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27 marzo 2014 4 27 /03 /marzo /2014 04:11

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                   MALE                                                                        BENE

 

Mi trovo gettato su di un orribile                      Ma sono vivo, invece di essere morto                       

isola deserta, privo di qualsiasi                          annegato, come tutto l'equipaggio della

speranza di salvezza.                                            nave.

 

 

Sono stato diviso dal mondo intero                   Ma sono stato anche prescelto fra

e prescelto, per così dire per una                      l'equipaggio della nave, per essere salvato

vita d'infelicità.                                                     dalla morte, e Colui che miracolosamente

                                                                                mi ha salvato dalla morte può anche

                                                                               liberarmi da questo stato.

 

 

Sono separato dall'umanità, solitario                Ma non mi trovo morente di fame

bandito dalla società dei miei simili.                  in un luogo sterile che non mi offra

                                                                                nessuna possibilità di nutrimento.

 

 

Non ho vesti per coprirmi.                                  Ma vivo in un clima caldo e, se

                                                                                anche avessi abiti, non li potrei portare.

 

 

Sono indifeso e non ho mezzi per                       Ma sono stato gettato in un'isola dove

resistere agli attacchi degli uomini e                 non vedo bestie feroci che mi possano

delle bestie.                                                           fare del male, come vidi sulla costa

                                                                                dell'Africa: che sarebbe di me se avessi

                                                                                fatto naufragio su quelle coste?

 

 

Non c'è un'anima con cui possa parlare             Ma Dio miracolosamente, ha mandato

e che mi possa confortare.                                   vicino a riva la nave, da cui ho potuto

                                                                                 ricavare tutto il necessario per i miei

                                                                                bisogni e tutto ciò che mi aiuterà a supplirvi

                                                                                finchè vivrò.

 

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

Il marinario superstite si trova in un'isola deserta preso dallo sconforto e comincia ad esaminare la situazione e lo fa per iscritto in modo da fissare dei punti fermi, razionalizzando i pro e i contro delle sua condizione.

Il confronto tra le cose  negative(Male) e positive (Bene) lo libera da un'ossessione che avrebbe potuto condurlo alla pazzia e grazie alla ragione egli incomincia a mettere ordine nella sua posizione riuscendo persino ad apprezzare ciò che di buono c'era nel suo essersi salvato pur trovandosi in un'isola deserta.

 

Troppo spesso l'essere umano si lamenta della sua condizione e non riesce a vedere chi si trova in situazioni peggiori rispetto alla propria. Niente è dovuto, neppure trovarsi in vita ed essere in buona salute e cio che siamo a volte può rivelarsi una ricchezza che dobbiamo solo scoprire e valorizzare. Abituiamoci a ringraziare per ciò che di positivo abbiamo, che si scelga Dio, la buona sorte o chi ci circonda e ci aiuta con le sue azioni e le sue parole,  non ha importanza ma non diamo nulla per scontato, neppure il fatto di vivere un giorno sereno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/12403504@N02/11225384645

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Published by Caiomario - in Libri
26 marzo 2014 3 26 /03 /marzo /2014 05:57

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Bella, zovene, galante,

leterata, ogni matina

la Marchesa Bellaspina

core subito a taolin.

Là mo a caso ghe xe un spechio

e con lu da quela via

la fa scola de magia

ai so ochi, al so bochin.

Mentre un dì cussì la studia,

vien un'ava da de fora

che tornava forsi alora

de la fabrica del miel.

La la sente, la la vede,

spaventada, povereta

la tra' un zigo «Aiuto, Betta!

presto, Brigida, Michiel! ».

Core tuti:

«Go qua un mostro

co le ale, co la bava».

Tutti core: ma za l'ava

già un lavreto, oh Dio becà.

La Marchesa casca morta,

per non dir in svenimento.

Betta lesta come un vento

s'ha quell'empia zà cucà.

La voleva la schizzarla,

vendicar la so parona

ma la birba in man ghe intona

in bemol un dolce «Ohimè!

Mi ho credesto (chi sa a quante

che sta burla ogni dì toca)

quei bei lavri, quela boca

do rosete in un bochè.

Me pareva...» A ste parole

la Marchesa se destira,

l'avre i ochi, la sospira,

e la dise: « Ah, no schizzar.

No me dol po miga tanto

le ferida xe leziera

poverazza! l'è sinciera

lassa, Betta, lassa andar».

Se la lode piase ai savi

figureve po alle done!

le voleu cortesi, e bone?

Carezete, adulazion.

 

 

 

Bella, giovane, galante,

colta, ogni mattina,

la Marchesa Bellaspina

corre subito al bagno.

Lì per caso, c'è uno specchio

e contemplando se stessa

ella esercita i suoi occhi,

la sua boccuccia

a una scuola di magiche seduzioni.

 

Un giorno mentre è indaffarata

in questa attvità, viene da fuori un'ape,

che stava tornando forse

proprio in quel momento

dalla fabbrica del miele.

La poveretta, intimorita,

la sente, poi la vede e si mette ad urlare:

«Aiuto Betta, presto accorrete,

Brigida, Michele».

Tutti si precipitano correndo:

« C'è qui un mostro con le ali e con la bava».

Tutti corrono la l'ape

oh Dio, le ha già punto un labbro.

