uno storico non è quello di un narratore che deve sedurre i lettori.


Laddove nella storia alla ferocia segue la pietà, è un atto di crudeltà infierire sugli sconfitti, nell'Eneide si narra del mite Enea che uccide Turno e lo fa preso da un'ira che non trova sazietà se non nella morte dell'avversario, così fece Achille nei confronti di Ettore, ma Achille non fece scempio del cadavere dell'eroe troiano, lo consegnò a Priamo, suo padre in un estremo atto di pietas.Riflettiamo tutti sulla ferocia della guerra e come l'uomo possa arrivare a compiere atti sconvolgenti che la ragione non sarà mai in grado di comprendere fino in fondo.


POST SCRIPTUM: Non riporto le discussioni che sono scaturite dopo la pubblicazione del libro in quanto sarebbe necessario scrivere un libro che parli solo delle tesi storiche contrapposte a quella dell'autore, è interessante però notare che a distanza di quasi settant'anni dalla caduta del III Reich, non è possibile affrontare con serenità l'argomento. Forse sarà possibile farlo quando l'ultimo dei protagonisti sarà scomparso.

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Storia
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 07:25

2071066725_df21d29a3e.jpg

 

Fonte immagine: https://www.flickr.com/photos/71523911@N00/2071066725

 

 

Il diritto a costruirsi una casa abusiva, non è un diritto ma una vera e propria violenza nei confronti delle persone oneste; chi sostiene il contrario è un fomentatore del disordine che insulta chi  ha sempre rispettato le regole. Avanti quindi con le ruspe per demolire chi ha fatto scempio del territorio e ha evaso le tasse.

 

Taluni per solo interesse personale pontificano dagli alti scranni difendendo l'illegalità che non può mai essere giustificata a meno che non si metta in discussione la coesione sociale stimolando il ricorso agli espedienti di qualsiasi tipo come la costruzione illegale di abitazioni su terreni di proprietà altrui.

 

Le palandrane che fomentano la piazza in modo ingannevole giustificando l'abusivismo edilizio cedano ad uso gratuito canoniche e conventi invece di difendere l'elargizione ad uso gratuito delle cose altrui ricordandosi che il settimo comandamento dice: non rubare!

Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Società
1 gennaio 2014 3 01 /01 /gennaio /2014 06:45

il-cimitero-di-praga-umberto-eco.jpg

 

 

Rispetto all'Umberto Eco semiologo e destinato ad un pubblico abbastanza ristretto, l'Umberto Eco romanziere appassiona e convince; eppure l'autore di romanzi dalla trama lunga e articolata è strettamente  collegato con l'intellettuale che ha riflettuto sulla letteratura e sull'interpretazione dei fatti narrati.
Come sempre avviene nelle opere letterarie di Eco, il paragone tra diversi ordini di realtà e differenti gradazioni di valori si incentra tutta sul linguaggio e sull'intreccio tra finzione letteraria e realtà storica.
La creazione del  multiforme capitano Simone Simonini si muove innanzitutto sul piano ideologico che ha l'intento non immediatamente rilevabile di suscitare avversione nel lettore. La costruzione del male assoluto manifesta in modo diretto la condanna di un personaggio fedifrago incline a venir meno in modo sistematico a qualsiasi promessa o giuramento. La condanna di Eco diventa quindi avversione nel lettore che, almeno sul piano dei doveri comunemente condivisi, non accetta l'atteggiamento sprezzante di un falsificatore di professione pronto a ricondurre ogni situazione a proprio esclusivo vantaggio.