La marchesa cade per terra

come morta (per non dire svenuta).

Betta, veloce come il vento,

ha già preso la colpevole;

e avrebbe voluto subito

schiacciarla e vendicare la sua padrona,

ma quella furba, standole in mano,

le intona una canzone in bemolle:

« Ohimè!

Io pensavo ( e chissà a quante

altre è capitato di sbagliarsi in questo modo)

che quelle belle labbra, quella bocca

fossero delle roselline». A queste parole

la marchesa si distende,

apre gli occhi, sospira

e dice: « Ah non schiacciarla.

Non mi fa poi così male

la ferita è leggera,

poveraccia! È sincera

lasciala, Betta, lasciala andare».

Se le lodi piacciono ai saggi,

figuratevi alle donne!

Le volete gentili e ben disposte?

Carezzatele e adulatele.




 

 

 

IL COMMENTO DI CAIOMARIO

 

Scritta in dialetto veneziano nella seconda metà del Settecento da Francesco Gritti (1740-1811) è un esempio gustoso di satira che favorì in quell'epoca ispirandosi al filone favolistico di Jean de la Fontaine.

Lo stile  delicato e bonario tuttavia non è fine a se stesso,  l' intento  chiaramente moralistico ci fa riflettere sulla funzione delle adulazioni a cui le donne (secondo il Gritti) sono particolarmente sensibili:

 

 

Se le lodi piacciono ai saggi,

figuratevi alle donne!

Le volete gentili e ben disposte?

Carezzatele e adulatele.

 

 

Al di là della questione di genere che oggi verrebbe definita "sessista" (bruttissimo termine utilizzato spesso a sproposito),   ci viene in mente quanto disse Arthur Schopenhauer sull'importanza che ciascuno attribuisce al giudizio degli altri:

 

"A causa di una particolare debolezza della natura umana si attribuisce, in genere, soverchia importanza a ciò che uno rappresenta, vale a dire a ciò che noi siamo nell'opinione altrui; anche se, per poco che riflettessimo, comprenderemmo che ciò non è, in sè rilevante ai fini della nostra felicità. Perciò è difficile spiegarsi come mai ognuno si rallegri entro sé ogni volta che avverte negli altri qualche segno di un'opinione favorevole, e che la sua vanità si sente, in un modo o nell'altro lusingata".

(Arthur Schopenhauer - Aforismi per una vita saggia)

 

 

 

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/12227067@N02/2805680882 (Album di Darzann)


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Published by Caiomario - in Poesia
25 marzo 2014 2 25 /03 /marzo /2014 07:29

 

 

 

 

 

 

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Storie di ordinaria follia o di straordinaria lucidità? 

Leggendo Charles Bukowski si rischia di cadere in una trappola che può indurre dopo poche pagine di scorrevole lettura a prendere il libro e a buttarlo letteralmente nella spazzatura, è un rischio che si può correre, ma per evitarlo converrebbe attenersi ad alcune istruzioni per l'uso, eccole (sono da prendere alla lettera): 

  • Istruzione numero 1: la prima è quella, senza dubbio, di spogliarsi di qualsiasi bigotto pregiudizio da benpensante - non sempre quello che è ritenuto giusto dal senso comune può essere definito "buon senso" e quindi in assoluto giusto. 
  • Istruzione numero 2: bisogna considerare quest'opera come uno straordinario affresco della realtà dei nostri tempi. 
  • Istruzione numero 3: l'artista è libero, va sempre oltre e la sua libertà non è censurabile, in qualunque arte si esprima (letteratura, pittura, musica ecc.) 


PREMESSA PROPEDEUTICA ALLA LETTURA, BOCCACCIO ERA UNA SORTA DI BUKOWSKY DEI SUOI TEMPI, ANCHE LUI FU CENSURATO OGGI E' LETTERATURA 

Nella storia della letteratura troviamo degli autori che possiamo, considerare dei grandi in tutti i sensi perchè hanno scritto delle opere d'arte e NON per il fatto che si siano espressi con un linguaggio dai toni forti e triviali. 
Molte di queste pagine proibite non sempre sono note al grande pubblico, si tratta pagine che, per il linguaggio usato, scandalizzerebbero molte persone come, ad esempio, quelle splendide di Boccaccio che con il suo Decamerone ha rappresentato in modo efficace la realtà del suo tempo e, per quanto nelle sue opere vi siano anche pagine sboccate, sono considerate alta letteratura. 

Questo criterio di valutazione vale anche per Pietro l'Aretino o Marziale o Petronio, ma l'elenco è davvero lungo. 
Charles Bukowski, fatte le debite proporzioni, va letto con questo spirito, come se si leggesse Boccaccio o Marziale; leggendo le sue opere scopriremo un mondo vero, quello reale a cui viene data quella dignità letteraria che nessuna società reale è in grado di dare. 

Questo tentativo è -a parere mio- ben riuscito perchè libera questo mondo di disperati e reietti dal fetore che spesso accompagna il degrado e, fissandolo con la scrittura, lo libera dalla repulsione che molti possono provare.

Il brutto, il repellente che emana puzza ed è immerso nel luridume libero dal senso dell'olfatto passa attraverso la scrittura diventando immortale; il pezzente, il respinto, chi vive di espedienti cessano così di diventare persone reali e assumono (per sempre) le sembianze dell'ultimo che si potrebbe incontrare in qualsiasi angolo di qualsiasi città del mondo.



IL LIBRO 


"mostratemi un uomo che abita solo e 
ha la cucina perpetuamente sporca e, 5 volte 
su 9, vi mostrerò un uomo eccezionale 
Charles Bukowski, 27 giugno 1967, alla 19esima 
birra 
mostratemi un uomo che abita solo e ha 
una cucina perpetuamente pulita, 8 volte su 
9 vi mostrerò un uomo detestabile sul piano 
spirituale 
Charles Bukowski, 27 giugno 1967, alla 20esima 
birra" 

......Così inizia il racconto numero ventisette del libro che sintetizza il Bukowski-pensiero che sembra svilupparsi sempre al limite della provocazione, non per stupire ma per irrompere su un mondo della narrativa spesso caratterizzato dalla scrittura elegante che però sembra perdere ogni spinta propulsivae non riuscendo a destare quella curiosità e novità che ogni lettore si aspetta. 

Il libro contiene 42 racconti brevi, raccontati in modo beffardo spesso ironico, sempre provocatorio dove i temi affrontati sono, sicuramente autobiografici: il mondo dei cavalli e delle scommesse, il mondo 
dei barboni, la descrizione della letteratura underground, il sesso disordinato e occasionale, l'alcool come droga dei poveri, gli ambienti luridi dei sobborghi americani. 

Ed ecco quindi i racconti dei buoni-pasto, dei dormitori, dei buoni albergo, di prostitute e scommettitori perennemente al verde, sempre pronti ad escogitare qualche accorgimento per sopravvivere, racconti on the road, 
underground, lontani anni luce dal quadro idilliaco della famigliola americana con la villetta circondata dal giardinetto, le staccionate e la station wagon ben 
in vista. 

Sono i racconti di Charles Bukowski che visse realmente così e che disse di sè: 

"io Charles Bukowski, detto gambe d'elefante, il fallito......" 

Libro forte, di esperienze forti, di toni duri ma capace  anche di improvvisi slanci di tenerezza. 
 

 

Charles Bukowski seppe parlare dei reietti dando loro dignità letteraria...

 


Scritto parzialmente modificato, espresso anche altrove

 

 

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/34025889@N00/8566153116 (Foto scattata da Alberto Garcia).

 

 

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 L'ultimo hotel e altre poesie - Jack Kerouac


Il sogno vuoto dell'universo - Jack Kerouac

 

Panino al prosciutto - Charles Bukowski

 

 


 

 

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Published by caiomario - in Libri
25 marzo 2014 2 25 /03 /marzo /2014 07:08

 

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Libro chiaramente autobiografico "Panino al prosciutto" è il percorso a ritroso di Charles/Henry che ricorda la sua infanzia e la sua adolescenza in una Los Angeles che ieri, come oggi, tutto fagocita nel suo ventre molle fatto di tentazioni ma anche di opportunità. 
La storia di Henry Chinasky, si noti lo "sky" finale come in Bukowsky, altro indizio di un'esperienza di vita vera e non di una fervida fantasia letteraria. 
Ancora una volta Bukowsky ci offre una storia ordinaria che risulta però sempre vivida e drammatica anche se viene letta con il filtro della carta stampata, ma Bukowsky sa parlare e trasmettere emozioni attraverso uno stile di scrittura che viene dal quotidiano e che sa svelare i segreti della vita. 
L'esperienza di questo ragazzino tedesco che vive di espedienti, di furti, che vive nella strada e per la strada ci induce ad una domanda? Può una persona che vive in un ambiente degradato avere possibilità di scelta? E quale scelta può esserci se in ogni passaggio dell'esistenza, in un momento poi molto particolare come quello dell'infanzia, gli inviti alla deviazione sono continui e si ripresentano in ogni circostanza? Sembra quindi che non vi sia alcuna possibilità di deviare da una strada che sembra inesorabilmente già segnata, ma Henry ci riesce grazie allo scoperta di uno strumento semplice che gli permetterà di recuperare la fiducia in se stesso e fargli conoscere la vera libertà: il libro; una libertà che tuttavia sarà sempre velata dalla disperazione e dalle ferite mai rimarginate. 

Henry con la sua indolenza e la su strafottenza non si può fregiare del titolo di bravo ragazzo ma ha la sfortuna/fortuna di conoscere i peggiori aspetti della vita umana e dell'umano vivere insieme. è spinto da una moltitudine di correnti, ma è determinato, ostinato vuole vivere, nonostante tutto. 
A differenza di quanto può accadere in diversi ambiti della vita dove non c'è ritorno, Henry difende con le unghie e con i denti il suo spazio vitale, lo fa a modo suo: è sboccato, bizzarro, rumoroso ma è anche percorso da una solitudine bruciante che lo porta a vedere cosa c'è dietro la strada, dietro la staccionata di un ghetto popolato da ingombranti presenze. 
Ma ecco che gli intrecci della vita portano Henry a scoprire un mondo affascinante: quello dei libri ed incomincia così a frequentare la biblioteca pubblica, si appassiona alla lettura, colma il vuoto lasciato da un'istruzione scolastica alquanto precaria e si ferma ad un passo dal burrone che l'avrebbe fatto precipitare nel baratro della malavita fino a diventare scrittore (e che scrittore!). 