Nella descrizione minuziosa che fa Eco ogni azione insulsa che commette Simonini si salva solo la dignità letteraria dell'autore, i particolari, poi, più insignificanti e la loro degradata rappresentazione si reggono solo sulla considerazione che ha Simonini di se stesso e ciò contribuisce ancor più  provocare disagio e avversione nel lettore.
Eco è sempre magnifico nel suo modo di scrivere ricorrendo spesso ad una tecnica di rappresentazione in cui riesce ad imporre persino una lettura caricaturale dell'intera vicenda, perché di Simonini, figura squallida per eccellenza, risalta prima di tutto il narcisismo che assume toni grottescamente trionfali.
Nella sua divagazione letteraria però l'autore non sembra aver come fine quello del divertimento, ma pare inseguire dei nessi causali (sempre sapientemente costruiti) dove ogni personaggio rappresenta un completamento dell'altro.
Ed è così anche per un altro protagonista del romanzo l'abate Dalla Piccola, personaggio alquanto misterioso che contribuisce a creare un conflitto di interpretazioni nel lettore inducendolo all'equivoco circa il suo modo di intervenire nella vita di Simonini.

Eco ha tenuto indubbiamente in considerazione la tematica psicoanalitica, ma soprattutto  il tema del disvelamento di una verità nascosta sempre presente in molte altre sue opere. Quanto al tema dell'antisemitismo è sicuramente il motivo di fondo dell'intero romanzo: il cimitero di Praga o i Protocolli dei Savi di Sion rappresentano un complesso appariscente e minaccioso dove la falsificazione è stato il mezzo per formalizzare un'ostilità secolare nei confronti degli ebrei.
La rappresentazione letteraria  che ne fa Eco attinge proprio dai luoghi comuni (duri a morire) sugli ebrei assurti a simbolo di tutti i mali: corruttori, profanatori, usurai, impuri e Simonini/Dalla Piccola nonostante la rozzezza delle loro tesi attingono proprio dalla falsa obiettività popolare per costruire una delle più grandi falsificazioni della storia che ha avuto un' indubbia efficacia suggestiva non solo nelle tesi razziste di Hitler  ma anche nell'ambito del cattolicesimo più estremo.


Le sequenze temporali dell'intera vicenda narrativa si dispiegano in un periodo che va dal 1830 al 1898, un periodo denso di avvenimenti storici fondanti come, ad esempio, la spedizione dei Mille dove il multiforme protagonista ricopre il ruolo di informatore clandestino al soldo del Re sabaudo e di Cavour con lo scopo di prevenire le mosse del repubblicano Garibaldi ostile alla monarchia e nel contempo trama per uccidere Ippolito Nievo riuscendo alla fine nel suo intento; lo stesso Simonini poi da buon faccendiere pronto a servire il miglior offerente, accetta il compito assegnatogli dalla polizia politica zarista quando nel 1871 scoppiarono a Parigi i moti popolari che portarono all'esperienza della Comune.
Simonini da odioso falsificatore diventa un personaggio raccapricciante antesignano di tutti quei funzionari dello stato appartenenti ai  servizi (deviati); Simonini è sempre pronto pronto a spiare l'occasione e il momento opportuno per agire e come tutti i mestatori e i maneggioni è implicato fino al collo con il potere politico che ha sempre pronto un Simone Simonini per depistare, sviare, confondere le acque pescando nel torbido.
È evidente che la figura di Simonini sembra prestarsi alla polemica verso la realtà di oggi ma per compendiare la nostra impressione sull'attuale situazione storica e sui fatti recenti della nostra storia, non basta la finzione letteraria, rimane comunque -è la conclusione a cui sono arrivato- che davanti a certi fatti e a certi loschi figuri vengono meno tutte le nostre barriere protettive soprattutto quando il potere è immerso fino al collo in trame e complotti.
Ma se la logica riesce a decostruire fatti e vicende oscuri, l'esercizio di comprendere lo strumentario che porta alla elaborazione di documenti come i Protocolli dei Savi di Sion fa venire meno la fiducia nelle istituzioni e sancisce il definitivo allontanamento del cittadino dalla politica.

Tirando le somme: la lettura de "Il cimitero di Praga" è appassionante, intrigante, i numerosi riferimenti storici sono stimolanti e costituiscono un esplicito esercizio a riprendere in mano fatti e circostanze rimasti nei meandri delle memoria degli studi scolastici. E se i personaggi  che danno vita al racconto appaiono degli odiosi mistificatori l'utilità del romanzo andrà oltre la pura lettura ma apre uno squarcio sulle fetida caverna che da sempre è popolata da tutti coloro che del potere hanno una concezione privatistica e antidemocratica .....ma sempre in nome degli interessi superiori che giustificano il segreto di stato.