La scrittura diventa quindi una fonte di riscatto e anche una possibilità di guadagno (ma questo avverrà solo più tardi, il riferimento è a Charles) vincendo le ombre di una (mala) educazione proibita e di un passato poco pulito. 

Il romanzo è splendido si divora letteralmente in due giorni, c'è tanto fango in questo bel racconto di Bukowsky ma c'è anche speranza, voglia di riscatto e il tutto è condito da quelle prepotenze ed arroganze che con i loro riti fanno parte del mondo della strada, di tutte le strade, ovunque esse si trovino.

"Panino al prosciutto": il romanzo di un uomo che con la scrittura si salva dal baratro.

 

 

Per maggiori informazioni circa i costi del libro visitare il seguente:

link

 

 

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Published by Caiomario - in Libri
25 marzo 2014 2 25 /03 /marzo /2014 06:58

 

 

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L'educazione dell'infanzia nel pensiero e nell'opera di Ferrante Aporti (1791-1858), sacerdote e docente di teologia presso il Seminario di Cremona è stata una risposta all'indifferenza della cultura dell'epoca verso le istanze dei minori, nella cui condizione era considerata preponderante il fattore istintivo rispetto a quello razionale.

Per Ferrante Aporti l'infanzia non solo era l'età più delicata della vita di un essere umano ma anche quella che richiedeva maggiori attenzioni da parte degli adulti, anzi proprio l'infanzia doveva essere considerata alla stregua di una pianticella che se ben curata avrebbe dato copiosi frutti durante l'età adulta. 

L'educatore dell'infanzia aveva quindi un compito pricipale: rivolgere la massima cura alla formazione intesa come sentimento morale-religioso a cui doveva essere affiancata un'intensa attività fisica che occupava cinque ore al giorno rispetto alle nove che i bambini trascorrevano alla scuola per l'infanzia.

Altro aspetto importantissimo teorizzato dall'Aporti riguarda la conoscenza dei bambini a cui bisogna prestare la massima attenzione per quanto riguarda le esigenze im modo da conquistare la fiducia di quelli che venivano definiti i "più timidi e i più miseri".

 

I compiti dell'educatore si possono riassumere quindi nei seguenti punti:

 

  • Sviluppare l'amore per il prossimo, base e fondamento di tutte le altre qualità morali;
  • Fare germogliare l'amore per la giustizia;
  • Fare sviluppare il senso di gratitudine verso i benefici ricevuti;
  • Dare impulso all'amore per la verità, un sentimento connaturato nei più piccoli ma che deve essere raffrozato man mano che i bambini crescono;
  • Agire in buona fede attraverso l'esempio ogni educatore deve per primo mantenere nei confronti dei propri alunni;
  • Mantenere nei confronti delle ingiurie un permanente senso perdono;
  • Invogliare alla moderazione intesa come controllo delle proprie passioni;
  • Far crescere all'insegna della modestia, non bisogna fare nulla che possa fare scattare il senso di vanità.
  • Fare comprendere che accontentarsi del necessario è una virtù in quanto la frugalità porta i più piccoli ad apprezzare quello che si ha. 

 

COME SI SVILUPPA IL SENSO DI MODERAZIONE

L'esempio dei genitori è fondamentale per fare germogliare questa virtù, i genitori non devono mai dare in escandescenze davanti ai propri figli. I primi educatori sono quindi i genitori che devono creare un clima favorevole all'interno della famiglia.

 

IL VALORE RELIGIOSO

Su questo punto l'Aporti insegnava:

"Si può vivere felici, senza essere sapienti ma non si può essere tali senza Religione: per essa l'anima nostra ha vera pace, e trionfa delle passioni.....Inoltre nella sventura non ci rimane altra consolatrice, e nella fortuna null'altra moderatrice.....Importa quindi assaissimo che la cognizione come la pratica della Religione sia insinuata nell'animo dei fanciulli sino dall'età più tenera. Le impressioni che allora si fanno sono indelebili e si deve operar di maniera che questi servano a radicare si profondamente i sentimenti di religione in quei teneri animi, che né foga delle passioni, nè la forza violenta e contagiosa del mal esempio valgano a sdradicarli".

 

Se ti interessa l'argomento puoi anche consultare:

 

http://rete.comuni-italiani.it/wiki/San_Martino_dall'Argine/Lapide_2_a_Ferrante_Aporti (link)

http://www.cgmtorino.it/ferranteaporti.htm (link)


 


 


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Published by Caiomario - in Filosofia
24 marzo 2014 1 24 /03 /marzo /2014 20:01

 

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Fonte immagine:http://www.flickr.com/photos/85635025@N04/12422354714

 

 

L'uomo diventa spesso ciò

che crede di essere.

Se continua a dire che non si riesce

a fare una certa cosa,

è possibile che alla fine si diventi

realmente incapaci di farla.

Al contrario,

se ho fiducia di poterla fare,

acquisterò sicuramente la capacità

di farla,

anche se, all'inizio,

magari non sono in grado di farla.

 

(Mahatma Gandhi)


 

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24 marzo 2014 1 24 /03 /marzo /2014 17:24

 

 

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Se si pensa alla vicenda personale di Gavino Ledda si rimane semplicemente stupiti: analfabeta fino a vent'anni e pastore nelle campagne della Sardegna, si laurea in lettere e diventa professore universitario di Glottologia (la disciplina scientifica che studia le lingue). 

Un caso esemplare che dovrebbe insegnare molto a tutti coloro che fanno professione di vittimismo e a tutti coloro che si piangono adosso. 

Ed è proprio Gavino Ledda a raccontarcelo: 

"L'italiano non lo sapevo parlare che sillabicamente" 

Gavino non aveva frequentato alcuna scuola e per arruolarsi nell'esercito aveva dovuto prendere la licenza elementare perchè quello era il requisito minimo richiesto, ed è interessante sapere come questo avvenne. 
La preparazione all'esame avvenne con le ripetizioni del padre (che a sua volta aveva conseguito la licenza elementare a trent'anni) e con quelle della maestra del paese. 
Ma nonostante avesse conseguito la licenza elementare grazie alla comprensione e clemenza della comissione d' esame, Gavino rimase sostanzialmente un'analfabeta. 

Una volta in Continente questo stato di emarginazione crebbe tra i commilitoni principalmente per il fatto della comunicazione, non sapendo esprimersi altro che in sardo. 

Tutte queste vicende personali sono raccontate da Gavino Ledda nel romanzo autobiografico "Padre padrone", romanzo da cui venne tratto anche un film di grande successo, diretto dai fratelli Taviani e che ebbe il riconoscimento della critica internazionale e che culinò nell'assegnazione della Palma d'oro al Festival cinematografico di Cannes, nel 1977. 

Quando Ledda decise di scrivere il libro, questo lo fece per due scopi: 
spiegare la propria esperienza a se stesso e farla conoscere agli altri. 

Il libro può essere interpretato con diverse chiavi di lettura: da una parte quella del rapporto tra un figlio, vittima e succube, e un padre "padrone", unico patriarca e decisore assoluto di ogni vicenda personale; dall'altra parte quella dell'emarginazione e della solitudine dovuta principalmente all'gnoranza. 
Sullo sfondo una società pastorale arretrata, basata su rapporti primordiali quasi elementari, dove il rapporto di subalternità incomincia a livello familiare manifestandosi sostanzialmente in uno stato di sottomissione e di totale soggezione nei confronti del potere paterno. 

Ma ecco che Gavino Ledda, oltre a darci una testimonianza delle sue vicende personali, indica anche la strada per liberarsi da questa sottomissione: la cultura. 

L'istinto ferino e animalesco del giovane pastore analfabeta, lo porta con il sacrificio e la dedizione a liberarsi da questo giogo attraverso il possesso della cultura, inducendo in ogni lettore la consapevolezza dell'importanza del linguaggio come mezzo fondamentale per impostare qualsiasi forma di rapporto individuale e sociale. 

L'emarginazione linguistica significa per il nostro autore emarginazione sociale, fatto che così descrive: 

"L'italiano non lo sapevo parlare che sillabicamente. Dovevo fare il balbuziente senza esserlo. Un vero smarrimento che trovava l'unico ripiego solo nei soliloqui desolati in sardo "pensato". 

o ancora:

"Il mio sardo lì non lo capiva nessuno. Io ero "muto" e senza una lingua:

come un essere inferiore che non poteva esprimere quello che pensava". 

Eppure il libro di questo ex analfabeta è scritto in un italiano perfetto, chiaro, scorrevole, frutto di un percorso di appropriazione della cultura che porterà Gavino Ledda ad essere professore ordinario di Glottologia all'Università di Sassari. 

 

 

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/28695774@N00/4820811751

 


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Published by Caiomario - in Libri
24 marzo 2014 1 24 /03 /marzo /2014 06:45

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Si fa un gran parlare, spesso a sproposito, di anarchia e di anarchici, questo dipende in larga misura dal fatto che i termini sono utilizzati impropriamente come sinonimo di disordine (anarchia) e di sobillatore (anarchico); eppure tra gli anarchici possono essere annoverati personaggi dall'estrazione culturale molto differente tra di loro: era un anarchico Bakunin ma lo era anche Nietzsche e tra i contemporanei si definiscono anarchici Massimo Fini e Vittorio Feltri.

Anarchia è quindi un termine che può significare più cose: può indicare l'ideologia che deriva dalle tesi elaborate da Bakunin o le idee teorizzate dagli anarchici individualisti che mostrano insofferenza verso ogni forma di controllo del potere o infine la posizione di chi è un battitore libero senza padroni.

IL DIAVOLO AL PONTELUNGO, BAKUNIN A BOLOGNA

"Il Diavolo al Pontelungo" il romanzo scritto da Riccardo Bacchelli può essere annoverato tra i grandi romanzi storici dell'Ottocento che si ispirano al periodo risorgimentale, pubblicato per la prima volta in Italia nel 1927, ebbe un successo immediato.
La struttura del romanzo si ispira a quella dei romanzi dell'Ottocento la cui trama narrativa si sviluppa intorno alla figura dell'eroe irriducibile che in nome dei propri ideali è anche capace di sacrificare la propria vita, ma con una differenza: Bacchelli al centro del suo racconto mette la figura di Michail Bakunin, l'anarchico per eccellenza, l'irriducibile che non accetta nessun compromesso, il sobillatore che trama sempre.
La figura di Bakunin non è romanzata, Bakunin è un personaggio storico vissuto realmente, che conobbe da giovane il rigore delle segrete zariste e che pagò in prima persona per le sue idee.
Non era certamente uno stinco di santo, si staccò infatti dalle posizioni propugnate da Karl Marx prospettando la liquidazione totale della società e auspicando un mondo in cui tutti gli uomini potessero vivere in libertà e in parità di diritti.
Ovviamente come tutti gli utopisti era un visionario senza saperlo come lo erano i personaggi che popolano il romanzo di Bacchelli che ricostruisce con dovizia di particolari l'incontro del rivoluzionario russo con gli agitatori italiani, un incontro che vi fu veramente quando Bakunin visse a Bologna tra il 1872 e il 1874.