Il cimitero di Praga è stato pubblicato per i tipi della Bompiani nel mese di ottobre del 2010, alla fine del mese di gennaio 2012 è al settimo posto tra i libri più venduti in Italia.





Condividi post
Repost0
Published by Caiomario - in Libri

Presentazione

  • : Condividendoidee (Filosofia e Società)
  • : Storia della filosofia, letteratura e recensioni librarie
  • Contatti

Cerca

Archivi

Articoli Recenti

  • Malombra - Antonio Fogazzaro
    FOGAZZARO TRA SCAPIGLIATURA E NARRATIVA DECADENTE Per chi ama la letteratura decadente "Il piacere" di Gabriele D'Annunzio rappresenta l'inizio non solo di un genere, ma anche il metro di misura di un modus vivendi che nel tardo Ottocento era molto diffuso...
  • Epistula secunda ad Lucilium - Seneca
    SENECA LUCILIO SUO SALUTEM 1. Ex iis quae mihi scribis et ex iis quae audio, bonam spem de te concipio: non discurris nec locorum mutationibus inquietaris. Aegri animi ista iactatio: est primum argumentum compositae mentis existimo posse consistere et...
  • Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico - Tinto Brass
    46 PAGINE DI APPASSIONATO TRIBUTO AD UNA DONNA EROTICA: NINFA Non vi è traccia nella letteratura di opere esplicative in cui un regista spiega le sue scelte filmiche, per questo motivo "Elogio Della Donna Erotica. Racconto Pornografico" scritto da Tinto...
  • Favole - Jean de La Fontaine
    Come leggere le favole di La Fontaine Tra le note presenti in molte edizioni de "Le Favole" di La Fontaine, troviamo due raccomandazioni che dovrebbero indicare la tipologia di lettori: la prima consiglia la narrazione del libro ai bambini di quattro...
  • La scoperta dell'alfabeto - Luigi Malerba
    TRA LIEVE IRONIA E IMPEGNO MORALE Luigi Malerba nato a Berceto ( Parma ) nel 1927 , sceneggiatore, giornalista ha partecipato al Gruppo 63 e fa parte di quel movimento intellettuale che è stato definito della Neoavanguardia, partito da posizioni sperimentaliste...
  • La Certosa di Parma - Stendhal
    Ambientato in un Italia ottocentesca in parte fantastica, in parte reale, le avventure di Fabrizio del Dongo si snodano in una serie di incontri e peripezie al termine dei quali si trova il luogo ... ECCO L'ITALIA CHE TROVÒ MARIE-HENRY STENDHAL QUANDO...
  • Il nuovo etnocentrismo in nome della lotta al razzismo
    Sino al 1492 esistevano in America delle genti chiamate genericamente Amerindie (aztechi, maya, toltechi etc.) che costituivano il patrimonio umano e culturale di quelle terre. Sappiamo come le cose sono andate dopo quella data, da quel momento è iniziato...
  • Il ritratto di Dorian Gray - Oscar Wilde
    Letteratura, cinema e teatro, un ritratto che non invecchia. Il ritratto di Dorian Gray è un classico della letteratura, almeno così viene definito e ogni volta che si deve usare questa espressione bisognerebbe farlo con una certa riluttanza perché c'è...
  • Filosofi: Bruno Giordano
    VITA, OPERE Giordano Bruno (Nola, 1548-1600), entrò a diciotto anni a far parte dell'Ordine dei Domenicani nei confronti del quale mostrò insofferenza per la disciplina e per l'indirizzo culturale. Nel 1576 abbandonò l'Ordine perché sospettato di posizioni...
  • Poco o niente. Eravamo poveri. Torneremo poveri - Giampaolo Pansa
    Pansa ha la capacità di saper leggere la realtà e non semplicemente di interpretarla, la sua "narrazione" suscita stupore ed è sempre spiazzante e al di là del fatto che i suoi libri riescano a raggiungere i primi posti delle classifiche dei libri più...

Link