     

Riccardo Bacchelli aveva una caratteristica che lo contraddistingueva da tutti gli altri scrittori a lui coevi: era rigoroso quando si trattava di ricostruire dei fatti storici; le sue storie sono spesso popolate da personaggi realmente esistiti, ma il suo modo di "fare romanzo" non è il racconto di un determinato avvenimento bensì l'interpretazione di esso.
Ed è proprio il punto di vista di Bacchelli quello che dà al romanzo una luce completamente diversa rispetto a quello che può essere un testo di storia o un documento; lo scrittore bolognese racconta l'incontro descrivendo l'intera faccenda come una sorta di farsa grottesca in cui vi era una netta sproporzione tra gli intenti prospettati dai rivoluzionari italiani come Andrea Costa, Abdon Negri e lo stesso Bakunin.
Emblematica a tal riguardo è la scena dell'arrivo di Bakunin alla stazione di Bologna, Bakunin si fa passare per un aristocratico, tale conte Armfeld e, grazie ad un impeccabile travestimento, riesce a sfuggire ai controlli della polizia, poi per raggiungere il luogo dell'incontro viaggia in un calesse condotto da un anarchico, tale Sandrone il barrocciaio, inviato da Andrea Costa.
In questo trasferimento esce fuori tutta l'ironia di Bacchelli che racconta la scena con un Bakunin che cerca di non dare nell'occhio nonostante avesse una statura gigantesca.

Quel "consiglio di guerra" tra incendiari emiliani e romagnoli per preparare la congiura contro la monarchia e il regime borghese, venne presto conosciuto da tutti e dal fatto storico si passò al racconto leggendario che passava di bocca in bocca infarcito di episodi poco credibili ma che rivelavano la paura che assalì borghesi e benpensanti.

Concludiamo citando una frase pronunciata dal Bakunin di Bacchelli:

"Con un popolo........il quale per istinto odia tanto l'autorità da sollevarsi in aiuto dei cani senza museruola, che cosa non riusciremo a fare? Che cosa non farà questo popolo quando gli daremo per meta e per coscienza, la Rivoluzione Anarchica?....."
"Noi non daremo leggi ......Noi no! Le bruceremo tutte. Viva la plebe, viva la canaglia bolognese!"


Merita una lettura quest'opera di Riccardo Bacchelli, è un grandissimo autore, il suo valore non è assolutamente paragonabile a molti cosiddetti "scrittori" che mirano a comporre solo best seller.

Il libro lo potete trovare online al costo di 9,00 euro; è disponibile, inoltre, in tutte le maggiori biblioteche pubbliche.

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Published by Caiomario - in Libri
23 marzo 2014 7 23 /03 /marzo /2014 17:20

 

 

 

 

 

 

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Storia del bidet all'attenzione dei ricchi di spirito

ossia come apprendere tra il serio e il faceto a quale livello è giunta la cultura materiale dell'uomo attraverso l' igiene delle parti intime.


  È una bella disputa sapere se il bidet sia stato inventato dagli italiani o dai francesi, perchè per quanto riguarda gli italiani, la presunta paternità della scoperta è attestata da diversi documenti che parlano di bidetto, riferendosi aun cavallo piccolo da campagna ma si hanno notizie scarne e frammentarie circa l'uso di vaschette (adibite per l'igiene) che dovevano essere usate mettendosi a cavalcioni come se si montasse un cavallo.

Non è una questione da poco perchè a quanto pare i francesi possono attestare non solo documenti ufficiali ma anche vantare nobilissime origini per ciò che concerne l'invenzione del bidet.

Vogliono le malelingue sostenere che i francesi sono poco avvezzi all'abluzione per fini igienici e che presso la corte di Luigi XIV il lezzo emanato dai nobili corpi, fosse occultato ricoprendo di persistenti fragranze le parti che più dovrebbero essere soggette a frequenti e abbondanti aspersioni.

Ma anche questo è un altro di quei luoghi comuni e leggende metropolitane difficili da sdradicare e dunque, dato che le disquisizioni dotte sembrano inadeguate, non rimane che partire dal basso nella speranza che ciò sia di sprone per capire come la storia delle idee passi attraverso quello che riteniamo a torto di residua importanza.

Madame de Prie

 

Racconta l'autore che:

Dopo essere stato ministro degli Esteri, Renè-Louis de Voyer, marquisd'Argenson nel 1747 si era ritirato dalla vita politica per dedicarsi alle suericerche storiche e di diritto pubblico; membro del "Club de l'Entresol"
un'accademia culturale, godeva della stima di Voltaire, che aveva studiato conlui, da ragazzo, in un collegio di gesuiti. Nei dieci anni trascorsi nell'ozio, ilmarchese d'Argenson si dedicò anche ai suoi ricordi e raccolse una serie di
ritratti di caratteri e di anedotti inediti. Madame de Prie lo affascenava, eppuretemeva che la sua galanteria lo coinvolgesse in un infido giodco di futili amori.
Essa lo riceveva generalmente da solo, senza testimoni, e non gli aveva mai
negato l'accesso ai suoi appartamenti intimi. D'Argenson scriveva che con Ma-
dame si sentiva come il casto Giuseppe con la libidinosa Putifarre.
Ed ecco che una mattina il marchese d'Argenson entrò nel gabinetto di toeletta
della nobildonna e la sorprese seduta sul suo''' bidet'''. Egli si voleva ritirareimmediatamente ma Madame lo invitò a rimanere. "Permettete Madame", disse
il marchese, "che io possa inaugurare questa vostra pulizia". Ed effettivamente
d'Argenson , preso da subitaneo trasporto, abbracciò le natiche di Madame dePrie. Ma fu un attimo, perchè la padrona di casa attendeva altre visite e ilmarchese non voleva essere compromesso: in quel periodo amavasinceramente.......................


Ebbene questa annotazione, datata 1726, è il primo documento che conosciamo
sull'esistenza del bidet.
pag. 8 e 9 )

Si tratta quindi non solo del primo documento ufficiale in cui si parla del bidet ,ma anche di un'opera di artigianato di pregevole fattura come attestato nei registri contabili che sono stati rinvenuti e che appartenevano ad abili artigiani ebanisti.

Come erano fatti questi primi bidet? Erano delle vaschette di forma ovale,come ben descrive l'autore,installate su: 
un supporto di legno con quattro piedi in modo che fossero ad un'altezzaadatta al lavaggio delle parti intime del corpo.
pag. 9 ).

Ogni vaschetta era intarsiata (ecco perchè era necessario il lavoro dell'ebanista) ed era un lavoro che veniva affidato solo ai migliori laboratori artigiani essendo delle vere e proprie opere d'arte, raffinate per dei destinatari dai gusti altrettanto ricercati.

Ed è interessante notare, ci dice l'autore, come questi articoli non solo fossero destinati a un pubblico di aristocratici particolarmente raffinati ma come i possessori del divin cavallino fossero tutti collegati tra loro.

Tra questi personaggi vi era l'affascinante Pompadour, che addirittura possedeva
due bidet:

uno aveva la vaschetta di stagno con schienale impiallicciato in legno di rosa
con intarsi floreali ( pag.9) montato su un supporto che aveva degli intarsi floreali. L'altro bidet era particolarmente raffinato: era di porcellana, montato su un supporto di noce con coperchio e schienale di marocchino rosso.

Una storia quella del sanitario ormai diffuso in quasi la totalita delle abitazioni italiane che ha visto come protagonisti oltre al bidet ,anche personaggi celebri come per esempio Giacomo Casanova, che ce ne fornisce una precisa descrizione nelle sue memorie dove troviamo la rievocazione di uno dei tanti incontri amorosi con una giovane amante alla quale donò un bidet addirittura d'argento.

Particolarmente interessante è il secondo capitolo intitolato Paura dell'acquache si apre con una citazione di un personaggio insospettabile, Luigi Pirandello,
ovviamente non la riporto perchè toglierei il gusto della lettura, mi limito solo a dire che Spadanuda, riporta un'annotazione scritta a matita dal premio Nobel:

Pulizia oh!, Non più di quanto basta con un pò d'acqua in un bugliolo di latta
di quelli col manico di ferro che ti permette di portarne due alla volta, uno per
mano, questo per la mano e la faccia, questo per il c**o e per i c*******i.........
pag.20 )

L'annotazione, ricorda Luciano Spadanuda, è stata pubblicata nel 1960 in un opera intitolata Foglietti inediti ed è stata ritrovata nelle carti personali del grande scrittore ed è una testimonianza di quale fosse la sensibilità dell'epoca riguardo
all'igiene: una sensibilità minimalista che riduceva la pulizia al minimo indispensabile ma che già sul finire del XIX secolo, incomincia ad essere considerata importante per la salute e questo trova uno dei più tenaci sostenitori nel Professor Paolo Mentegazza che raccomandava di:

portare l'acqua in quelle recondite regioni anche in quei giorni
( vedi a questo proposito l'intero secondo capitolo).

Perchè contenuto ideologico?

Qui il discorso si fa più serio, finiti gli eventuali sorrisi sulle curiosità raccontate, c'è un fatto importante e una domanda che merita una risposta:
come mai gli antichi romani avevano in molte case anche popolari, l'acqua corrente e i servizi igienici e invece, nei migliori dei casi 2000 anni dopo, un 'illustre professore, medico e igienista raccomandava di lavarsi utilizzando tutto al più una tinozza con dell'acqua presa nel pozzo?

'La risposta è purtroppo, bisogna dirlo, nella concezione del corpo che si era sviluppata con l'ideologizzazione del Cristianesimo che aveva diffamato l'antica
civiltà del bagno l'odore di santità copriva altri odori meno santi e il lezzo,non bisogna scandalizzarsi di questo e non c'entra niente con la fede questo odiare il corpo e la pulizia.

Scrive Spadanuda:

Santa Caterina da Siena beveva acqua sudicia,evitava di lavarsi e praticava la ri-
tenzione delle feci e dell'urina come forma di penitenza ( pag.21 )

E poi prosegue con tanti altri santi esempi, questo per dimostrare a cosaportasse, nella sensibilità dell'epoca, la svalutazione del corpo ritenuto
strumento del demonio.

Sappiamo oggi che questo non c'entra niente con il credere in Dio, ma per secoli si è ritenuto così perchè mortificando il corpo si esaltava la pudicizia (vedi p.22) in quanto per gli antichi i bagni pubblici e le terme ( lo raccontano Ovidio e Marziale) erano luoghi in cui si incontravano le prostitute che proprio lì andavano per adescarei i clienti ( e lo stesso facevano in tutte le manifestazioni pubbliche in cui si poteva incontrare gente).

San Girolamo, ad esempio, prescriveva il divieto assoluto di fare il bagno alle giovinette perchè qualcuno poteva vedere il loro corpo e se era proprio necessario farlo, questa operazione doveva avvenire nel buio più assoluto e con le persiane ermeticamente chiuse.

Questa avversione per l'acqua era anche dovuta a cattive interpretazioni mediche: i medici del '500 per esempio ritenevano che sifilide, colera e peste si diffondessero particolarmente con i vapori dell'acqua calda e che quindi era meglio non lavarsi a differenza dei greci che come ci raccconta Omero, erano soliti fare dei bagni integrali a casa e nei luoghi più impensati.

IL BIDET PIU' CITATO DA LETTERATI E STUDIOSI

E' quello della marchesa di Chatelet perchè l'episodio del cameriere che con una brocca versa dell'acqua nel bidet, non è servito per chissà quali pruriginosi allusioni ma per dimostrare la lontananza che c'era tra le classi sociali al punto che un cameriere o una cameriera erano ritenuti solo degli strumenti nei confronti dei quali non si provava alcun sentimento al punto che ogni vergogna era bandita.
Nel libro troviamo citati storici del calibro di Hans Peter Duerr, Norberto Elias, Georges Vigarello che si sono serviti di questo famoso episodio proprio per le ragioni che ho su menzionato.

Un ' industria fiorente

Dopo aver esaminato storicamente la nascita e l'evoluzione del bidet, delle ragioni che ne hanno impedito lo sviluppo e il diffondersi, l'autore esamina un altro aspetto importantissimo: quello industriale e mette in risalto come già a partire dalla fine della seconda guerra mondiale ,centinaia di bidet vennero esportati verso gli Stati Uniti, segno di una domanda che era solo all'inizio.
Oggi i più importanti architetti, arredatori, disegnatori a livello mondialesono impegnati nella produzione di un articolo sempre più diversificato, che esteticamente presenta forme differenti, fatto di materiali anche pregiati , con miscelatori all'avanguardia dal punto di vista tecnologico, veri e propri pezzi d'arredamento che possono fare del bagno una stanza in cui è piacevole stare e non fugacemente passare per espletare le proprie funzioni vitali.

 

 

Storia del bidet

 

 


 


Considerazione finale

134 pagine si leggono velocemente ma il merito dell'autore è di aver trattato un tema con un taglio da storico, del resto cosa fanno gli archeologi quando trovano un reperto? Ricostruiscono la storia materiale di un popolo e dalla storia di un manufatto si può ricostruire un'intera civiltà.

Ricchissimi sono, inoltre gli esempi ,di celebri disegnatori e pittori che hanno ritratto questo momento di cura del corpo, nel libro vengono riportati diverse immagini di disegni, incisioni e dipinti tra cui il celebre quadro intitolato La toilette intime di Francois Boucher del 1741.

 

 

Fonte immagine: http://www.flickr.com/photos/12503422@N07/4219329433

 

 


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Published by Caiomario - in Libri
23 marzo 2014 7 23 /03 /marzo /2014 05:51

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Sopra una curiosità relativa ad una inserzione pubblicitaria che pubblicizza un miracoloso "Sciroppo" per contrastare le malattie di petto; l'inserto risale agli inizi del Novecento, si noti il linguaggio impiegato, pur tenendo conto il contesto espressivo dell'epoca, le frasi ad effetto sono una costante della pubblicità di ogni tempo.

Oggi si potrebbe sorridere per l'ingenuità di certe frasi ma i posteri avranno lo stesso approccio che abbiamo noi per tutto quello che riguarda il passato, pubblicità comprese.

 

Riportiamo qui di seguito il testo dell'inserzione pubblicitaria per renderne fruibile la lettura:

 

 

 

MALATTIE DI PETTO

 

Tutte le persone affette da malattie di petto, dei bronchi e

del polmone come catarri, tisi, raffreddore e tossi ostinate

debbono far uso dello

 

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il quale da molti anni prescritto da Medici di tutti i paesi, ha

sempre operato delle cure meravigliose.

 

Con l'uso di questo Sciroppo, la tosse si calma, i sudori

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ra rapidamente e viene subito constatata da un aumento

di peso e dall'aspetto di una salute più florida.

 

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A Parigi, GRIMAULT e C. 8, rue Vivienne

e nelle principali Farmacie del Regno

 

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